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Albero genealogico

Padron ‘Ntoni = nonno
Bastianazzo = figlio, Maruzza = moglie
Giovane ‘Ntoni = Si distacca dalla famiglia (tradisce i valori della famiglia)
FilomenaLuca (Mena) = Rinuncia a sposarsi per non portare avanti la famiglia
Luca = Muore nella battaglia di Lissa
Lia = Tradisce il marito con Don Michele, dopo aver perso l’onore, diventa una prostituta (tradisce i valori della famiglia)
Alessi = Diventerà l’erede.

Il primo romanzo del ciclo dei vinti, è costituito dai Malavoglia (1881); è composto da 15 capitoli. Tratta di una famiglia di ceto medio pescatori e proprietari terrieri siciliani, i Toscano, soprannominati "Malavoglia" in quanto erano una famiglia di buona voglia, ma all'epoca si usava dare soprannomi per contrasto. Vivevano ad Aci Trezza, e possedevano una barca, la Provvidenza. È un termine ironico, in quanto non verranno mai aiutati della Provvidenza, Inoltre Verga non crede in essa, ha una visione atea. Nel 1863, il giovane 'Ntoni, di soli 20 anni, deve partire per 3 anni, a causa del servizio militare. La famiglia, viene dunque privata del lavoro del ragazzo, che dava un notevole contributo di forza economica e di forza lavoro. A questo, si aggiunge una cattiva annata per la pesca, ed il fatto che la figlia maggiore, Mena, abbia bisogno della dote per sposarsi. Padron 'Ntoni, per superare le difficoltà, pensa di intraprendere una piccola impresa commerciale. Verga era a conoscenza delle condizioni in cui si trovavano le famiglie a causa dell'allontanamento dei figli in seguito al servizio militare, grazie allo studio dell'Inchiesta del Mezzogiorno (1876). Padron 'Ntoni compra dunque un carico di Lupini (cereali coltivati nel sud Italia) a credito, dall'usuraio zio Crocifisso, per rivenderli in un porto vicino. In questo modo, Verga Dimostra come anche le città più sperdute, vengano toccate dal progresso. La barca, però, naufraga in una tempesta; Bastianazzo muore, il carico va perduto. I Malavoglia, oltre ad essere colpiti negli affetti, si trovano dunque di fronte al debito da pagare; comincia da qui una serie di sventure: la casa viene pignorata. Luca muore nella battaglia di Lissa, durante la terza guerra d'indipendenza; la madre Maruzza viene uccisa dal colera; la nave "Provvidenza", viene recuperata è riparata, ma naufraga di nuovo, dunque I Malavoglia sono costretti a salare le acciughe presso altri, non gestendo più una loro impresa. In questo modo crolla l'ideale dell'ostrica; la famiglia non è più attaccata ai valori tradizionali, in cui ciascuno pensava altruisticamente all'altro; come l'ostrica è attaccata allo scoglio. La sventura disgrega il nucleo familiare. Il giovane 'Ntoni, dopo essere stato 3 anni a Napoli, a causa del servizio militare, ha conosciuto la

vita delle grandi città, dunque non si riconosce più nella sua famiglia, e comincia a frequentare l'osteria e le cattive compagnie. Adesso è più legato al mondo moderno, e rimane coinvolto nel contrabbando; una volta in cui viene sorpreso, accoltella una guardia doganale. Questo atto è spinto anche dei motivi di rivalità a causa di donne, e dai motivi di Onore in quanto don Michele corteggia la sorella minore, Lia. Al processo, 'Ntoni ottiene una condanna mite, a causa delle attenuanti d'onore, Ma Lia, ormai disonorata, fugge dal paese e finisce in una casa di malaffare in città (diventa una prostituta). A causa del disonore caduto sulla famiglia, Mena non può sposare Compare Alfio. Il vecchio padron 'Ntoni, a causa di tutte queste sventure, muore in ospedale. Alessi, riesce a riscattare la casa del nespolo, una casa di famiglia in cui era presente un albero di Nespolo, e continua il mestiere del nonno. Il romanzo si conclude con una scena emblematica- Il giovane 'Ntoni, dopo 5 anni esce di prigione, vorrebbe reinserirsi nella famiglia, ma non riesce, dunque si allontana. In questo modo termina la continuità generazionale che porterà alla fine del nome dei Malavoglia, alla fine dell'ostrica.

I Malavoglia, periodo storico

Rappresentano la vita di un mondo arcaico, chiuso in ritmi di vita tradizionali, che si modellano sul ritorno ciclico delle stagioni. La storia viene intesa come progresso, il progresso sta venendo in tutta l'Italia, ed è rappresentato dallo stato unitario, dall'unità d'Italia. L'azione, infatti, ha inizio nel 1863, l'anno successivo all'unificazione. Dimostra come il piccolo villaggio siciliano si ha investito da rapide trasformazioni. La storia e la modernità, si possono riconoscere nella leva militare, che allontana il figlio dall'unità familiare, mettila in crisi. A causa dell'allontanamento del figlio 'Ntoni, sono costretti ad intraprendere una nuova attività, ma in seguito al fallimento di quest'ultima, divennero nullatenenti, e furono costretti a salare le acciughe.

Contrapposizioni

Il giovane 'Ntoni, è uscito dall'universo chiuso del Paese, ed è venuto in contatto con la civiltà moderna presente a Napoli. Non riesce più a riadattarsi alla sua vita precedente. Entra dunque in conflitto e in contrapposizione con il nonno, che rappresenta lo spirito tradizionalista, l'attaccamento ad una visione e a dei valori arcaici. Viene dunque meno l'ideale dell'ostrica, e la famiglia si disgrega. Alla fine, Alessi riuscirà a ricomporre un frammento dell'Antico nucleo familiare, anche se la maggior parte dei personaggi sono morti. L'apparente lieto fine, continua Inoltre con la partenza di 'Ntoni dal villaggio, creando un finale emblematico. Il personaggio che inizialmente aveva messo in crisi quel sistema, adesso si allontana vero il progresso.

Superamento dell'idealizzazione romantica


Verga proietta sui Malavoglia e propri ideali legati alla tradizione rurale, ma in realtà, questo mondo è qualcosa di negativo, in cui tutti devono lottare per la sopravvivenza. Crea dunque un’opera realista con un’idealizzazione romantica.
Nella prima parte del suo pensiero, emerge in Verga una componente di nostalgia romantica per la realtà della campagna, ma il termine si avrà il superamento di tali tendenze.

Il mondo arcaico e l'irruzione della storia


Capitolo 1 In quest’opera, realizza pienamente il rapporto tra la forma e il contenuto. Mostra come alcuni personaggi continuino a condividere gli ideali tradizionali, mentre altri vengono traviati. Queste sono le pagine di apertura del romanzo. Il narratore è interno, e finge che il lettore conosca già i luoghi, dunque non li presenta. Un tempo, i Malavoglia erano numerosi come i sassi ad Aci Trezza, erano anche ad Aci Castello e ad Ognina, paesini sulla costa a nord di Catania. erano pescatori, molto laboriosi, al contrario di quello che evince dal cognome (all’epoca si davano soprannomi per contrasto, per antifrasi). In realtà, si chiamavano “Toscano”, ma sono sempre stati conosciuti come “Malavoglia”, e come proprietari di barche e case. Adesso, rimanevano ad Aci Trezza, solo i Malavoglia di Padron ‘Ntoni, i proprietari della casa del nespolo e della barca “Providenza”, ormeggiata sulla spiaggia vicino alla “Concetta” di zio Cola, e alla barca di padron Fortunato Cipolla. Le varie burrasche che avevano disperso i Malavoglia, erano passate sulla casa del Nespolo e sulla Provvidenza senza fare danni eccessivi. Padron ‘Ntoni, usando un proverbio, diceva che ciò era stato possibile in quanto “per menare il remo, bisogna che le dita si aiutino l’un l’altro” (utilizza speso proverbi, questo si riferisce all’ideale dell’ostrica, all’unità familiare). Diceva anche che gli uomini sono come le dita della mano, il dito grosso deve far da dito grosso e il dito piccolo da dito piccolo. La famiglia di Padron ‘Ntoni era appunto come le dita di una mano:
* Padron ‘Ntoni, figura patriarcale che aveva auorità assoluta
* Bastiano, suo figlio, detto Bastianazzo perché era grande come il San Cristoforo dipinto sotto l’arco della pescheria della città; se Padron ‘Ntoni gli ordinava qualcosa, lui eseguiva immediatamente l’ordine. Qando morirà, verrà meno la stabilità familiare, aveva sposato una donna in quanto gli avevano detto di farlo
* Maruzza, era infatti la moglie, detta “La Longa” in quanto era bassa; tesseva, salava le acciughe, e si occupava dei figli.
I nipoti erano, in ordine di anzianità:
* Il giovane ‘Ntoni, un bighellone di 20 anni che ancora oggi prendeva degli scappellotti dal nonno (era traviato).
* Luca, che aveva più giudizio del grande
* Filomena, detta Mena, soprannominata “Sant’Agata”, perché stava sempre al telaio (la donna doveva svolgere solo i lavori domestici, secondo i valori tradizionali).
Si diceva infatti “donna di telaio, gallina di pollaio e triglia di gennaio” per indicare che sono preferibili la donna laboriosa, la gallina allevata nel pollaio, e la triglia pescata a gennaio.
* Alessio, conosciuto come Alessi
* Rosalia, conosciuta come Lia, che ancora non era né carne, né pesce.
Quando la domenica andavano a messa, l’uno dietro l’altro, sembrava una processione. Padron ‘Ntoni era a conoscenza di molti motti e proverbi antichi incentrati sul senso del dovere, dell’obbedienza e del sacrificio, che riassumono l’ideale dell’ostrica, di accontentarsi delle proprie condizioni. Vengono introdotti nuovi personaggi, come Don Silvestro, consigliere comunale; poi si corrompe e diventa l’usuraio dei Malavoglia. Si dice infatti che avrebbero reso Padron ‘Ntoni consigliere, se Don Silvestro non avesse inventato che egli era un “codino marcio” (i sostenitori dell’antico regime portavano il codino) che voleva il ritorno di Francesco II di Borbone, Re di Napoli che aveva perso il regno dopo la spedizione dei mille. Padron ‘Ntoni, non conosceva neanche di vista Francesco II, non era interessato alla politica, ma solo agli affari di casa.
Alla riga 45 comincia la vera narrazione, prima sono stati descritti i personaggi. Irrompe la storia, c’è l’Unità d’Italia che creò un nuovo Stato e nuovi doveri, introducendo la leva militare, provocando disgregazioni in famiglia. Nel dicembre 1863, il giovane ‘Ntoni era stato chiamato per la leva di mare. Padron ‘Ntoni si era recato allora dalle autorità del Paese perché c’era qualcuno che avrebbe potuto aiutarli (il narratore si colloca allo stesso livello dei personaggi). Don Giammaria, il vicario del parroco, gli aveva detto che doveva stargli bene così, in quanto quello era il risultato dell’insurrezione causata dalla spedizione di Garibaldi (è nostalgico del regno dei Borboni). Don Franco lo speziale, era un farmacista progressista di ideologia liberale. Affermava la volontà di creare una Repubblica allo scopo di eliminare il servizio militare e le Tasse. Padron ‘Ntoni, lo pregava dunque di fargli presto la Repubblica, prima che il nipote partisse. Don Franco si arrabbiò perché lui la Repubblica non l’aveva in tasca, mentre Don Silvestro rideva, e gli disse che corrompendo attraverso il denaro, si poteva trovare a suo nipote un difetto tale da non farlo arruolare. Per sfortuna, però, il giovane ‘Ntoni non aveva difetti, dunque quando il medico lo visitò, gli disse che aveva i piedi piatti come pale di ficodindia, molto utili per lavorare sulle barche in certe giornate, dunque venne arruolato. Mentre i giovani erano condotti nell’alloggiamento militare, ricordava al figlio di tenersi sempre addosso la maglietta della madonna; i Malavoglia facevano parte di una confraternita, quindi gli disse di indossare il vestito della maddalena sotto il suo, come portafortuna, e di mandarle notizie appena possibile. Il nonno, non diceva nulla, ma sentiva un groppo in gola, ed evitava di guardare in faccia la nuora. Tutti ritornarono ad Aci Trezza in silenzio. Bastianazzo si era sbrigato velocemente dal togliere gli ormeggi alla Provvidenza, per aspettarli all'inizio della strada; quando vide tornare la famiglia col viso Mozzo e le scarpe in mano per non consumarle, torna a casa in silenzio con loro.
Maruzza andò subito in cucina, e padron 'Ntoni disse al figlio di andare a consolarla. Apparentemente, padron 'Ntoni sembra insensibile, ma comprende che la nuora è triste per la mancanza del figlio. Il giorno dopo, tornarono tutti alla stazione di Aci castello, per vedere passare i giovani che andavano a Messina, aspettando più di un'ora dietro lo stecconato insieme a tutto il resto della folla. Quando giunse il treno, video tutti i ragazzi che avevano la testa fuori dagli sportelli, come i buoi che vengono condotti alla fiera. I canti, le risate e il baccano, erano tali che sembrava di essere ad una festa patronale, e fra tutta quella folla ci si dimenticava del dolore. A salutare il giovane 'Ntoni, era venute anche Sara, figlia di comare Tudda. Lei era innamorata del giovane, ed era andata a salutarlo con la scusa di dovermi alzare l'erba per il vitello. C'era anche comare Venera la Zuppidda (zoppetta; il nonno era zoppo). Spesso le donne mettevano in cattiva luce le altre, allo scopo di conquistare più ricchi del paese. Venera la Zuppidda, infatti, parlava male di Sara. Il giovane 'Ntoni saluto Sara con la mano, e lei rimase con la falce in mano a guardare finché il treno non si mosse. Maruzza, pensava che quel saluto fosse rivolto a lei, dunque ogni volta che vedeva Sara nella piazza o al lavatoio, le volta le spalle. Il treno parte fischiando, facendo tanto rumore da mangiarsi i canti e gli addii, e dopo che la gente curiosa si era dileguata, rimasero solo delle donne e qualche uomo, che si tenevano ai pali dello stecconato senza sapere perché. Dopo un po' di tempo, si dispersero anche loro; Padron 'Ntoni, comprese che la nuora fosse triste e addolorata per la partenza del figlio, dunque le pagò 2 centesimi di acqua con limone, una bevanda semplice.
CAPITOLO 11 Un giorno, il giovane ‘Ntoni, incontrò due uomini che tempo prima erano emigrati per cercare fortuna, recandosi ad Alessandria d’Egitto e a Treviso. Ora erano tornati, e dopo essere diventati ricchi, passavano il loro tempo alle osterie di compare Naso, o di Padron Cipolla, a raccontare barzellette alle ragazze; avevano anche dei fazzoletti di seta nelle loro tasche. Quando invece il giovane ‘Ntoni tornava a casa, trovava solo sua madre e le sue sorelle che salavano le acciuhe, raccontando barzellette ed indovinelli per passare il tempo. I bambini le ascoltavano, nonostante la stanchezza, e Padron ‘Ntoni mentre controllava il lavoro, giudicava gli indovinelli e le barzellette. Il giovane ‘Ntoni, racconta dei due forestieri incontrati, del fatto che avessero molto denaro e fazzoletti di seta. Disse che avevano visto città così grandi che Aci Trezza e Aci Castello insieme, non sono niente a confronto. Anche il giovane ‘Ntoni era venuto a conoscenza di questo mondo durante il servizio militare. Afferma infatti che l’uomo, in quell’ambiente, si diverte, non sala le acciughe, e le donne hanno bei vestiti e molti anelli, e pensano a trovarsi un marito. Queste città però, devono essere grandi almeno quanto Catania, in cui una persona si perde se non c’è mai stata, e in cui soffre a camminare fra 2 mura, senza mai vedere il mare o la campagna. Le ragazze lo guardavano con gli occhi sgranati mentre raccontava questa storia, mentre il nonno lo ascoltava con attenzione, come per gli indovinelli.
Il nonno disse che in quei Paesi ci andò anche il nonno di Cipolla, ma dopo essere diventato ricco non tornò più al suo paese, mandò solo i soldi alla famiglia. Maruzza, nel frattempo, propone un indovinello “due lucenti, due pungenti, quattro zoccoli e una coda”; Lia rispose subito “il bue”. Anche il giovane ‘Ntoni vorrebbe fare questa fine. Il nonno gli disse di non pensarci in quanto c’erano le acciughe da salare, mentre la madre non disse nulla, affranta dal pensiero dei giovani che partono davanti ai loro occhi e non torneranno più. Mentre i barili si allineavano, Padron ‘Ntoni disse che si sarebbero tutti trasformati in denaro; ironicamente, il giovane 0Ntoni rise, in quanto con quel denaro non si sarebbe potuta garantire un’esistenza dignitosa come quella dei forestieri. La cugina Anna disse che chi avrebbe mangiato quelle acciughe salate, sarebbe stato un principe bello come il sole. Questo, dopo aver camminato un anno, un mese e un giorno, si sarebbe recato, con il suo cavallo bianco, presso una fontana incantata di latte e miele; qui Mena, la figlia, aveva perso un ditale nella fontana riempiendo la bocca, ma era stato riportato in quel luogo. Il principe avrebbe bevuto dal ditale di Mara, e si sarebbe innamorato di lei. Camminerà allora, un altro anno, un altro mese ed un altro giorno, fino a quando arriverà al lavatoio, in cui Mara starà facendo il bucato. Il principe la sposerà, e la porterà con sé al castello. Alessi ascoltava attentamente, quasi riuscisse ad immaginarsi la scena. Chiese dove avrebbe portato Mena e la cugina Anna gli rispose “molto lontano”.
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