Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855. Il padre, amministratore di una tenuta dei principi Torlonia, fu ucciso il 10 agosto 1867 da due assassini rimasti ignoti. Fu questo il primo trauma subito dal piccolo Pascoli. A breve seguirono la morte della madre, della sorella maggiore e del fratello Luigi. La famiglia negli anni si era inoltre impoverita. Pascoli poté studiare solo perché ottenne una borsa di studio e fu seguito e stimato da Giosue Carducci, docente all'Università di Bologna. Durante gli studi universitari, Pascoli si avvicinò alle idee del movimento anarchico-socialista di Andrea Costa e partecipò ad alcune manifestazioni, finché fu arrestato. La prigionia, che durò un paio di mesi, fu un'esperienza durissima che lo fece cadere in una grave depressione. Dopo l'assoluzione, Pascoli ottenne la laurea e iniziò a insegnare. Rifiutò per sempre l'azione politica e maturò vaghi ideali di solidarietà e di indeterminato umanitarismo, con un vero orrore per la violenza; anche la sua aspirazione alla pace fu connotata da questa vaghezza.

Nel 1887, grazie al suo stipendio, Pascoli riuscì nell'intento di ricostituire quel che rimaneva della sua famiglia. Iniziò la collaborazione con le sorelle Ida e Maria, un legame molto intenso, con aspetti anche morbosi. Una grave crisi ci fu nel 1895 quando Ida si sposò. Maria decise invece di dedicarsi al fratello, tanto che Pascoli stesso ruppe il fidanzamento con una cugina a causa della gelosia della sorella. Sempre nel 1895 il poeta prese in affitto una casa con un podere a Castelvecchio di Barga, avverando il suo sogno di vivere a contatto con la natura. Solo nel 1902 poté comprare la casa con i suoi risparmi e il ricavato dei premi poetici vinti.
Pascoli pubblicò nel 1891 la prima raccolta di poesie, dal titolo Myricae, recensita favorevolmente da D'Annunzio e ampliata in una serie di edizioni successive. Nel 1897 pubblicò i Poemetti, a cui seguirono i Canti di Castelvecchio e i Poemi conviviali. L'autore fu inoltre forse il maggiore poeta moderno in lingua latina: dal 1892, per ben tredici volte vinse la medaglia d'oro al concorso internazionale di poesia latina di Amsterdam. Via via, la fama di Pascoli cresceva. Nel 1903, dopo aver insegnato per qualche anno a Messina, ottenne il trasferimento all'Università di Pisa e nel 1905 accettò la cattedra di Letteratura italiana all'Università di Bologna, che era stata di Carducci. Il nuovo ruolo lo spinse, sull'esempio del maestro, ad assumersi, anche se malvolentieri, molti impegni pubblici. La sua stessa poesia andava assumendo toni celebrativi e ufficiali, come dimostra la raccolta Odi e Inni del 1906. Dal socialismo rivoluzionario degli inizi, Pascoli approdò a una totale adesione allo status quo dell'epoca. In nome del suo generico umanitarismo, approvò anche l'espansione coloniale italiana in Libia, nella quale vedeva un modo per dare sbocco alla forza lavoro italiana, senza considerare i lutti che le guerre portano alle popolazioni. Morì nel 1912.

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