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Verga : nasce a Catania nel 1840 da una famiglia di agiati proprietari terrieri,fin dai primi studi sviluppa in gusto letterario romantico come testimonia il suo primo romanzo Amore e patria. Intraprese gli studi universitari in legge ma poi si dedicò alla letteratura e al giornalismo politico. La sua figura di scrittore si discosta da quella di intellettuale e letterato di cultura umanistica anzi preferisce formarsi sui testi di scrittori francesi in voga,secondo i gusti di quegli anni. Nel 1865 lascia la provincia e si reca a Firenze ,nel 72 si trasferisce a Milano perché convinto di doversi liberare dai suoi limiti provinciali. Qui viene in contatto con gli ambienti della Scapigliatura ,infatti i suoi primi romanzi d’ispirazione tardo romantica,gotica e scapigliata (vedi Eva e Eros) sviluppano tematiche per lo più di amori e rispondono al gusto del lettore borghese. Nel 1878 avviene la conversione,per così dire,verista con la pubblicazione nel 1880 di Rosso Malpelo e Nedda dal quale seguirono le novelle di Vita dei Campi e i romanzi che comporranno il Ciclo dei Vinti,il primo nel 1884 i Malavoglia. Nel 1889 segue mastro Don-gesualdo e negli anni successivi lavora alla stesura del terzo che non completerà, La Duchessa de Leya.

Nel 1893 torna a vivere a Catania dove incomincia una vita pressoché ritirata e di silenzio,muore nel 1922 ormai dimenticato da tutti.

●I suoi primi romanzi ricordano molto la scapigliatura, un movimento milanese che deriva dalla Francia e che portava avanti la letteratura del VERO ma erano estremi in tutto. E’ un movimento che scrive solo per la BORGHESIA e infatti ricordiamo che le prime opere di Verga erano indirizzate a quel tipo di classe. Dopo che le sue prime opere ebbero successo Verga si preparò per quella che alcuni critici hanno definito “conversione” al Verismo.

● L’opera che Testimonia la sua conversione o almeno dove si nota un cambiamento radicale nella scrittura di Verga è “NEDDA”. Qui infatti si ha un cambio di ambientazione e di personaggi rispetto alle opere precedenti: L’ambientazione non è più al Nord ma al SUD, non è più in città ma in campagna, il personaggio è una contadina “Nedda” che si innamora di un contadino da cui ha una figlia ma che muore di Malaria. E’ un personaggio che a Verga sta particolarmente a cuore questa Nedda tanto che in quest’opera ce la presenta spesso come “la povera Nedda”. Proprio questa frase ci fa capire che qst Romanzo è solo una bozza, una prova di quelle che poi saranno le sue opere veriste, prive di caratteristiche soggettive da parte dell’autore.

●Un’altra delle bozze pre-veriste di Verga è la novella della “Fantasticheria” che è anche considerata la fucina,preludio dei Malavoglia(nella quale finge di scrivere una lettera ad una dama dell’ alta società che si ferma a malapena per 4 ore ad Acitrezza e dopo se ne scappa dicendo: non capisco come si possa vivere qui tanto a Lungo! e racconta la vita dei protagonisti con tecnica analitica). In essa infatti ritroviamo molti riferimenti a personaggi che poi ritroveremo nei Malavoglia, la stessa ambientazione e soprattutto la delineazione del concetto chiave : la pura economicità del vivere. In essa c’è anche un chiaro commento dell’autore a un’espressione di meraviglia di una nobildonna che arriva ad Acitrezza affermando di voler vivere in quel posto per tutta la vita. Il commento dell’autore è che la povera nobildonna lì non avrebbe resistito 3 giorni.

In quest’opera parla degli abitanti di Acitrezza e in particolare degli abitanti delle campagne del sud (GLI UMILI): essi sono persone che seguono il cosiddetto ideale dell’ostrica e del Pugno. Infatti sappiamo che l’ostrica per resistere alle intemperie del mare resta attaccata al proprio scoglio, se si distacca verrà spazzata via dal mare! Così sono gli abitanti di Acitrezza e i contadini del sud che devono restare nelle proprie condizioni e non devono tentare di migliorarle in quanto la vita che è un “pesce vorace” per Verga li divorerebbe. Appunto per questo i personaggi di Verga sono contraddistinti da quella che è definita economicità del vivere: persone senza sovrastrutture che vivono per garantirsi il diritto alla vita e trasmetterlo,è un vivere per sopravvivere,accumulare roba,lavorare,mangiare,riprodursi…in essi non c’è idea di progresso! E quando quest’idea di progresso si fa viva come nei malavoglia o in mastro don Gesualdo essa subito scompare e fa decadere i personaggi.
Dunque Verga a differenza di Zola (è socialista e progressista), non crede nel progresso, in lui di naturalista resta solo la tecnica mentre i contenuti sono tutt’altro che positivi.
● La svolta verista “conversione” si ha con “Rosso Malpelo”: non è una brusca inversione di tendenza ma è il frutto di una chiarificazione progressiva di propositi già radicati attraverso la conquista di strumenti concettuali e stilistici più maturi ed adatti (vs maniera romantica) : la concezione materialistica e l‘impersonalità. Non intende abbandonare gli ambienti dell’alta società per quelli popolari anzi come dice nella prefazione dei Malavoglia tornerà a studiarli con nuovi strumenti . Partendo dalle “basse sfere” studia il meccanismo della società .

● Alla base del nuovo metodo narrativo c’è il concetto di impersonalità. La teoria dell’impersonalità è un procedimento tecnico,un artificio,un impressione e illusione. Secondo la sua visione l’opera deve possedere l’ ”efficacia dell’essere stato” e ricordare ciò che è veramente accaduto,deve riportare”documenti umani” in modo da porre il lettore “faccia a faccia col fatto nudo e schietto” in modo che non venga forviato attraverso la correzione della “lente dello scrittore”. Per questo lo scrittore deve “eclissarsi” e non commentare. L’autore deve “mettersi nella pelle” dei personaggi “vedere le cose con i loro occhi ed esprimere COLLE loro parole” così rimarrà “invisibile” e l’opera sembrerà “essersi fatta da sé”. E’ come se il lettore “assistesse ai fatti” per questo è catapultato all’interno della storia senza che gli vengano spiegati antefatti e personaggi. Il narratore si mimetizza dunque con i personaggi e assume direttamente il loro parlato e le loro espressioni (regressione) vedi Rosso malpelo.

● Verga ritiene che l’autore debba eclissarsi perché non ha il diritto di giudicare. Alla base di questa sua convinzione c’è forte matrice pessimistica secondo la quale la società umana è dominata dal meccanismo della lotta per la vita, la legge del più forte che schiaccia il debole. Gli uomini sono mossi dall’interesse economico e dalla volontà si sopraffare gli altri è ciò è una legge di natura universale e immodificabile “così era e così sarà”. Ha una visione atea e materialistica che esclude ogni consolazione di riscatto.
Essendo la realtà negativa e immodificabile è inutile giudicare,infatti solo la possibilità di intervenire per migliorare,il giudizio correttivo, giustifica l’intervento esterno (vs Manzoni che crede nel cambiamento).
I giudizi sono inulti e privi di senso,la sua non è una scelta casuale ma coerente al suo pensiero.
Il suo pessimismo ha una radice sicuramente conservatrice al quale si associa un rifiuto verso le ideologie progressiste democratiche e socialiste che lui giudica fantasie infantili. Tuttavia la sua non è un’acritica accettazione della realtà,anzi il suo pessimismo pur impedendo vie alternative coglie con grande acutezza la negatività della realtà, la disumanità della lotta per la vita,gli interessi economici,le ambizioni ecc,, anche se non da giudizi rappresenta con acutezza la realtà.

Non solo ma il suo pessimismo va contro i falsi miti che trionfano in letteratura e la trasformano in un mediocre veicolo di false ambizioni (vedi mito progresso ,popolo ecc..) . Soprattutto verga inverte l’ atteggiamento populistico di pietà sentimentale e sociale verso gli umili e abbandona il patetismo umanitario e introduce anche il ceto debole nel ottica della lotta per la vita che nega ogni valore di umanità e altruismo e costituisce la dissacrazione do ogni mito populistico progressivo. Addirittura verga nega il populismo romantico e non contrappone ad essa il mito della campagna come Eden incorrotto e puro come antidoto alla società moderna .


● Ciclo dei vinti: è un ciclo di romanzi dove parla della lotta della vita partendo dal “cenciaiuolo al ministro dell’artista”. Cerca di unificare il principio della lotta per la sopravvivenza che ricava anche dalle teorie di Darwin e applica alla società umana e sceglie come oggetto della sua narrazione i vinti che piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravigenti. Al ciclo è premessa una prefazione. Doveva essere composto da I Malavoglia, Mastro don gesualdo, La duchessa di Leya, L’onorevole scipione e l’uomo di lusso e il linguaggio si sarebbe adattato gradualmente in questa scala ascendente.
Mastro Don Gesualdo ad esempio, è un personaggio che se analizzato per bene noteremo l’idea contro il progresso di Verga:Egli è un uomo che lavora alle solfatare siciliane, un contadino, UN UMILE, quindi di poca cultura, però molto scaltro e riesce ad arricchirsi a danno del suo padrone e quindi ad elevare il suo stato sociale a livello della borghesia. Ma il suo cambiare status non migliora la sua vita anzi Verga ci parla di Gesualdo, [già l’accostamento di Mastro, che simboleggia un lavoro manuale, e Don, titolo borghese, è una chiara condanna al suo personaggio] come un OUTCAST!!! È un personaggio che veste dei panni che non lo vestono: si ritrova in un mondo borghese che non gli appartiene tanto che anche la figlia non lo capisce e muore quindi solo incompreso da tutti. Questa condizione di Mastro Don Gesualdo è presentata alla fine della novella dalle parole di alcuni suoi servi che in un certo senso deridono il padrone morto che si ritrova avvolto in un vestito borghese ma con delle mani da contadino. Mastro Don Gesualdo è la chiara conferma che nel Verismo Italiano non c’è l’idea di progresso.


Ultima novella dove troviamo caratteristiche del Verismo:
il “Re” che è anche una sorta di critica all’unità d’Italia, un Unità voluta dalle elite borghesi e dalla popolazione colta ma che gli “Umili” ossia la parte bassa della popolazione non riconosce.
Egli nel “RE” ci presenta dal punto di vista degli “Umili” la figura del re com’era vista:
“Il re è colui che quando passa per la tua città se ti va bene e sei fortunato sei costretto a fargli da cocchiere e portargli la carrozza ma devi stare attento a non farlo sobbalzare durante il tragitto perché altrimenti ti tagliano la testa” ed è questa la visione del re da parte degli umili nel 1870 a 10 anni dall’unità d’italia!

Gli umili per Verga: sono come le formiche. Li puoi distogliere dal loro modo di vivere per qualche istante ma poi tornerà tutto come prima.

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