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Giovanni Verga è uno dei più importanti scrittori italiani del XIX secolo. Lo ricordiamo soprattutto perché ha narrato le vite dei perdenti, i vinti.
Giovanni Verga nasce nel 1840 a Catania (o secondo alcuni a Vizzini dove i suoi genitori avevano delle proprietà).
Egli è figlio di piccoli proprietari terrieri di orientamento liberale.

Da adolescente frequenta la scuola privata di Antonio Abate, che lo incita a scrivere il suo primo romanzo “Amore e Patria”, rimasto inedito.
In questo periodo la formazione di Verga è varia.
Da una parte ci sono i classici della letteratura italiana, come Dante, Petrarca, Ariosto e Manzoni, dall'altra le pagine dell' “Estetica” di Hegel, romanzi storico-patriottici, ma soprattutto scrittori francesi atipici.

Tra il 1854 e il 1855, il giovane Verga trascorre alcuni periodi in campagna per sfuggire all’epidemia di colera. I ricordi di questo periodo ispireranno molte delle sue novelle.

Tre anni dopo, si iscrive alla facoltà di legge, ma non termina gli studi, la sua passione è la scrittura. Comincia così a collaborare con riviste letterarie e politiche.
Sono gli anni dell'Unità d'Italia, e Verga, influenzato dal patriottismo del suo maestro Antonio Abate, nel 1860 si arruola nella Guardia Nazionale e vi rimarrà per 4 anni.
Nel frattempo, pubblica il suo primo libro, un romanzo patriottico intitolato “I carbonari della montagna”.

Successivamente compie il primo viaggio a Firenze, che all'epoca è la capitale d'Italia.
A Firenze Verga trovò un ambiente culturale dinamico assai diverso da quello conosciuto nella provincia siciliana. Per questo decide di stabilirvisi. Crede che il movimento incessante da cui è animata la città, possa giovare alla sua carriera di scrittore.
Qui viene introdotto nei più importanti salotti letterari e conobbe il concittadino Luigi Capuana, con il quale fu in stretti rapporti per tutta la vita.
Nel 1870 pubblica il suo primo successo: il romanzo epistolare “storia di una capinera”.


Nel 1872, Verga si sposta a Milano dove risiede quasi stabilmente per vent'anni. Milano, all'epoca, è il fulcro della vita culturale italiana.
Verga entra in contatto con gli Scapigliati e con altri letterati interessati come lui alla moderna narrativa europea.
I suoi gusti in campo letterario non sono cambiati. Continua a leggere gli autori stranieri, privilegiando sempre i francesi, come Zola, Balzac e Flaubert.
È in questo periodo che comincia ad avvicinarsi al naturalismo e al verismo.
A Milano, Verga vive un periodo di intensa creatività, che coincide con un progressivo allontanamento dal romanticismo.

Nel 1874 esce “Nedda”, la prima di una lunga serie di novelle scritte in quegli anni.
La poetica di Verga si rifà ormai al verismo.
4 anni dopo, esce la novella “Rosso Malpelo”, e Verga comincia a progettare un ciclo di 5 romanzi a cui voleva dare il titolo “I Vinti”.

Nello stesso anno lascia il Nord Italia per andare a Catania in occasione della morte della madre.

Torna a Milano 7 mesi più tardi dopo aver superato una crisi depressiva.
Escono le prime raccolte di novelle: “Vita dei campi” e “Novelle rusticane”.
Il 1881 invece è l'anno del romanzo “I Malavoglia”.

Verga è talmente convinto dell'importanza delle sue nuove opere, che le promuove anche all'estero con la viaggi a Parigi e Londra. Il romanzo però non si uscita l'accoglienza sperata. Verga anzi è molto deluso e confessa a un amico: “I Malavoglia hanno fatto fiasco,fiasco pieno e completo”.
Al contrario il dramma teatrale “Cavalleria Rusticana”, ottiene un grande successo.
Verga si rimette al lavoro e scrive altre novelle.

A questo punto passa un periodo diviso tra lunghi soggiorni a Roma e ritorni in Sicilia, però risiede soprattutto in Sicilia dove porta a termine il romanzo “Mastro don Gesualdo” .
Il romanzo ha successo, ma è ancora Cavalleria Rusticana l'opera più acclamata.
Le rappresentazioni continuano sia in Italia sia all'estero.
Verga tuttavia si avvicina alla sua crisi creativa. Si arena il progetto del ciclo dei vinti, e si aggravano i problemi psicologici dovuti alle crescenti difficoltà economiche.

Nel 1893 decide così di tornare a vivere definitivamente in Sicilia, a Catania, dove la relazione con la contessa Dina Castellazzi, conosciuta qualche anno prima, si trasforma in un affettuosa amicizia, che conforta lo scrittore negli ultimi anni della sua vita.

Verga è deluso dalla propria carriera e riduce sempre più l'attività letteraria, mentre si occupa in maniera ossessiva dell'amministrazione del proprio patrimonio.
Di tanto di tanto in tanto lavora al romanzo “La duchessa di Leyra”, che resterà incompiuto.

Nel 1915 con la prima guerra mondiale alle porte, prende posizione tra gli interventisti; mentre nel dopoguerra si avvicina al movimento fascista, ma non si scrive ai fasci di combattimento.
Nominato senatore, compie l'ultimo viaggio a Roma per il giuramento.
Muore nel 1922 a Catania.
Alcune delle sue ultime novelle vengono pubblicate postume.

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