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Myricae (1891, prima edizione; 1903, edizione definitiva)


Il nome dell’opera deriva dalla quarta bucolica di Virgilio, specificatamente da un verso in cui il poeta scrive: “Non omnes ivvant, sed humiles myricae”. Le myicae, o tamerici in italiano, sono dei piccoli arbusti che crescono nelle pinete; per questo motivo, il verso vuole affermare che a non tutti gli uomini piacciono le poesie importanti, ma quelle quotidiane, definite da Pascoli “delle piccole cose”, poiché danno una suggestione particolare. Infatti il poeta scegli un lirismo quotidiano per questa raccolta, rifacendosi alla tradizione classica e a modelli italiani come Carducci. I componimenti sono vari in strutture strofiche e metriche, ma sono accumunati da un sentimento quasi impressionista, trattando di temi di vita quotidiana sinteticamente e con rapidità. I temi principali trattati da Pascoli, sono quelli della Natura, vista come consolatrice del dolore umano; della morte; e l’infanzia. Nella Prefazione dell’edizione del 1894, Pascoli chiarisce il suo desiderio di delineare un viaggio simbolico dal presente al passato, soffermandosi spesso sulla morte del padre, e sulla malvagità dell’Uomo e della vita sociale, in confronto alla bontà della Natura. Si crea così un’opposizione tra il nido, il sogno; e una realtà negativa.

I Canti di Castelvecchio (1903)


Questa raccolta è una continuazione formale con la precedente Myricae. Essa è tuttavia caratterizzata da un discorso più disteso e meno frammentato rispetto alla raccolta antecedente. Nei Canti è presente numerose volte il ricordo dell’assassinio del padre, che andrà a simboleggiare addirittura l’incarnazione della cattiveria umana. Anche qui gli oggetti hanno una descrizione oggettiva e un trasfigurazione impressionistica, che però assume significati onirici potenziati dall’ampio utilizzo di metafore, sinestesie e analogie. La raccolta assume una valenza più narrativa rispetto a Myricae, poiché vuole celebrale la tradizione rurale e riprende poeti precedenti, come Leopardi, superando la poesia descrittiva e impressionistica precedente. In questo caso il poeta è completamente escluso da una partecipazione attiva alla vita realtà, ma ne coglie lo spirito grazie alla sua posizione esterna.
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