Ominide 1125 punti

X Agosto

La lirica si apre con la descrizione di una notte chiara in cui voci, presenze arcane e sussulti rimandano a una sottile trama di corrispondenze; l’atmosfera, inizialmente serena e quasi incantata, si fa via via inquietante, densa di mistero. Il poeta ode venire dai campi la voce di un assiuolo e il cuore sembra trovare in essa l’eco della sua angoscia, un’angoscia misteriosa, un senso di morte.
L’assiuolo è un piccolo rapace notturno tipico della Toscana che emette un suono luttuoso, quasi fosse un cupo lamento; simbolicamente è considerato un uccello del malaugurio.
La natura si carica di nuovo di significati simbolici luttuosi che si accordano con i dolorosi ricordi del poeta e rinviano al mistero incomprensibile della morte.
È notte fonda ma il poeta parla di alba che rimanda all’infanzia: sottintende il confronto tra realtà (notte) e infanzia (alba).
Il mandorlo e il melo sono antropomorfizzati ma sono anche sineddoche perché indicano tutta la natura. Hanno fiori bianchi.

La domanda iniziale “dov’era la luna?” (non si vede per l’alba) è spiegata nei versi 9-10: le stelle sembrano inverse in un cielo lattiginoso (nebbia).
L’anafora dei versi 11-12-13 sembra stabilire una corrispondenza tra i suoni della natura e le sensazioni del poeta.
VOCE-SINGULTO-PIANTO DI MORTE è un climax ascendente, le sensazioni negative prendono il sopravvento e sembrano suggerire che la natura cela in sé un segreto luttuoso, l’inevitabile perdita dei cari.
Il componimento è in apparenza costruito su una serie di immagini tra loro slegate, accostate senza un preciso ordine logico ma soltanto sulla base di corrispondenze analogiche. In realtà la lirica è strutturata in strofe tripartite: i primi 4 versi di ogni strofa trasmettono immagini serene e vitalistiche, mentre nei 4 versi seguenti queste note positive vengono negate da notazioni che trasmettono inquietudine e turbamento. Alla fine di ogni strofa si richiude il “chiù”.
La sintassi volutamente disgregata rinuncia a stabilire i collegamenti logici e si limita ad appostare, per coordinazione. L’impressione di indeterminatezza è suggerita dall’uso di metonimie, da indicazioni di luogo indefinite e dall’uso dei puntini di sospensione.
Di strofa in strofa si passa a una crescente inquietudine del poeta che nella strofa finale tocca il culmine: il frinire delle cavallette viene paragonato al suono dei “sistri”, strumenti musicali utilizzati del rito dai seguaci di Iside, dea della morta e della resurrezione nell’Antico Egitto. Il poeta si chiede dunque se i misteriosi suoni gli possono permettere di varcare le “invisibili porte” che separano il mondo dei vivi da quello dei defunti; ma di fronte alla morte ogni possibile consolazione sembra preclusa e la lirica si chiude sul desolato pianto di morte.

Hai bisogno di aiuto in Giovanni Pascoli?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email