yya di yya
Ominide 863 punti

Il Gelsomino notturno

Giovanni Pascoli

Analisi:
Questa poesia d’occasione fu pubblicata nel luglio del 1901 in occasione delle nozze di Gabriele Briganti, un intimo amico di Pascoli (e poi accolta nei Canti di Castelvecchio, nel 1903). Accanto alla narrazione dei piccoli eventi naturali che scandiscono la notte dalla venuta della sera fino alle prime luci dell’alba, essa include un riferimento alla notturna vicenda d’amore dei due giovani sposi dalla quale nascerà un figlio che sarà chiamato Dante Gabriele (in omaggio al poeta preraffaellita Dante Gabriel Rossetti) Giovanni (in omaggio a Pascoli).

Il testo è composto da sei strofe di novenari (sperimentalismo metrico).

PRIMA STROFA: immagini visive.
Si apre con la congiunzione E probabilmente per indicare che la riflessione del poeta è iniziata precedentemente. L’ora del tramonto connota l’arrivo della sera, caratterizzata da un’atmosfera malinconica. Ci viene suggerito attraverso la descrizione della natura lo stato d’animo del poeta: si aprono i fiori notturni e sono apparse le farfalle notturne in mezzo ai fiori dei viburni. Al tramonto, l’ora più adatta al raccoglimento, il poeta si sofferma a ricordare i suoi cari defunti. L’imminente scendere della notte non è descritto, ma suggerito attraverso l’ingrandimento di due minuscoli particolari: lo schiudersi del gelsomino e l’apparire delle farfalle notturne. L’aggettivo notturno richiama il titolo.

SECONDA STROFA: sensazioni uditive.
Il poeta dice che da molto tempo non si sentono più i rumori (degli uccelli), soltanto in una casa si sente bisbigliare. I piccoli dormono sotto le ali della loro mamma (tema del nido) come gli occhi dormono sotto le ciglia (palpebre). Le parole casa e nidi sono due metonimie basate sulla sostituzione del contenuto (uomini e animali) con il contenente.
Il NIDO rappresenta:
- la casa, spazio protettivo
- il centro segreto degli affetti
- la culla
- la famiglia, in cui c’è l’unione tra vivi e morti

TERZA STROFA: il poeta osserva, sensazione visiva.
Quando tutti sembrano dormire, nel cuore della notte, una vita minima, ma feconda si svolge all’aperto: i gelsomini aprono i loro calici (termine botanico) e diffondendo nell’aria un profumo che ricorda quello delle fragole mature (tema fecondità), mentre l’erba cresce sulle tombe (tema morte). Anche la casa, con all’interno accesa una luce fioca, testimonia la continuazione della vita (quella degli sposi) durante la notte: c’è dunque una corrispondenza tra fecondità naturale e fecondità domestica.

QUARTA STROFA: rappresentazione analogica del mondo notturno
In questa strofa la visione del luccichio delle stelle diventa l’ascolto di un pigolio, cioè il verso breve dei piccoli uccellini. Un’ape in ritardo sussurra trovando già occupate le celle dell’alveare, luogo fecondo e vitale per eccellenza. Nell’ape, che arriva troppo tardi nell’alveare e che non riesce ad entrare, si può cogliere un riferimento autobiografico di esclusione dall’aspetto più sensuale, fecondo dell’esistenza. Inoltre, la costellazione delle Pleiadi, la Chioccetta, attraversa il cielo con il suo scintillio di stelle. La Chioccetta, come suggerisce Pascoli, è il “nome contadino delle Pleiadi”, un gruppo di stelle situate nella costellazione del Toro, detto comunemente “Gallinella” o “sette sorelle”, dal numero di stelle distinguibili ad occhio nudo. Giocando su questo nome, il poeta ritorna ancora una volta la tema del nido: la chiocceta è, infatti, la gallina che si muove per l’aia seguita dai suoi pulcini pigolanti, così come le Pleiadi stanno in cielo con il loro seguito di stelle.

QUINTA STROFA: sensazione olfattiva
Per tutta la notte l’odore del gelsomino si diffonde portato dal vento. La lampada passa dal piano terra al piano superiore, dove prima brilla e poi improvvisamente si spegne. Il primo piano è la zona notte, dove i due sposi si congiungono nell’atto amoroso che creerà una nuova vita. I puntini di sospensione seguono lo spegnersi della luce e testimoniano la reticenza del poeta di fronte all’intimità dell’esperienza sessuale.

SESTA STROFA: la fecondazione è avvenuta.
Alle prime luci dell’alba i petali del gelsomino notturno si chiudono custodendo al loro interno la premessa di una nuova vita. Questa premessa riguarda anche l’atto procreativo degli sposi. Il rapporto tra il mondo esterno della natura e quello interno dell’intimità domestica, raggiunge in questa strofa la massima evidenza grazie al parallelismo delle due vicende erotico-sessuali: quella riguardante la fecondazione dei fiori e quella relativa alla fecondazione della giovane sposa. Gli aggettivi molle e segreta rappresentano rispettivamente l’umidità lasciata sul fiore e la posizione protetta dell’ovario all’interno del fiore, ma esprimono anche una forte connotazione carnale e sensuale.


TEMI:


1) Sessualità, rappresentata da:
- immagine del fiore che apre il calice emanando profumo di fragole rosse, trasportato dal vento della notte e che si chiude all’alba con i petali “un poco sgualciti”;
- bisbigliare della casa;
- luce che sale al primo piano, nella camera da letto, dove si spegne.

2) Morte, rappresentata da:
- farfalle crepuscolari che rimandano il pensiero ai cari defunti del poeta;
- immagine dell’erba che cresce sulle tombe.

3) Esclusione, rappresentata da:
- esclusione dell’ape che, giungendo all’alveare, trova le celle occupate e resta isolata;
- Punto di vista della narrazione: il poeta descrive una scena interna alla casa dall’esterno.
Il poeta vuole autoescludersi: alla vitalità degli sposi, egli contrappone il vincolo di fedeltà al suo “nido”.

Hai bisogno di aiuto in Giovanni Pascoli?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email