Giovanni Pascoli nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna(in provincia di Forlì),località che oggi,in suo onore, si chiama San Mauro Pascoli. La famiglia dimora presso la tenuta La Torre dei principi Torlonia, dove Giovanni, quarto di dieci fratelli, trascorre gli anni felici dell'infanzia,prima che la sua vita venga sconvolta da una serie di lutti famigliari che segneranno tutta la sua esistenza: all'uccisione del padre, assassinato con una fucilata sulla via di ritorno a casa, seguiranno a breve distanza la morte della madre,di una sorella e di due fratelli. Costretto, per motivi economici, ad abbandonare il collegio che stava frequentando, si trasferisce con i fratelli a Rimini e, grazie all'aiuto di uno di questi, Giacomo, riesce a terminare il liceo.
Ottiene una borsa di studio per l'iscrizione alla facoltà di Lettere dell'Università di Bologna dove,allievo di Giosuè Carducci,a ventisei anni consegue la laurea prima di liceo e poi di università,a Bologna, Messina e Pisa.Dopo il matrimonio della sorella Ida stabilisce la sua dimora a Castelvecchio presso un'altra sorella, Maria.

Nel 1905 succede a Carducci alla cattedra di letteratura italiana. Muore nel 1912 a Bologna.
Le sue opere più importanti sono:
-Il fanciullino(1897), saggio in cui espone Pascoli il suo programma poetico;
-Myricae(1891-1903), raccolta di poesie omogenee per emtrica e tematica,incentrati sulla vita umile e quotidiana;
-Canti di Castelvecchio(1903), raccolta di liriche in cui vengono ricordati momenti dolorosi della sua vita;
-Poemi conviviali(1904),componimenti in cui vengono rievocati episodi e personaggi mitologici e dell'antichità;
-La grande proletaria si è mossa(1911), discorso pronunciato a Barga il 29 settembre in onore dei caduti e feriti della guerra in Libia.
I lutti e le tragedie famigliari, insieme alla contraddizione e ai conflitti dell'epoca, lasciano un segno indelebile nell'animo del poeta e condizionano profondamente la sua visione dell'esistenza:il male, le ingiustizie, la morte affliggono a vita dell'uomo che non trova consolazione né nella fede cristiana, né nella scienza, incapace di spiegare il mistero del mondo.
Secondo il poeta in ogni uomo è nascosto un fanciullino fantasioso e ingenuo,che viene però messo a tacere dall'età adulta, quando prevale la razionalità. Solo i poeti riescono a liberare il fanciullino che guarda il mondo con occhi innocenti e che è capace di stupirsi e di commuoversi anche davanti alle piccole cose di ogni giorno.
E' questa la poetica del fanciullino,esposta da Pascoli in un testo apparso sulla rivista il Marzocco nel 1097.Attraverso la metafora del poeta-fanciullino, Pascoli ci dice che cosa è la poesia:scoperta e stupore per le piccole e umili cose quotidiane che nei versi acquistano un significato simbolico,allusivo.
Il poeta-fanciullino ha anche il compito di svelare la bontà e il senso di solidarietà che dovrebbero appartenere a tutto il genere umano.Pertanto la poesia riveste anche una funzione moralizzante e consolatoria.
Il linguaggio di Pascoli è molto innovativo,più suggestivo che realistico,creato accostando vocaboli quotidiani con un'evidente forza emotiva, sottolineata costantemente nella musicalità delle parole e arricchita dalle ricorrenti onomatopee,con termini ricercati, specialistici, letterari. Pascoli rifiuta gli schemi metrici della poesia tradizionale, cari a Carducci e dà vita a strofe e versi di inedita misura.

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