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La vita di Pascoli

Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna nel 1855 e fu il quarto di 10 figli.
Compì studi classici al Collegio dei Padri Scolopi di Urbino.
La sua vita però fu segnata da un evento tragico che avvenne il 10 agosto del 1867, ovvero la morte del padre, Ruggero Pascoli. Successivamente morirono anche la sorella Margherita il fratello Luigi e la madre Caterina Vincenzi Allocatelli.
Il resto della famiglia si stabilì quindi a Rimini e Giovanni terminò gli studi a Firenze.

Frequentò poi l'Università di Bologna dove fu allievo di Giosuè Carducci grazie ad una borsa di studio che poi gli venne tolta a causa della sua partecipazione a movimenti socialisti e anarchici, che gli costò anche una condanna di tre mesi di carcere.
Dopo questa esperienza abbandona la vita politica e si dedica agli studi. Si laurea a 27 anni e inizia ad insegnare nei licei. Andò a vivere insieme alle sorelle Ida e Maria con le quali ricreò il “nido” familiare distrutto dell'infanzia.

Si trasferì poi a Livorno, dove pubblicò la prima raccolta di poesie “Myricae” e successivamente si trasferì a Castelvecchio di Barga con la sorella Maria in seguito al matrimonio della sorella Ida.
lo stesso anno in sogno all'Università di Messina e successivamente a quella di Pisa e di Bologna. pascoli appoggiò l’espansione coloniale dell'Italia in Libia, pronunciando molti discorsi in favore della guerra, prima di morire il 6 aprile del 1912 a causa di un tumore al fegato.

Le opere

Le raccolte poetiche

Myricae
È la sua prima raccolta di poesie, il cui titolo richiama un verso di Virgilio: “non omnes arbusta iuvant umilesque Myricae” (“Non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici”).
La raccolta infatti racchiude temi
- familiari e campestri,
- le piccole cose di tutti i giorni
- e gli affetti più intimi.
Inoltre presente il tema del dolore, del “nido” e dei lutti familiari che hanno colpito il poeta.
Da notare inoltre lo sperimentalismo sia a livello fonico che sintattico e metrico (che riprenderà nelle raccolte successive).


Primi poemetti e Nuovi poemetti
I Primi poemetti narrano la vita semplice e agreste di due sorelle, Rosa e Viola (che richiamano per alcuni tratti le sorelle del poeta), in cui Pascoli celebra i valori della vita campestre.
La forma metrica utilizzata è il poemetto in terzine dantesche.

I Nuovi poemetti hanno lo stesso filone tematico dei Primi poemetti e la stessa forma metrica; si distinguono solamente per la costruzione più articolata e lo stile alto.

Canti di Castelvecchio
Dedicati alla madre defunta, trattano sempre temi campestri e familiari.
Costituiscono il proseguimento della raccolta Myricae e sono ricche di musicalità e giochi fonici ben studiati.

Poemi conviviali
sono 20 poemetti che riprendono diverse tematiche delle opere precedenti, richiamando stavolta al mondo classico in quanto si rievocano miti e personaggi del mondo greco e romano (da qui si nota l’influenza del classicismo di Carducci), che in Pascoli assumono però un profilo decadente (li ritrae ansiosi, incerti e ossessivi).

Odi e inni
canta la patria, esaltando chi partecipa alla campagna coloniale in Africa.

Canzoni di re Enzio, poemi italici, poemi del Risorgimento
sono opere di ispirazione civile e patriottica.


Le poesie latine e i saggi

Carmina
Sono poesie scritte in latino in occasione del concorso di poesia latina di Amsterdam.
Comprendono 30 poemetti e 71 componimenti più brevi.

Il fanciullino
Tra i suoi saggi è il più importante.
Qui Pascoli esprime i tratti più originali della sua poetica:
per Pascoli in ogni uomo vive un “fanciullino” capace di “vedere tutto con meraviglia” e di capire l’essenza delle cose. Per tanto il vero poeta lui lo identifica con questo fanciullino che è in grado di esprimere il suo pensiero così come farebbe, appunto, un bambino, cioè in modo semplice e chiaro.

La critica letteraria
Saggi su Leopardi, Manzoni e soprattutto Dante

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