briglia di briglia
Ominide 223 punti

La roba (riassunto)

Protagonista della novella è Mazzarò che, sacrificando tutta la vita, è riuscito ad accumulare tanta “roba”, diventando un grande proprietario di terreni e case.
Il viandante che passava per la pianura paludosa di Lentini, passando per gli aranci e i sugheri, si domandava sotto al sole cocente di chi fosse quella zona; “di Mazzarò” gli venne risposto. E di Mazzarò erano anche la fattoria grande come un paese e la vigna infinita che si estendeva sui colli e sul piano.
Anche l’uliveto folto come un bosco era proprietà di Mazzarò. Verso sera, quando il sole tramontava, si incontravano le file di aratri di Mazzarò che tornavano dal maggese mentre i buoi passavano lentamente. Sembrava che perfino il sole, le cicale e gli uccelli fossero proprietà di Mazzarò. Alla fine egli era solo un omiciattolo grassoccio ricco come un maiale e con una mente brillante, grazie alla quale riuscì ad accumulare tutta quella roba.
Coloro che prima gli davano dei calci nel di dietro, ora lo chiamavano “eccellenza” ed erano suoi debitori. Di tutta la roba che Mazzarò possedeva vi erano cinquemila bocche che si sfamavano più di lui. Non beveva vino e non fumava tabacco, lo produceva. Non aveva mai avuto donne alle spalle fuorchè sua madre.
Mazzarò non passò un minuto della sua vita senza fare della roba, egli possedeva oltre che gli aratri, così tanti lavoratori e muli che diventava difficile sfamarli. Quando il re riscuoteva la tassa sul terreno, a Mazzarò gli veniva da piangere.
I magazzini erano sempre stracolmi di grano, il vino venduto generava molti profitti.
Tutta quella roba se l’era fatta lui, era tutto quello che possedeva al mondo.
La roba vuol stare con chi sa tenerla, non come l’ex padrone di Mazzarò che annunciava quando avrebbe mandato i campieri a controllare al contrario di Mazzarò che compariva all’improvviso.
Mazzarò divenne il padrone della roba del padrone. A quest’ultimo rimase solamente uno scudo di pietra che Mazzarò non sapeva che farsene.
La gente non sapeva di tutte le fatiche e le truffe di Mazzarò che lo portarono ad ottenere una quantità così elevata di roba. Quando i suoi lavoratori andavano a lamentarsi da lui, Mazzarò rinfacciava loro la sua condizione di finto povero e li invogliava a lavorare. Peggio ancora, quando essi andavano per chiedere dei soldi, Mazzarò rispondeva di non averne; ed era la pura verità: appena ne accumulava un po’, finiva per investirli in terreni.
L’unica cosa che gli doleva era la preoccupazione di diventar vecchio che implicava l’abbandono della sua roba. Ed era allora che usciva nel cortile come un pazzo picchiando gli animali col bastone implorando alla “roba” di andar via con lui.


1) Prima di diventare il proprietario di quella roba, Mazzarò era un bracciante, un normale contadino, e lavorava per il suo barone.
2) Mazzarò disprezza la carta sudicia perché è sgualcita e sporcata dopo tanti passaggi di mano, per questo motivo la rifilava sempre al re.
3) Mazzarò mantiene invariato il suo stile di vita povero perché non vuole sperperare la roba che userebbe per condurre uno stile di vita più agiato.
4) Quando i debitori vanno da Mazzarò per chiedere qualcosa da mangiare, lui rinfaccia loro il suo pasto composto da pane e cipolla.

Hai bisogno di aiuto in Giovanni Verga?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email