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Mito della fanciullezza: Il Fanciullino

Il Fanciullino è il saggio che si prende come punto di riferimento per capire la sua poetica. Gli autori, amano lasciare delle dichiarazioni di poetica,creando dei saggi in cui possa venire fuori la teoria della poesia. Il Fanciullino è il testo dove chiarisce quali fossero i principi della sua poetica. Le grandi raccolte di Pascoli sono quelle di Castelvecchio tra il 1891-98; con la svolta del 900 avvia il processo della teorizzazione. Dopo aver scritto le raccolte poetiche, mette ordine tra i pensieri. Il titolo del Fanciullino rimanda al nucleo della poetica, rimandando a quella che è la figura del “Poeta fanciullo”, “poeta ut puer” dove tutto deriva dalla concezione che ha della fanciullezza. Quindi lui stesso ha la possibilità di verificare su lui stesso che prospettiva ha di osservare le cose. Quindi tutto parte da questo e lui stesso definisce il poeta vero come colui che guarda il mondo con gli occhi del fanciullo. Lui non parla del “puer ut poeta” dove cioè ogni fanciullo è quindi un poeta, ma definisce poeta colui che ha conservato in se la dimensione fanciullesca intatta ovvero che non si è evoluta per mezzo della ragione, pur mantenendo la struttura intellettuale del poeta.

Per Pascoli è l’uomo maturo che è incapace di riconoscere in se questo suo alter ego, dando gli spazi attraverso la poesia. Il fanciullo ha in se una capacità di guardare intorno senza la struttura del mondo adulto. Dal punto di vista Leopardiano, era qui che subentrava la ragione per una conseguente mancanza di immaginazione, mentre pascoli non fa un processo di differenziazione tra immaginazione e ragione, ma parla di un modo scrostato di vedere la realtà, dove tutte le sovrapposizioni dell’uomo non vengono sedimentate nel fanciullo. Il poeta è quindi quello che conserva questo stato del fanciullo.

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