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Giovanni Verga: La roba


Il testo costituisce una delle opere più significative della produzione verghiana poiché in essa emerge in modo evidente il pensiero immobilistico dell’autore. Il protagonista della novella è Mazzarò, che, dopo essere stato un misero bracciante, riesce a ottenere una grande quantità di denaro perché il barone presso cui lavorava cade in disgrazia ed egli, approfittando della situazione, riesce a trarne vantaggio e tenta di ascendere ad una condizione sociale migliore. Nonostante sia molto ricco, Mazzarò è estremamente parsimonioso: non si concede nient’altro oltre ad un semplice berretto e non ha alcuna donna eccetto la madre, di cui è costretto a prendersi cura. In occasione della morte di quest’ultima, egli si rammarica non tanto per la sua perdita, bensì per il cospicuo quantitativo di denaro che è stato costretto a spendere per pagare i suoi funerali.
Dopo una vita passata ad accumulare guadagni, giunge la vecchiaia, aspetto della vita estremamente ingiusto secondo Mazzarò, tanto che in lui scaturisce un senso di invidia alla vista di ragazzi ancora forti, giovani e vigorosi. Così Mazzarò distrugge tutti i suoi beni, addirittura uccide tutti gli animali di cui è in possesso. Dunque, nonostante Mazzarò sia ricco, egli vive la sua intera esistenza da povero. Quest’opera è fondamentale perché funge da catalizzatore per un altro importantissimo testo di Verga: Mastro-don Gesualdo.
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