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Scheda di lettura de I Malavoglia


E’ il primo di cinque romanzi (ciclo dei vinti) che descrivono la lotta per la vita in diversi strati sociali. Esso è ambientato all’interno di uno strato sociale molto umile: quello di una piccolo paese siciliano: Aci Trezza e si propone di studiare gli effetti del progresso prodotti all’interno di una famiglia di pescatori che si accorge di non stare bene e che potrebbe vivere meglio. I protagonisti sono: padron ‘Ntoni, il nonno, Bastianazzo , il figlio, Maruzza (= La Longa), la moglie di Bastianazzo. Ci sono poi i nipoti: ‘Ntoni (che le gente chiama ‘Ntoni di padron ‘Ntoni), Luca, Mena, Alessi e Lia.
Il libro è articolato in 15 capitoli.
La vicenda narrata inizia nel 1865 con riferimento al 1863 (2 anni durante i quali il giovane ‘Ntoni era stato impegnato nella leva militare), si conclude nel 1878.L’opera è divisa in tre parti e il ritmo narrativo è diverso per ogni parte:
• la 1.a parte comprende i primi 4 capitoli e si narrano vicende relative a 4 giorni (ritmo lento e coincidenza fra tempo della storia tempo della narrazione); il protagonista è padron ‘Ntoni (patriarca)
• La 2.a parte (capitoli 5-10) abbraccia un arco temporale di 15 mesi (dalla morte di Bastianazzo alla morte di Luca, come soldato durante la 3.a Guerra d’Indipendenza. Ritmo veloce
• La 3.a parte (capitoli 11-15) abbraccia un arco di tempo di 10 anni (1867-1877). Il protagonista è ‘Ntoni di padron ‘Ntoni (= nipote del patriarca ‘Ntoni). Viene messo in luce il comportamento di ‘Toni che non segue le orme della famiglia.
Il romanzo narra la storia di una famiglia e di come il desiderio e la bramosia del benessere abbia prodotto in tale nucleo familiare la distruzione. Si parte da una situazione di agio perché i Malavoglia possiedono la casa del Nespolo e una barca (la Provvidenza) e in virtù della loro dedizione al lavoro riescono a vivere. Tuttavia, padron ‘Ntoni, per guadagnare di più e per poter permettere alla figlia Mena di avere una dote e diventare così un buon partito, decide di diventare un mercante. Così acquista a credito un carico di lupini per venderli altrove e dirà a suo figlio accompagnato da un ragazzino di andare a commerciali. Nel 1865, Bastianazzo si imbarca così sulla Provvidenza, ma scoppiata una tempesta il ragazzo perderà la vita, la nave va distrutta ed il mare restituirà i relitti; i sopravvissuti dell’equipaggio risistemeranno l’imbarcazione, ma ormai il carico di lupini è andato perso. Questo costituisce un grave problema economico perché per acquistare i lupini era stata impegnata la casa. Tutti allora si impegnano per pagare il debito a Campana di legno, l’usuraio del paese.
Le vicissitudini e le tragedie continuano ad abbattersi sulla famiglia. Luca morirà durante la leva militare (battaglia di Lissa – 3.a guerra d’Indipendenza) e la madre Maruzza la Longa muore di colera e i Marano prenderanno la casa.
A questo punto alcuni elementi spezzano l’equilibrio interno:
• i sopravvissuti che si danno da fare per vivere,
• il giovane ‘Ntoni mostra il suo traviamento perché ha fatto il militare a Napoli e ha visto un Nord diverso ed ha capito così che nel piccolo mondi di Aci Trezza non si vive bene (= irrequietezza per il benessere) e arriverà a trascinare la famiglia nel disonore perché diventa un mascalzone e viene coinvolto in un contrabbando che lo conduce in prigione.
• Lia, la figlia più piccola, abbandona il paese e si perderà a Catania, dedicandosi alla prostituzione,
• padron ‘Ntoni muore in ospedale.
Rimangono così Mena e Alessi: Mena si sacrifica e decide di non sposarsi nonostante ami e sia amata da compare Alfio, Alessi, invece, ricostituisce il focolare domestico, riacquista la casa e sposerà la Nunziata. E così che alla fine del romanzo l’equilibrio viene ricostituito.
E’ un romanzo senza idillio perché si ritrova l’equilibrio con Alessi e la Nunziata, ma una sera ‘Ntoni torna per dare addio a questo mondo.
La pagina conclusiva pone l’accento sull’abbandono del giovane ‘Ntoni: la sua ribellione lo ha tagliato fuori per sempre dalla vita della famiglia e del paese

Il concetto di progresso


Verga esprime la sua concezione del progresso nella prefazione a I Malavoglia. Il Progresso, con la P maiuscola è una regola fondamentale del pensiero positivista ed è inteso come un percorso verso l’alto finalizzato alla progressiva liberazione dalla miseria, dall’ignoranza, dalla malattia. Verga fa suo tale concetto anche se, in un certo senso, lo ribalta.
La prefazione a “I Malavoglia” richiama l’idea del romanziere- scienziato, sincero perché si basa sulla realtà e spassionato perché non si esprime nessun sentimento da parte del narratore.
Nel 1° capoverso della prefazione Verga introduce il tema del romanzo, presentando i mutamenti che il desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita portano ai Malavoglia.
Lo scritto vuole cogliere alle sue origini l’inizio del progredire, cioè migliorare le proprie condizioni. Nei cinque romanzi del Ciclo dei vinti, Verga coglierà questo desiderio di progresso verso le classi sociali più alte. Egli non nega il progresso e afferma che l’umanità è stata mossa dal progresso. (= fiumana inarrestabile e la distruttibilità del fenomeno)
Il progresso viene esplicitato come un fenomeno inarrestabile, costante e dirompente, come una fiumana. Per Verga è più facile rappresentare le irrequietudini colte nell’aspetto più semplice. Si fa menzione dei cinque romanzi legati tutti allo stesso tema cioè desiderio di migliorare le proprie condizioni nelle diverse classi sociali, si vuole rappresentare la molla del progresso nella classi sociali più elevate e la molla del progresso è data dall’avidità di ricchezza, dalla volontà del potere.
Il problema è che man mano che si passa ad classe sociale più elevata, i personaggi sono meno sinceri e diventa sempre più difficile rappresentare i loro comportamenti in modo sincero e spassionato. Passando da una classe sociale all’0altra, la psicologia, i comportamenti, il linguaggio dei personaggi cambiano e a volte si complicano per cui il narratore è costretto ad adeguare la forma al nuovo soggetto. Si tratta di una concezione della vita di stampo determinista secondo la quale anche il comportamento umano è caratterizzato da determinismo (= le conseguenze sono legate alla situazione). Nei personaggi semplici è più facile ritrovare la motivazione di certi atteggiamenti. Non si nasconde la difficoltà del progetto. L’analisi sarà allora sempre più complessa perché la società sarà sempre più artificiale e falsa.
Quindi, Verga passa ad analizzare il linguaggio delle scienze: bisogna seguire le leggi e le tappe per l’analisi dei fenomeni. Verga si presenta come romanziere-scienziato che nei suoi romanzi elabora e analizza i fenomeni. Bisogna essere scienziati (= sinceri), capaci di analizzare la realtà in termini corretti; la forma espressiva deve essere inerente al soggetto (= dichiarazione poetica). Verga adotta così il concetto di narratore regredito perché per essere sinceri trovare una forma inerente al soggetto.
L’umanità deve essere rappresentata come in cammino (= progresso); conquista grandiosa, il progresso non è stato semplice perché c’è chi il progresso lo ha subito e non vissuto e Verga si colloca dalle parte di coloro che hanno subito il progresso (= ridimensionamento e visione analitica del progresso). In questo senso si può affermare che la suggestione del Ciclo dei Rougon-Macquart di Zola è evidente su Verga
Questo progetto di cinque romanzi (I Malavoglia, Mastro don Gesualdo, La Duchessa di Leyra, L’onorevole Scipioni, L’uomo di lusso) intende rappresentare nelle diverse classi sociali non coloro che sono stati protagonisti del progresso, bensì coloro che sono state vittime del progresso cfr.(Unti). I protagonisti dei cinque romanzi sono tutti dei vinti: sono depositati dalla corrente sulla riva dopo essere stati travolti e annegati dal progresso e dal desiderio di migliorare.
Colui che rappresenta tale realtà non ha diritto di giudicare, il compito che spetta allo scrittore-scienziato è di rappresentare la realtà, tuttavia se si mette in una prospettiva di rappresentare coloro che dal progresso sono stati travolti, è chiaro che un’opinione viene già espressa; infatti, nel Verga, la visione pessimistica della vita e della realtà nega ogni visione progressista.

La figura di ‘Ntoni (di Padron ‘Ntoni)


Dall’XI capitolo, inizia a dominare la figura di ‘Ntoni. Quando il giovane tornava a casa, trovava solo le donne che mettevano le sardine sotto sale e si raccontavano storie dal tempo ciclico immutabile. Abbiamo di nuovo il senso di estraneità: ‘Ntoni introduce il senso di irrequietudine che si contrappone al mondo lontano. Il nonno è interprete della saggezza degli antichi e cerca di trattenere il nipote ‘Ntoni, lo vuole convincere a fare il mestiere del padre che così avrà di che vivere e lo invita a non avere troppe aspirazioni..
‘Ntoni controbatte, sostenendo di non voler vivere come un cane a catena; padron ‘Ntoni si appella ai proverbi che sono la saggezza degli antichi e la madre Maruzza soffre del fatto che il figlio se ne voglia andare perché vedova e un figlio se ne è già andato. ‘Ntoni mostra una certa sensibilità ma è più forte l’irrequietezza e si lascia coinvolgere da cattive compagnie, viene messo in carcere per contrabbando per aver inflitto una coltellata alla guardia che lo voleva arrestare. L’avvocato, per attenuare l’accusa, fa riferimento a voci che erano iniziate a circolare in base alle quali don Michele avrebbe iniziato una relazione con Lia, la più piccola delle sorelle per far passare la lite tra ‘Ntoni e Don Michele come una sorta di delitto di onore. Lia abbandona il paese e va a fare la prostituta a Catania. ‘Ntoni trascorre un po’ di tempo in prigione e, dopo aver scontato la pena, torna in paese dove , Alessi, il fratello, si è sposato con l’Annunziata ed ha riscattato la casa del Nespolo. Mena ha rinunciato all’amore per Alfio perché pensa che se lei si fosse sposata, in paese avrebbero ricominciato a parlare di ciò che era successo a Lia. Quindi per non gettare di nuovo fango sulla famiglia, Mena si sacrifica. Alfio condivide questa categoria di valori e riconosce che Mena ha ragione e che non sta bene che si sposi.
Tutti si inclinano al valore della famiglia; Alfio e Mena si mettono il cuore in pace e la ragazza di preoccuperà di crescere i figli di Alessi.
‘Ntoni torna a casa, ma il cane non lo riconosce: senso di estraneità a questo mondo perché lo ha tradito e abbandonato. Per indicare la le azioni di ‘Ntoni, il narratore usa il passato remoto per le azioni passate, mentre per indicare le azioni ripetute che si riferiscono ad Alessi, utilizza l’imperfetto. Esiste anche un senso della fatalità: ‘Ntoni si è autoescluso da questo mondo e quindi lui ed Alessi sono coscienti non poter più stare insieme a Aci Trezza.
Da notare il passato remoto che è il tempo mitico di questo mondo.
Alla fine‘Ntoni se ne va. Nell’ultimo capoverso, ‘Ntoni si ferma nella piazza del paese fino all’alba ed assiste alla ripresa della vita. Il ricorso al verbo “cominciare” sta a sottolineare il tempo ciclico, ossia la ripetitività della stessa vita. ‘Ntoni si è autoescluso e ne ha la consapevolezza. Egli è il simbolo della modernità che ha frantumato il mondo arcano che deve abbandonare perché il tempo della storia è inconciliabile con il tempo mitico. Non si rappresenta il lieto fine della storia perché l’equilibrio ricostituito è diverso da quello iniziale; l’ultima pagina è dedicata all’addio di ‘Ntoni per mettere in luce il superamento di questo mondo arcaico. A volte, il narratore adotta il punto di vista dei personaggi dei Malavoglia e mette in luce la 2.a polarità: due diverse categorie di valori inseriti nel romanzo: valori morali e nobili e valori di utile, di interesse e di economicità: bi frontismo o pendolarismo del narratore.
‘Ntoni ha maturato ormai la coscienza che nel mondi di Aci Trezza non può più stare, è consapevole della sua diversità e da questo è derivata la sua esclusione anche se in lui continua a persistere l’attaccamento al mondo arcaico che lo ha visto nascere e crescere.
La partenza di ‘Ntoni è dolorosa e lacerante perché prima di andarsene per sempre rievoca il passato, le sere di una volta, i volti dei familiari che non ci sono più e vicende precedenti.
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