fra.b98 di fra.b98
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Il brano in questione può essere diviso in tre macro sequenze:
- 1) Mastro Don Gesualdo malato nel palazzo del genero e della figlia a Palermo. Punto di vista dal protagonista che prende coscienza dell’improduttività fallimentare della sua vita aristocratica e dello sperpero della sua ricchezza
- 2) Mastro Don Gesualdo nel momento di presa coscienza della gravità della sua malattia. Alternanza tra i dottori che lo disprezzano, e la figlia Isabella con la quale non ha un bel rapporto.
- 3) Morte di Mastro Don Gesualdo. Sconfitta esistenziale che giunge all’epilogo. Conclusione dal punto di vista di don Leopoldo nell’atto di disprezzare il protagonista in quanto egli stesso non fu capace di ascendere socialmente come fece Gesualdo, il quale pero appare ormai come un traditore del proprio ceto sociale di appartenenza
Analisi del protagonista: In principio la speranza di Mastro Don Gesualdo è destinata a scontrarsi con la realtà della sua solitudine, il suo attaccamento ai beni materiali è ciò che segnerà in seguito la sua rovina fisica e psicologica. Nasce come muratore che grazie al successo raggiunto lavorando sposa una nobile in decadenza da cui poi avrà una figlia, Isabella. Impiega le sue forze esclusivamente per salire economicamente e socialmente perdendo così ogni valore sul quale aveva costruito la sua fama, ma sentendosi comunque escluso e respinto non più solo dall’ambito sociale popolare ma anche da quello della nobiltà aristocratica che inseguiva con tanto impeto. Per far si che la figlia potesse far parte di quel ceto sociale tanto da lui voluto e rispettato fa sposare alla figlia un duca invece che l’uomo che quest’ultima amava rovinando così il proprio rapporto con lei. In seguito non solo Isabella tradì il marito ma sviluppo un sentimento di disprezzo nei confronti del padre che manifesterà anche al momento della sua morte, morte che avverrà per il protagonista in piena solitudine, circondato da quelle poche persone che non solo non lo apprezzano ma non lo rispettano come uomo, accompagnato dal dolore di vedere i frutti di una vita trascorsa a voler essere qualcuno che in realtà non è mai stato, in un mondo a cui non è mai appartenuto, colmo di beni materiali che in quel momento di rassegnazione perdono qualsiasi valore o importanza.

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