L’Allegria di Giuseppe Ungaretti


Il significato del titolo: dato il tono quasi sempre drammatico delle liriche, il titolo appare decisamente in contraddizione con il contenuto, ma Ungaretti stesso motiva così la ragione della scelta: “Il primitivo titolo, strano, dicono, era Allegria di naufragi. Strano se tutto non fosse un naufragio, se tutto non fosse travolto, soffocato, consumato dal tempo. Esultanza che l’attimo, avvenendo, dà perché fuggitivo, attimo che soltanto l’amore può strappare al tempo, amore più forte che non possa essere la morte. È il punto dal quale scatta quell’esultanza di un attimo, quell’allegria che, quale fonte, non avrà mai se non il sentimento della presenza della morte da scongiurare. Non si tratta di filosofia, si tratta d’esperienza concreta, compiuta sino dall’infanzia vissuta ad Alessandria e che la guerra del 1914-1818 doveva fomentare, inasprire, approfondire, coronare”.
I temi: La lirica che dava il nome alla prima raccolta introduce sicuramente in maniera più appropriata il contenuto del libro: “E subito riprende / il viaggio / come / dopo un naufragio / un superstite / lupo di mare”. Nelle poesie di Ungaretti è infatti presente il tema della vita come una drammatica e sofferta lotta e, soprattutto, il tema della vita del soldato durante la guerra, vista ora come assurda tragedia ora come magico momento in cui un contatto con la natura, uno sguardo sul mare, può improvvisamente rasserenare l’animo turbato dal dolore, dalla paura e dall’orrore. È infatti necessario ricordare che tutte le liriche dell’Allegria sono state scritte da Ungaretti durante la guerra, mentre prestava servizio come soldato in varie zone dell’Italia. Alcune, sono state poi riscritte, rivedute – cesellate potremmo dire – dal poeta nel corso degli anni per raggiungere quell’essenzialità e quella purissima concisione che caratterizza la sua poesia e che trova il suo culmine in Mattina, con le due sole parole che compongono la lirica: “M’illumino / d’immenso”.
Le innovazioni poetiche: Nell’Allegria troviamo tutte le innovazioni portate da Ungaretti alla poesia, sia sul piano strutturale e lessicale, sia su quello sintattico e metrico:

· abolisce la punteggiatura, sostituendola con spazi bianchi che hanno funzione di pausa semantica e di pausa espressiva;

· alle parole della tradizione classica sostituisce quelle comuni, della lingua parlata, della prosa, capite e usate da tutti, le sole adatte ad esprimere l’intimo del pensiero perché “scavate” nella vita (un linguaggio, dunque, non poetico); il suo stile e la sua poetica si possono riassumere in questi suoi versi: “Quando / in questo mio silenzio / una parole / scavata è nella mia vita / come un abisso”;

· sconvolge la sintassi tradizionale e rompe i “sintagmi” o i gruppi di parole legate logicamente tra loro e costituenti una parte della frase, ad esempio: “come / d’autunno sugli alberi / le foglie”; “come / dopo il naufragio / un superstite / lupo di mare”. In questo modo, le parole, staccate da ogni contesto logico, acquistano una vita propria accentrando su di sé l’attenzione del lettore;

· rifiuta le forme metriche tradizionali (le strofe come rime e ritmi ben scanditi e misurati), sostituendole con ritmi spezzati, con versi liberi, lunghi e brevi, formati anche da una sola parola, isolata, “nuda”;

· reagisce allo stile di d’Annunzio, dei crepuscolari e dei futuristi usando frammenti di immagini ed espressioni scarne, ridotte all’essenziale, ma scaturite vive dall’anima.

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