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Giuseppe Ungaretti


Nacque l'8 febbraio del 1888 ad Alessandria d'Egitto dove i genitori gestivano un forno di pane. Durante il periodo africano legge i classici moderni e contemporanei, da Leopardi a Nietzsche, di questi anni gli rimarrà la memoria di un paesaggio irreale, che si ritroverà nei suoi versi. Nel 1912 si reca a Parigi, dove frequenta i corsi del Collège de France e della Sorbona (insegna anche Bergson), approfondisce la conoscenza della poesia decadente e simbolista, da Baudelaire a Mallarmè, i più importanti, frequenta le avanguardie e scrive versi in francese, conosce numerosi autori.
Nel 1914 si arruola con entusiasmo per partecipare alla guerra, combatte sul Carso, dove prendono forma le liriche de Il porto sepolto, questi versi appaiono in Allegria di naufragi nel 1919, le due raccolte più altri testi verranno unite in un'unica raccolta: L'allegria, un anno dopo la guerra si sposa con Jeanne Dupoix. Nel 1921 si trasferisce a Roma appoggiando il fascismo. Dal 1919 verranno composte le poesie della raccolta Sentimento del tempo, del 1933. Attivo giornalisticamente, collabora a dei periodici italiani e a riviste di punta della cultura europea, e divenuto un importante letterato, sarà un punto di riferimento per la poesia ermetica. Dal 1936 al 1942 insegna italiano all'Università di San Paolo in Brasile, tornerà poi a Roma come insegnante di letteratura italiana contemporanea e Mondadori pubblicherà i suoi lavori sotto il titolo di Vita di un uomo. La seconda guerra mondiale segneranno il poeta, anche perchè preceduta da dei lutti familiari: la morte del fratello e la perdita del figlio nel 1937 e nel 1939. Da queste esperienze è segnata la raccolta Il dolore (1947), seguita da La terra promessa (1950), Un grido e paesaggi (1952) e Il taccuino del vecchio (1961). Nel 1949 nascono le prose Il povero nella città, del 1961 è Il deserto e dopo, che comprende articoli usciti sulla "Gazzetta del Popolo". Ridotta la creatività, Ungaretti attende la pubblicazione della raccolta completa delle sue opere da parte di Mondadori: Vita d'un uomo. Tutte le poesie. Muore a Milano fra il 1 e il 2 giugno del 1970. Nel 1974 escono i suoi scritti critici. Fu anche traduttore.

L'allegria


Sin dall'inizio Ungaretti tenta di spiegare l'intento autobiografico delle sue raccolte, poichè a detta sua un'opera d'arte non può essere tale se non vi è una confessione. Il carattere autobiografico quindi non va inteso come una semplice narrazione della vita dell'autore, bensì bisogna far riferimento alla concezione dell'arte per Ungaretti: qualcosa che va pari passo con una forma di religiosità atta a smascherare il vero senso delle cose. Per capire questa cosa va sottolineata la novità della prima raccolta, Il porto sepolto. Infatti rispetto alle prime pubblicazioni sul giornale "Lacerba", non vi è più un'impostazione discorsiva della cosa, ma vi è una riduzione all'essenziale della sintassi e della parola, che si serve molto dello strumento analogico, che va oltre il simbolismo della letteratura precedente e si distingue dai caratteri meccanici futuristici, che miravano a conoscere la realtà in modo analitico, è quindi una conoscenza "lenta" e rivela solo la superficie della realtà. Ungaretti invece propone immagini lontane che nnon esprimono un senso immediato ma sono "rapide" in senso sintetico. In questo modo l'autore supera la distanza fra la "memoria" (la realtà e la storia) e l'"innocenza" (mondo superiore e divino). Fra gli influssi si può trovare la rivoluzione futurista della libertà delle parole ed il simbolismo che valorizzava la parola isolandola nella sua purezza assoluta. Da qui ne deriva che il poeta è per Ungaretti una sorta di "sacerdote" della parola, privilegiato. La parola viene spinta al limite dell'inconoscibile e dell'inesprimibile. Il mistero della vita non va studiato scientificamente e analiticamente ma va "illuminato" grazie al potere della parola, che carica la poesia di una totalità e pienezza dell'essere. Sul piano formale vi è ovviamente un riflesso: il verso tradizionale viene dissolto e viene adotttato un nuovo verso libero, breve, che compone parti staccate fra di loro. La sintassi è semplice ed illuminante, spesso non vi sono subordinate nelle strofe o addirittura manca il verbo. Molte volte la parola coincide con il verso e viene isolata a tal punto da risuonare nel silenzio, addirittura la punteggiatura non si presenta in molti casi. Il peso che viene dato alle parole si ricollega alla lirica di Petrarca e Leopardi, che conferiscono un valore quasi metafisico alla parola. Legate ad Allegria vi sono tre fasi editoriali: un primo gruppo di poesie fu pubblicato nl 1916 sotto il titolo di Il porto sepolto, tre anni dopo con il titolo Allegria dei naufragi, nel 1931 L’Allegria e nel 1942, dopo le quali le correzioni furono quasi nulle. Nelle edizioni successive al 1919 vi furono implementazioni di testi e correzioni. Il titolo Il porto sepolto deriva da ciò che è “nascosto in noi”, ed equivale al segreto che cela la poesia. Il secondo titolo riguarda un ossimoro, il primo termine riguarda una felicità immediata, che ha da scongiurare solo la morte, il secondo termine (naufragio) sta a indicare l’effetto di perdizione della morte.

La struttura e i temi


L’opera è suddivisa in cinque sezioni: Ultime, poiché raccoglie i componimenti della fase precedente, Il porto sepolto, Naufragi, Girovago, dal carattere emblematico, Prime, che anticipa la fase poetica successiva. I temi della raccolta inquadrano un’autobiografia intesa come esperienza umana in generale, in cui l’uomo incontra la verità ed il senso della vita. Un gruppo di temi si lega alla giovinezza dell’autore: il deserto ed il miraggio per il periodo africano; il mare, il porto per il periodo da migrante. Il discorso si approfondisce nel tema del nomadismo e dell’esilio (In memoria), altro spunto è la partecipazione alla guerra, che gli consente di stabilire un contatto con la gente e di avvertire il ritrovamento di un’identità, inoltre nella guerra vi è una situazione precaria fra vita e morte, in cui tutto si può rovesciare, ciò si traduce nella poetica dell’attimo. Nell’ultima edizione della raccolta viene delineata un’oscillazione dialettica fra realtà e mistero, essere e nulla. Il tema del naufragio e del viaggio si ricollega all’Infinito leopardiano, nella lirica Preghiera viene delineato il significato religioso della ricerca poetica.

Sentimento del tempo


Le poesie di questa raccolta presentano un mutamento di prospettiva rispetto all’Allegria, risultano essere una seconda tappa del viaggio ungarettiano. Nell’Allegria l’autore ha inteso il tempo come puntuale e discontinuo, fatto di attimi, mentre nel Sentimento del tempo Ungaretti sente il tempo come durata, causa del mutamento eracliteo del mondo. (Distinti tre momenti: tempo come profondità storica, tempo come effimero in relazione con l’eterno, tempo come invecchiamento). Lo scenario di svolgimento è la città di Roma, cara al protagonista per vari significati: essa con i suoi monumenti antichi coglie il tempo come durata e preserva i ricordi, anche se delinea come il tempo sia distruttore; altro elemento è dato dalle opere barocche, per un forte senso del trascorrere del tempo. Su ciò si sviluppa la teoria della metamorfosi del tempo (giorno-notte ad esempio), Ungaretti si concentrò sui paesaggi estivi, stagione cara al poeta, poiché in essi vi era il germe della morte caratteristico dell’autunno, stagione barocca, questo ha anche una connotazione religiosa in quanto per Ungaretti la vita delinea la differenza fra la fragilità della condizione umana e l’eternità delle creazioni divine. Altro elemento di ispirazione di Roma è la mitoliogia, che rievoca le immagini del passato e copre le sensazioni di vuoto dell’arte barocca e del Colosseo. La sezione centrale La fine di Crono delinea come l’uomo voglia perseguire un’eternità che potrà essere raggiungibile soltanto in una vita ultraterrena dopo la morte. Sul piano tecnico-stilistico, con Sentimento del tempo si ha il recupero della sintassi e delle forme metriche tradizionali, con influssi di Petrarca e Leopardi, anche per quel che riguarda le tematiche (Leopardi per la fine della civiltà [tempo], Petrarca per il ripristino del mondo tramite l’antico [tempo]), così si capisce anche perché ne L’Allegria il verso sia stato distrutto, per essere capito diversamente e poi per essere ricomposto. Temi importanti sono anche quello del viaggio, la rielaborazione di Eros e Thanatos e del tema della Luna di Leopardi in l’Inno alla morte e Notte di marzo. Negli Inni infine viene posto al centro il problema religioso: vengono analizzate la preghiera e l’invocazione di Dio, sentite dal suddetto come uuna tensione per rimarginare una ferita aperta dalle tentazioni, infatti spesso il sogno è quello di una purezza edenica.
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