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Il fanciullino (1900) è considerata la più importante dichiarazione poetica pascoliana, se non addirittura dell’intero decadentismo italiano.
Pascoli affronta il tema dell’impotenza dell’uomo di fronte ai mali del mondo e afferma che dentro di noi esiste un fanciullino che, al contrario dell’adulto, riesce a stupirsi guardando il mondo, si emoziona e prova entusiasmo di fronte alle cose più semplici, ingrandisce le piccole cose e viceversa, assumendo dunque un punto di vista differente, metafora della poesia che ci libera dagli automatismi, e scopre le segrete relazioni tra le cose (collegandosi così alla poetica delle “corrispondenze” di Baudelaire) .
Alla linea 7 il poeta scrive “egli [il fanciullino] vi tiene fissa la sua antica serena meraviglia”. Queste tre parole sono molto significative, infatti rappresentano lo stupore del fanciullo dovuto alla mancanza di strumenti per analizzare con razionalità la realtà che lo circonda, coinvolgendolo completamente ed è per questo motivo che lo chiama moderno “Adamo” (linea 40), poiché vede le cose come nuove, senza mediazione alcuna (“mette il nome a tutto ciò che vede e sente”, linea 40). Analizzando più approfonditamente, l’aggettivo “antica” si può ricondurre ai suoi sinonimi “primordiale, primitivo”, indicando che reagisce con la fantasia, e “ancestrale”, indicando che, come l’uomo antico ha inventato il mito perché non conosceva, il fanciullino vuole entrare in contatto con il mistero; l’aggettivo “serena” può essere sostituito dai sinonimi “tranquillo, limpido”, infatti, come sostenevano i poeti classici, la poesia rende limpida e dicibile la torba intima dell’uomo. Senza tornare tanto indietro nella storia, è possibile collegare il fanciullino agli studi di un celeberrimo psicologo e psicanalista contemporaneo al poeta romagnolo, ossia Freud e la sua idea di “Es”, che in questo caso viene liberato dal poeta con la limpidezza della poesia che può essere a sua volta comparata al “sogno” di Freud, poiché entrambi parlano in simboli. Il fanciullino viene allontanato con vergogna dal giovane, che cerca di dimenticare il proprio passato da bambino, diversamente l’adulto instaura dei dialoghi con esso, rispondendogli con razionalità, “a tono e grave” (linea 16), mentre il piccolo che è in noi “è assai dolce ad ascoltare” (linea 17), perché autentico e innocente. Il fanciullino ha ulteriori ammirabili qualità: “rende tollerabile la felicità e la sventura” (linea 28), facendone dei ricordi ugualmente soavi e “fa umano l’amore” (linea 29), inibendo l’amore sessuale, rendendolo innocente amore fraterno, chiaro richiamo alla visione del poeta, in un certo modo sessuofobica, delle relazioni fra uomo e donna.

Fondamentale in questo documento è il concetto di poesia lasciatoci in eredità dal poeta: la poesia viene percepita come ancora di salvezza, poiché religione, scienza e filosofia hanno fallito (ammissibile il richiamo alla filosofia nietzschiana “Dio [le verità assolute] è morto!”) e come conoscenza pre-razionale. Come disse lo stesso Pascoli “La poesia, per ciò stesso che è poesia, senz'essere poesia morale, civile, patriottica, sociale, giova alla moralità, alla civiltà, alla patria, alla società. Il poeta non deve avere, non ha, altro fine che quello di riconfondersi nella natura” : la poesia consola e rende limpido l’animo per il semplice fatto che è poesia, che sia essa di carattere patriottico o sentimentale, e il poeta prende le distanze dai poeti che hanno corrotto la vera essenza della poesia, in conclusione la poesia ha un fine autonomo e indipendente.

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