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I Malavoglia


È ambientato ad Aci Trezza, dove anche Luchino Visconti vi girò un film, basandosi sulla storia di Verga. Nella ricostruzione precisa degli ambienti egli ha fatto uno studio di tipo documentario (ha letto e studiato tutto il patrimonio documentaristico della Sicilia di quel tempo). È un romanzo corale, perché da una parte c’è la famiglia dei Malavoglia (che collaborano tra loro) e dall’altra il resto del paese, in opposizione al Mastro-don Gesualdo, dove il protagonista è solo contro tutti.
La vicenda ha inizio nel 1863 e fine nel 1878 ed è possibile tracciare delle coordinate temporali, grazie ai riferimenti storici che l’autore da, tra cui la Battaglia di Lissa del 1866 e l’epidemia di colera del 1867). I Malavoglia sono una famiglia di pescatori, che vivono nella “casa del nespolo” e possiedono una barca, la “Provvidenza”. Il capofamiglia si chiama Padron ‘Ntoni e suo figlio Bastianazzo si sposò con Maruzza, dalla quale ebbe 5 figli, quello più grande è ‘Ntoni, che parte per la leva militare obbligatoria, ma che quando tornò non riuscì a reinserirsi all’interno del contesto familiare. Per iniziativa di Padron ‘Ntoni la famiglia si avventura nell’impresa del trasporto di un carico di lupini comprato a credito dallo zio Crocifisso (tentando così la scalata sociale), che avrebbe garantito alla famiglia un cospicuo guadagno economico, dando la possibilità di pagare la dote di Mena al promesso sposo Brasi, figlio di ricchi pescatori. La barca con il carico naufraga, portandosi via anche la vita di Bastianazzo, così la famiglia si ritrova senza soldi per pagare i debiti e Padron ‘Ntoni è costretto a ipotecare e poi vendere la casa del nespolo, mandando tra l’altro a monte il matrimonio tra Mena e Brasi. Luca morì nella Battaglia di Lissa e successivamente anche Maruzza per un’epidemia di colera. La morte di questi due personaggi rappresenta un doppio lutto nella famiglia. ‘Ntoni, tornato dalla leva, si da al contrabbando e viene incarcerato dopo aver accoltellato il brigadiere Don Michele, che poi si scopre avere rapporti con Lia (figlia di Bastianazzo) che, disonorata, fugge e finisce per prostituirsi. Grazie al suo lavoro il figlio più piccolo, Alessi, riesce a riscattare la casa del nespolo e a ricostruire l’antico nucleo familiare. Sembra un lieto fine anche se non lo è, perché I Malavoglia è il racconto della decadenza di una famiglia (romanzo anti-idillico). Attorno alla famiglia brulica il paese, cinico ed irriverente, sempre presente attraverso i commenti che fa (la logica che muove il popolo è quella dell’interesse economico).

Mastro-don Gesualdo


Ambientato a Vizzini (tra Ragusa e Catania) tra il 1820 e il 1848, il romanzo racconta le vicende di Gesualdo Motta, che diviene ricco e potente grazie alla sua intelligenza e tenacia. Gesualdo passa dal titolo di mastro a quello di don, ossia da lavoratore manuale a latifondista (si comprò tante terre, ossia la roba); sposa una aristocratica in decadenza, chiamata Bianca Trao. Il matrimonio dei due segna l’inizio della rovina di Gesualdo, perché non viene accettato dagli aristocratici ed è anche costretto ad abbandonare l’amante Diodata (che tra l’altro aveva anche figli). Nasce poi la figlia Isabella (che potrebbe non essere sua) che più tardi sposerà il duca di Leyra, che dilapiderà il patrimonio del suocero. Gesualdo muore a Palermo, come ospite non gradito di Isabella.
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