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Mastro Don Gesualdo

"Mastro Don Gesualdo" è il secondo romanzo del Ciclo dei Vinti scritto da Giovanni Verga.
Il racconto è ambientato in Sicilia, esattamente a Vizzini, vicino Catania, nei primi anni dell'Ottocento, quindi in un'Italia preunitaria. Questo dettaglio è deducibile dalla morte di colera del fratello di Gesualdo, Santo Motta; dal Gesualdo Carbonaro e dalla rivolta contadina a Vinizzi.
Gesualdo Motta, ovvero il protagonista, è un umile muratore che, con la sua intelligenza e la sua forza, riesce ad accumular una fortuna, la cosiddetta roba, nonostante ciò gli manca il titolo nobiliare.
Per questo motivo egli sposa Bianca Trao, proveniente da una nobile famiglia in decadenza, in questo modo Gesualdo pensa di entrare nel mondo aristocratico e di stringere i rapporti con quelli che contano.
Al contrario di quello che pensava, Gesualdo continua ad essere escluso dalla società nobiliare per le sue origini, tant'è che egli possiede il titolo Don per il matrimonio con Bianca Trao e il titolo Mastro per indicare un uomo umile che si è arricchito.
Anche la moglie lo disprezza. Dopo il matrimonio nasce una bambina, Isabella, che non è sua figlia ma è figlia solo di Bianca, la quale ebbe una relazione con suo cugino, Ninì Rubiera, prima del matrimonio. Crescendo anche Isabella respinge il patrigno per le sue umili origini.
Gesualdo riceve altre delusioni dal padre, il quale è geloso delle sue ricchezze, dai suoi fratelli che tentano di prendere i suoi averi e il popolo è contro di lui.
La moglie è sempre più lontana e la figlia si invaghisce del cugino Corrado di Leyra, il quale ha l'unico scopo di prendere la fortuna del suocero e sperperarla a suo piacimento.
Tutto ciò che rimane al protagonista è la nostalgia della sua vecchia vita edella serva Diodata, una giovane serva innamorata di lui e dalla quale ebbe 2 figli, costretti all'orfanotrofio.
Le amarezze fanno si che Gesualdo si ammali di cancro allo stomaco e viene accolto a Palermo, nella dimora della figliastra e del genero. Gesualdo cerca di comunicare con Isabella ma i tentativi furono vani, perciò, in solitudine e angosciato osserva la sua roba sperperata nel palazzo.
Alla fine egli muore da solo sotto lo sguardo di un servo che lo guarda infastidito e sprezzante.
L'intero raccono si può dividere in 4 sequenze: il successo economico, il matrimonio con Bianca Trao, il declino di Gesualdo e la sua morte.
Nel romanzo emerge la tecnica narrativa di Verga, secondo la quale il narratore è esterno e onniscente, ovvero non interviene con giudizi, descrizioni o commenti, di conseguenza il racconto procede attraverso dialoghi (discorsi diretti) e narrazione di episodi ed eventi.
Il ritmo del racconto è vario: è lento per raccontare gli affanni della vita ed è più veloce, per esempio, durante l'asta per le terre del Comune.
Per quanto riguarda il linguaggio, viene usato sia l'italiano contenente, però, la struttura sintattica e il lessico che rimandano al dialetto, sia un linguaggio più elevato per la nobiltà, questo artificio è fatto, quindi, per avvicinarsi maggiormente ai personaggi e rendere le vicnede più vere. Vengono utilizzate anche le bestemmie, soprattutto nelle sfuriate di Mastro Don Gesualdo.
Inoltre, il linguaggio è da commedia in tutto il romanzo, esclusa la parte della morte di Gesualdo e le sue pene, dove il linguaggio è più tragico.
Come accennato precedentemente, "Masttro Don Gesualdo" appartiene al Ciclo dei Vinti, perchè Gesualdo si sacrifica per la roba ma poi viene schiacciato dalla società in cui vive, che si mostra ostile nei suoi confronti.
Ed è proprio questo lo scopo del romanzo, mostrare il dicario tra i calori e gli affetti familiari e il successo economico e sociale; quindi è presente il materialismo che fa perdere i valori, anche morali, e che, come effetto, allontana il bene delle persone, soprattutto l'amore di quelle che dovrebbero essere più vicine, come la moglie, i fratelli, il padre e la figliastra.
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