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Ernest Hemingway e Giuseppe Ungaretti contro la violenza della guerra

Ernest Hemingway, nato nel 1899, è stato uno dei più importanti scrittori americani di questo secolo, sia per il suo valore sia per l’influenza che ha avuto sui suoi successori. Hemingway fu un autore “sincero” che metteva molto di sé nelle sue opere. Ma oltre ad essere un grande romanziere fu un personaggio che visse la sua epoca in modo pieno, partecipando agli eventi più importanti del secolo. L’infanzia di Hemingway fu agiata e serena, tuttavia appena raggiunta l’età necessaria si arruolò. Partecipò ad entrambi i conflitti mondiali. Hemingway ebbe modo di vivere sulla sua pelle tutti gli aspetti peggiori della guerra e ciò incise profondamente sul suo modo di pensare. Infatti, dedicò la maggior parte delle sue opere per far capire che la guerra generava solo violenza.

Un altro poeta, come Hemingway, che partecipando alla guerra si rese conto dell’assurdità di essa è Giuseppe Ungaretti. Nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888. A soli due anni perse il padre e grazie all’impegno della madre poté frequentare la scuola superiore. Successivamente si trasferì a Parigi e seguì i corsi universitari alla Sorbona. Approfondì lo studio sulla poesia simbolista e decadente ma in realtà possiamo dire che è stato il fondatore dell’ermetismo. Con il termine ermetismo non s’intende una vera e propria corrente letteraria del novecento ma un atteggiamento assunto da un gruppo di poeti. Il termine è stato coniato da Francesco Flora nel 1936. Sul piano letterario con il termine ermetismo si sottolinea una poesia dal carattere chiuso, ottenuto attraverso un susseguirsi di analogie. La poesia ermetica, per l’assoluta ricerca di essenzialità, ha assunto il nome di poesia pura. Essa assume il compito di ridare senso alla parola e quest’ultima deve essere essenziale, scarna e dev’essere usata solo quando è necessaria. I poeti ermetici hanno uno stile particolare rispetto agli altri autori, seguono delle regole ben precise:

-l’adozione di un linguaggio scarno, essenziale;
-l’abolizione della rima e del verso tradizionale;
-la scomparsa della punteggiatura;
-la riduzione del verso anche ad una singola parola;
-l’uso frequente di spazi bianchi, pause e silenzi;
-la verticalizzazione della lirica.

Furono l’esperienza degli orrori della guerra ad influire profondamente sulla scelta e la creazione di un linguaggio scarno ed essenziale. La distruzione del verso tradizionale a favore di versi anche brevissimi era orientata a rilevare l’essenzialità della parola in tutta la sua potenza espressiva.

Ma la poetica di Ungaretti non si racchiude solo nello stile ermetico, infatti, in un secondo momento della sua vita, vediamo il ritorno ad una forma più strutturata, il recupero della punteggiatura e delle forme metriche tradizionali. Prese come modello i classici italiani per ricostruirsi un’identità mediante la riscoperta delle proprie radici. Ungaretti utilizza un linguaggio più ricercato, ricco di aggettivi tanto che i critici hanno parlato di “barocco ungarettiano”. Il recupero formale segna una svolta nella poetica di Ungaretti. Egli mette al centro della nuova raccolta la percezione del tempo: il “sentimento del tempo”, i cui contenuti sono condizionati dalla conversione al cattolicesimo, suscitano nel poeta una riflessione sul tempo e sulla morte. L ‘ultima fase della poetica di Ungaretti è caratterizzata da una maggiore apertura verso gli altri uomini, in lui affiora un atteggiamento di progressivo distacco dalla vita. Egli sembra guardare alla realtà con la serenità e la saggezza del vecchio che si accinge ad abbandonare il mondo terreno. Nel Dolore, la raccolta più significativa, Ungaretti comunica il proprio strazio per la morte del figlio, ma anche per il destino di tutta l’umanità costretta a sopportare il dramma della seconda guerra mondiale.

Un esempio di stile ermetico: l’opera “Veglia”

Questa poesia di Giuseppe Ungaretti fa parte della sezione intitolata “il porto sepolto” all’interno del romanzo “L’allegria”. Scritta nel 1915, è ispirata ad un episodio realmente vissuto da Ungaretti durante la guerra: la veglia accanto al cadavere di un compagno rimasto ucciso durante i combattimenti. Il contatto così ravvicinato con la morte suscita in lui un grande desiderio di vita.


Poesia

Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Spiegazione

Un’intera (sottolinea la pena e l’orrore per quella lunga vicinanza forzata) notte sdraiato (buttato: quasi come un corpo inerme, perché costretto a rimanere immobile in quella posizione per evitare spari che potrebbero uccidere anche lui) accanto al cadavere di un compagno massacrato (questa parola occupa un intero verso a rafforzare l’atrocità di quella morte) con i denti talmente stretti da far capire subito che stava provando dolore (digrignata: la deformazione dei tratti del compagno morto in una maschera d’orrore; questa immagine priva la scena di ogni eroismo), rivolta verso la luna piena (volta al plenilunio l’immagine della luna trasmette pace, serenità, in netto contrasto con l’immagine di morte e violenza della scena), con le sue mani contratte e congestionate (congestione: l’accumulamento rapido del sangue rende gonfie e livide le mani del morto) che penetrano fin nel profondo dei miei pensieri (nel mio silenzio) ho scritto lettere piene d’amore (la contrapposizione tra vita e morte è totale: alla morte il poeta oppone la vita ”della scrittura” per recuperare i lontani legami affettivi e come reazione alla disperazione). Non sono mai stato tanto attaccato alla vita (vi è dello stupore da parte del poeta per questa istintiva reazione che lo porta a sentirsi tanto legato alla vita).

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