Video appunto: Verga, Giovanni - I Malavoglia: capitolo 11

I personaggi


• tutti i componenti della famiglia Malavoglia
• don Giammaria
• Nunziata
• cugina Anna
• la Locca
Lo spazio
• la casa dei Malavoglia
• la campagna intorno al paese
• i vicoli di Aci Trezza

Commento


Nel capitolo emergono tre avvenimenti importanti, decisivi per i Malavoglia: il colèra, la morte de La Longa, la partenza di ‘Ntoni.
Tuttavia, è soltanto quest’ultimo che assorbe l’economia generale del romanzo a tal punto che esso sembra essere articolato solo in funzione del risultato finale e pertanto il giovanotto, ad un tratto, diventa il protagonista principale. Da notare come lo scrittore insista sul nome di ‘Ntoni al principio di ogni periodo.
Il colloquio che apre il capitolo è condotto con uno stile di sapore teatrale; infatti, sarebbe sufficiente mettere il nome del personaggio davanti ad ogni battuta e la scena acquisirebbe la sua forma compiuta. I rari incisi potrebbero servire da didascalia. è anche una parte del romanzo in cui ciascun personaggio, messo di fronte agli altri, conferma il suo carattere peculiare. Ognuno segue il suo filo del discorso ed è in questo aspetto che il la pagina acquista vivacità. Alla fine, però, tutte le battute convergono perché tutti hanno in cuore il miglioramento della loro condizione.
A proposito del colera, viene spontaneo fare un confronto con I Promessi Sposi. Le differenze sono notevoli perché derivati dai risvolti morali emergenti dalla narrazione. Innanzitutto, ne “I Malavoglia” mancano scene pietose o toccati e soprattutto è assente il concetto di Provvidenza che è “provvida” perché l’epidemia causa la conversione di, tanti personaggi chiave del romanzo che si ravvedono e si riconciliano co Dio. I personaggi di Aci Trezza non hanno bisogno di essere perdonati perché sono anime semplici e ingenue, pur, a volte, nel loro egoismo e la loro lotta per vivere contiene in se stessa elementi del perdono. Tutto sommato, il colèra nemmeno interviene per cambiare la condizione esistenziale dei pescatori, abituati come sono alle tempeste del mare non meno portatrice di sciagure dell’epidemia. La morte di Maruzza è paragonabile al viaggio di ‘Ntoni ed è significativo che di fronte ad un avvenimento tanto emozionante il giovanotto confermi la sua salda decisione di abbandonare la famiglia, malgrado tante pressioni morali ed affettiva. La fermezza del giovane è simile a quella del nonno che non cede all’evidenza dei fatti e mai si arrende.
Riassunto
Il capitolo inizia con ‘Ntoni che, un giorno, nel suo bighellonare lungo le strade del paese, all’osteria, incontra due giovani che si erano imbarcati qualche tempo prima per cercare fortuna ed ora erano ritornati. Egli è colpito dal fatto che raccontavano barzellette alle ragazze e che da ogni tasca del giubbotto spuntavano dei fazzoletti di seta, oltre a spendere senza fare troppa attenzione. Essi sono il simbolo del mondo che il giovane Malavoglia sogna e che egli ha già conosciuto quando era di leva a Napoli.
Tornato a casa, ritrova come al solito, i suoi familiari che da anni fanno sempre le stesse cose: le donne che cambiano la salamoia delle sardine o che stanno a chiacchierare sedute sui o si raccontano delle storie o degli indovinelli. Padron ‘Ntoni è contento che il numero dei barilotti con le sardine salate aumenti di numero perché presto, la loro vendita produrrà un bel guadagno, Ma ‘Ntoni è scettico e pensa solo ai due giovani che in poco tempo hanno fatto fortuna ed esprime il proprio pensiero: quando i Malavoglia avranno faticato per riscattare la casa del nespolo non avranno più di che mangiare e dovranno ricominciare da capo a sudare tutti i giorni. Da quel giorno in poi, ‘Ntoni non pensa che ad una vita senza pensieri e soprattutto senza fatica; la sera, si metteva vicino alla porta di casa con le spalle contro il muro e guardava la gente che passava, in attesa di ricominciare lo stresso lavoro l’indomani e nel fare questo si paragonava all’asino di Alfio Mosca che quando vedeva il padrone prendere il basto, alzava la schiena pronto ad essere bardato. Insomma, era stanco della vita che era costretto a condurre ad Aci Trezza; se ne voleva andare a fare fortuna come i due giovani incontrati. La Longa cercava di dissuaderlo, ma inutilmente. Anche padron ‘Ntoni fa dei tentativi in tal senso, ma invano. La posizione del nonno e del nipote sono completamente opposte: il primo vuole restare ad Aci Trezza, morire nel suo letto, fare per tutta la vita le stesse cose come fanno i passerotti che ogni anno, contenti, vengono a nidificare nel medesimo posto. Ma ‘Ntoni dice chiaramente che non vuole vivere con una catena al collo come un cane, o finire in bocca ai pescecani. Ad un certo punto, pare che padron ‘Ntoni sia più convincente, ricordando la vita di lavoro condotta fino ad allora sia da lui che da Maruzza. Alla fine, ‘Ntoni si mette a piangere perché in fondo il suo cuore era buono, ma il giorno dopo ricomincia da capo. Infatti, tutte le mattina, caricava svogliatamente gli arnesi della pesca, a volte sulla barca si fermava a fissare l’orizzonte al di là del quale sorgevano le città a cui aspirava. La sera, messi in ordine gli attrezzi se ne andava in giro per paese, senza un soldo in tasca, come un cane randagio. Anche La Longa cerca di avere un colloquio con il figlio, cercando di capire il motivo del suo disagio, ma ‘Noti insiste, rassicurandola che tornerà presto e pieno di soldi. La donna è esausta, non ha nemmeno più la forza di piangere e pensa sempre a Bastianazzo e a Luca, che, anch’essi se ne erano andati. Essa ricorda che tutti, nella vita, hanno le loro preoccupazioni, anche i più ricchi e che se, alla fine, ‘Ntoni se ne vuole proprio andare che almeno aspetti che il nonno e lei siano morti e che Alessi abbia cominciato a guadagnarsi la vita. Ma ‘Ntoni è ostinato anche se da quel giorno non parla più di diventare ricco e di partire.
Lo scrittore passa poi ad introdurre gli effetti dell’epidemia di colera.
A Catania scoppia il colera e le persone più abbienti si rifugiano nelle campagne. Queste presenze improvvise crea nei Malavoglia una nuova fonte di guadagno. Le sardine salate si vendevano meno facilmente perché gli sfollati, per paura di essere contagiati, ad essere preferivano la carne e la pasta, tuttavia la Longa faceva il giro delle ville di campagna per vendere le uova ed il pane fresco, arrivando così a mettere qualche soldo da parte. Una volta, rientrando da Aci Castello, essa si sentì improvvisamente talmente stanca che le gambe le cominciarono a tremare e si mise a sedere sul ciglio della strada, nonostante non fosse raccomandabile di avvicinarsi ai muri perché potevano essere infetti. Purtroppo, sullo stesso muretto, poco prima, si era seduto un poveraccio che vi aveva lasciato della sporcizia. È così che La Longa prende il colera e nulla servono le cure di Mena o di Lia. In poche ore la povera donna muore, lasciando fra le lacrime tutti i familiari e lo stesso ‘Ntoni che rimpiange di averle detto di volerla lasciare. Il funerale viene fatto velocemente, per paura del contagio e lo stesso don Gianmaria resta sulla soglia di casa per dare la benedizione. Per un po’ di tempo i Malavoglia restano chiusi in casa, mangiando le riserve e nessuno viene a vedere come stanno, eccetto cugina Anna e Nunziata. Poco a poco, cominciano ad uscire, indossando, in segno di lutto, un fazzoletto al collo, ma tutti cercano di scansarli, eccetto don Michele che, obbligato a fare il suo solito giro di ricognizione, si interessava di Mena e contemporaneamente faceva vedere a ‘Ntoni che non aveva paura di nulla.
La morte di Maruzza, trasforma Mena, che si abitua sempre di più a restare sola con la sorellina Lia e quando non ha niente da fare si mette seduta a guardare il lettuccio vuoto della madre. A volte pensa a compare Alfio, temendo che sia morto di colera abbandonato da tutti. Il colera ha cambiato l’atmosfera del paese: Piedipapera, con fare sospetto, passa qualche volta davanti alla casa dei Malavoglia, zio Crocifisso va a vedere come stanno i debitori per paura che a causa della loro morte il suo debito svanisca e lo stesso don Giammaria va di fretta. Mastro Cirino non si vede più ed è sostituiti da un ragazzo scalzo che suona il campanello. La sola persona che si vede in giro e La Locca, seduta davanti alla casa del nespolo o in attesa che le barche rientrino dalla pesca.
Come previsto, il colera finisce, ma arriva la fame perché la vendita del pesce si fa più difficile e il gruzzolo dei Malavoglia si assottiglia. ‘Ntoni, riprende il suo progetto di andarsene a tutti i costui, anche se il nonno gli ricorda di aver promesso alla madre di vigilare su Mena. Alla fine, padron ‘Ntoni dice a N’toni di andarsene pure, tanto non ha più né padre, né madre a fin che vivrà ai ragazzi ci penserà lui poi dopo tutto sarà nelle mani del signore.
Allora Mena, inizia mettere in ordine la roba di ‘Ntoni nell’ottica della partenza, piangendo come se non lo dovesse vedere più. Successivamente, padron ‘Ntoni chiama il giovane per dargli le ultime raccomandazioni prima della partenza, gli dà un po’ di soldi e gli cede il suo tabarro foderato di pelle, tanto lui è vecchio e non ne ha più bisogno.
Quindi ‘Ntoni parte col suo fagotto sulle spalle, proprio come aveva fatto, a suo tempo, il padre di Nunziata.