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Vita dei campi: Rosso Malpelo

Vita dei campi: Serie di novelle dove parla delle basse sfere. L’autore pone la sua attenzione sul mondo basso, come dice la prefazione “è più facile osservare le lotte che ci sono tra gli uomini per il raggiungimento dei beni primari”. Qui troviamo il narratore polifonico, basso, popolare. Dal punto di vista contenutistico quello rappresentato è il mondo della sicilia antica (atavica). Il tempo è rappresentato come un tempo mitologico, in questo tempo mitologico abbiamo una Sicilia invariata nel tempo dove si riflettono le tradizioni antiche come il tema della vendetta personale, temi legati alla vita dei campi o quelli legati alle zolfare (realtà economica Siciliana). Il tema della Zolfara verrà ripreso pure da Pirandello. La zolfara è la miniera dalla quale viene estratto lo zolfo come combustibile per alimentare le stufe anche per l’accensione dei cerini (siamo nella 2° rivoluzione industriale, l’Italia è arretrata e arroccata). La miniera rappresenta un mondo nascosto, in un mondo chiuso, la zolfara è oscura, è il mondo sotterraneo che pullula di vita sotto il mondo visibile ovvero, il luogo ideale dove rappresentare l’abbruttimento dell’uomo. Parliamo di un mondo impoverito economicamente e umano. In questo contesto, verifica anche che al livello più infimo si scatena la lotta della competizione. In questo contesto spicca la figura di Malpelo, rosso di capelli, nella superstizione popolare chi ha i capelli rossi è malvagio e Rosso Malpelo quindi è un nome parlante che dice della sua personalità.

Novità narrativa come I Malavoglia. Rosso Malpelo viene descritto come un personaggio selvaggio, rozzo, malmenato il quale per frustrazione adotta lo stesso stile di vita aggressivo. Il narratore popolare ci fa un resoconto dello spaccato di vita. Ma ad una lettura più attenta possiamo trarre un’altra chiave di lettura. Rosso Malpelo non è un essere inanimato ma un essere psicologico. Di fatti il verismo si interessa molto alla psicologia come alle scienze esatte. Soprattutto Verga pone molta attenzione alla passione, i moti dell’anima e i sentimenti. La sua ostinazione a rimanere nella cava ha una giustificazione, resta li perché quella è la tomba del padre. Fuori dal luogo Rosso non ha più una vita familiare, ma, nella galleria Rosso ha un suo ruolo e un’identità. Tutto ciò che gli capita, dal punto di vista del narratore è plausibile, ma Malpelo resta li perché ha bisogno di affetto; il gancio affettivo è dato dal fatto che vuole cercare i resti del padre. Da ciò possiamo notare i valori che Verga mostra di coltivare; quali: l’attaccamento alle persone, la religione dei sentimenti. Malpelo è ricco dal punto di vista interiore. Questa ostinazione di Malpelo viene letta come un sintomo di scempiaggine. Ad un certo punto c’è una svolta nella narrazione, entra un altro personaggio, Ranocchio (epiteto nel mondo animalesco), un ragazzo malato. Malpelo lo prende sotto il suo comando. Ad una prima lettura sembra che Malpelo si sfoghi su Ranocchio dei soprusi che subisce, ma leggendo più attentamente, si evince che Malpelo non fa altro che educare Ranocchio ovvero gli fa da padre. Malpelo quindi è il doppio paterno, cerca di comportarsi da uomo forte. Malpelo appare un vinto ma invece è un eroe che non ha più spazio in una società corrotta, finalizzata al progresso volta al sacrificio di tutti i valori, mentre dall’altra parte abbiamo chi arranca e che privilegia i valori reali (dualismo)
L’incipit (immedias res) ci presenta subito il protagonista della novella in modo significativo. Malpelo, dai capelli rossi possiede tutte le premesse per diventare un fior di birbone: questo è il giudizio popolare che inchioda già il ragazzo a un destino prefigurato dalle credenze generali. Quanto false siano le dicerie è, subito dopo provato dai fatti. Il giudizio estremamente negativo dei lavoratori della cava fa di Malpelo un emarginato, un diverso anche nei tratti somatici e lo convince che la sua malvagità è reale, è la sua vera natura. Perciò si adatta alla sua condizione di animale selvatico (andava a rincantucciarsi col suo corbello fra le gambe), si appropria della maschera di maligno birbone perché sa che quello è l’unico modo per assicurarsi una precisa identità. Rosso si connota, così, come un anti-eroe, con i tratti sia fisici che spirituali dell’eroe negativo, che vive in opposizione al gruppo sociale con il quale ha rapporti. Per questo la condizione animalesca sembra essere un suo preciso tratto genetico, forse ereditato dal padre che era soprannominato Bestia. È frequente il paragone tra Rosso e animali come l’asino o il cane così che diseredati come Rosso appaiono veramente sistemati sul più basso gradino della condizione umana.
La storia disperata di Rosso Malpelo, infimo abitante della scala umana si conclude in modo tragico, così come tragica era stata la sua breve esistenza. Verga acquisì dati e statistiche sulla vita delle zolfare e sullo sfruttamento dei minori dall’inchiesta sul Meridione condotta da Sonnino, ma in realtà ebbe solo la conferma di una condizione a lui ben nota, non dato statistico, ma, quotidiana realtà comune a molte zone della terra natia.
È giudizio comune della critica che Rosso Malpelo rappresenti la vera svolta verso il Verismo. La novella è la prima, ufficiale prova del nuovo metodo basato sull’eclissi del narratore e sulla sua “regressione” al livello dei protagonisti. Infatti il punto di vista del narratore talvolta coincide con la folla di operai che fanno da contorno a Rosso nella miniera talvolta con il punto di vista di Rosso stesso, quando nelle lunghe discussioni con Ranocchio espone la sua filosofia di vita. Il giudizio esplicito dei lavoratori della miniera si caratterizza come la prima forma di straniamento nei riguardi di Rosso, nella loro ottica, ogni azione, i sentimenti stesso di Malpelo appaiono deformati. Anche quando Rosso aiuta Ranocchio e lo protegge, i lavoratori interpretano il suo gesto come il gusto di tiranneggiarlo. Ed è naturale perciò che alla fine, come Rosso tenta invano di far capire all’infelice Ranocchio, tutta la struttura dei rapporti umani, nella sua forma più primitiva, si presenti come l’unica possibile, la faccia della verità. È l’ottica dello “straniamenti rovesciato” per cui l’irrazionale mutamento dei rapporti sociali si prefigura come norma, come valore consueto e generalmente condiviso.
Le struttura sintattiche del brano sono prevalentemente paratattiche e determinano un serrato ritmo narrativo. L’uso frequente della congiunzione e conferisce alla narrazione un tono di cantilena. L’uso dei tempi storici confina tutta la vicenda in un remoto passato, quasi recupero della memoria popolare. Anche lo spazio, nonostante gli spostamenti dalla cava alla casa di Rosso, sembra limitato a una dimensione interiore: quella dell’animo e dei pensieri di Rosso, vero centro verso cui converge ogni parte del racconto. A questa coscienza corrisponde un altro simbolo: il buio della miniera, il fondo inesplorato della cava che, come il burrone dove giace la carcassa del grigio, si rivela il naturale approdo di tutta l’allucinata esistenza di Rosso. Quindi abbiamo uno spazio circolare caratterizzato da azioni ripetute continuamente.
In questo contesto il lessico assume un valore fondamentale: esso appare necessariamente scabro, duro Anche il campo semantico che connota il carattere e l’aspetto fisico di Rosso è formato da termini aspri, impietosi: era un ragazzo malizioso e cattivo, un monellacio, “Egli era davvero un brutto ceffo, torvo selvatico”, tutti elementi che indicano il suo fondamentale isolamento e la sua natura animalesca. Perciò appare veramente significativa la descrizione del grigio gettato nel fossato. Il quell’animale Rosso rivede, come in uno specchio se stesso e la sua vita e innalza quella condizione a simbolo della vita di tutti gli infelici emarginati come lui. “Ecco come vanno le cose”. Usa molte similitudini: “come fanno le bestie sue pari”. Questo è un linguaggio soggettivo. Il narratore dice che a lui sembra essere un animale.

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