Ominide 1144 punti

C’era una volta.

Ne L’Allegria di Giuseppe Ungaretti, si alternano liriche dominate da una visione dolorosa della vita ad altre, come questa, in cui emerge una concezione più serena e distesa.
Le due strofe sono in versi liberi.

Bosco Cappuccio
ha un declivio
di velluto verde
come una dolce
poltrona

Appisolarmi là
Solo
In un caffè remoto
Con una luce fievole
Come questa
Di questa luna

La terra del Carso e la luce della luna offrono al poeta un motivo di ispirazione, come in questa lirica, in cui prevalgono sentimenti e visioni di tranquillità, di pace, di sogno. Il titolo e la notazione topografica di Bosco Cappuccio creano un’atmosfera da fiaba. Il paesaggio, delineato con immagini limpide e sintetiche, nasce dal ricordo e dalla nostalgia, prendendo forma nella fantasia del poeta alla luce della luna.

La lirica è costituita sull'uso attento degli aggettivi e sulle pause, rese evidenti dalla scomposizione dei versi liberi. Il ritmo è lento, per dare maggiore risalto ad alcune parole chiave che anche attraverso l’allitterazione della -/ comunicano al lettore un affetto di dolcezza e il desiderio di una pace perduta. La sintassi accosta due sole frasi senza segno di interpunzione.
Nella prima strofa l'analogia è tra Bosco Cappuccio e poltrona; nella seconda il declivio è diventato la poltrona di un caffè: i deittici, ovvero gli elementi della frase che rimandano al contesto speziale e/o temporale, indicano la lontananza dal colle di Bosco Cappuccio e la vicinanza della località del Carso, in cui il poeta si trova; il verbo all'infinito indica un'azione in una precisa dimensione temporale, ma che si compie nella mente del poeta.

Hai bisogno di aiuto in Giuseppe Ungaretti?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email