Ominide 4552 punti

Giovanni Pascoli - Il gelsomino notturno: parafrasi, analisi e spiegazione


Spiegazione

Il titolo della lirica è ispirato al gelsomino notturno, conosciuto come “bella di notte,” fiore che apre i suoi petali la sera e li chiude all’alba. Nella poesia l’autore ne fa il simbolo dell’animo che si schiude alle voci dell’ignoto e del mistero, provando un’immensa e indicibile gioia. Il componimento è stato scritto in occasione delle nozze dell’amico Gabriele Briganti. Nel testo sono infatti presenti diversi cenni discreti al nido matrimoniale: la casa, la lanterna, il lume che si spegne nella camera nuziale e, nella parte finale, l’allusione alla vita che si schiude nel grembo materno.
Questo potrebbe essere il filo narrativo della lirica, ma esso è così sottile che può fornire solamente un’interpretazione o un’impressione dell’argomento trattato dal poeta. I riferimenti alla nuova vita e alla condivisione matrimoniale sono infatti velati.
Nel componimento emerge la costante figura del nido famigliare, compromesso dalla tragedia che aveva colpito il poeta.

Testo, parafrasi e analisi


E s'aprono i fiori notturni, nell'ora che penso a' miei cari. Sono apparse in mezzo ai viburni le farfalle crepuscolari.

E si aprono i fiori notturni (il bello di notte), nel momento in cui penso ai miei cari.
(La sera: quando il poeta pensa al nido familiare, formato dai vivi ma, idealmente, anche dai morti, i parenti defunti)
In mezzo ai viburni (arbusti dai fiori bianchi: si tratta di uno dei termini gergali spesso utilizzati dal poeta) sono apparse le farfalle crepuscolari (le falene).


Da un pezzo si tacquero i gridi: là sola una casa bisbiglia. Sotto l'ali dormono i nidi, (metonimia: contenente per il contenuto) come gli occhi sotto le ciglia.

Già da parecchio tempo sono cessate le voci
(il termine gridi ha due diverse interpretazioni. Esso può essere riferito o alle grida dei bambini o ai cinguettii degli uccelli):
da una casa solitaria si sente bisbigliare (si tratta della casa degli sposi). Sotto le ali dei genitori dormono i pulcini, come gli occhi (dormono) sotto le ciglia (sineddoche: le ciglia indicano per esteso le palpebre).


Dai calici aperti si esala l'odore di fragole rosse. Splende un lume là nella sala. Nasce l'erba sopra le fosse.


Dalle corolle dei gelsomini notturni (che sembrano quasi dei calici) si sprigiona l’odore di fragole rosse (sinestesia: il profumo delle fragole è associato al colore dei fiori). Si vede un lume che, dalla parte bassa della casa, attraverso le scale sale. Nasce l’erba sopra le fosse (simbolo della continuità della vita e del trionfo della vita sulla morte).


Un'ape tardiva sussurra trovando già prese le celle. La Chioccetta per l'aia azzurra va col suo pigolio di stelle.

Un’ape (simbolo della fecondità) tardiva (arrivando in ritardo viene esclusa), tornando nell’alveare ronza poiché tutte le cellette sono già occupate.
(L’ape diventa dunque il simbolo dell’emarginazione dal mondo e dagli affetti).
La costellazione delle pleiadi (chiamata da Verga puddara) si aggira per l’aia resa azzurra dal cielo notturno, con un pigolio di stelle (sinestesia: un elemento uditivo, il pigolio, è legato ad uno visivo, le stelle)
(Le stelle richiamano i pulcini che pigolano. È come se la costellazione delle pleiadi fosse simile ad una chioccia che si muove per l’aia con i pulcini che pigolano).


Per tutta la notte s'esala l'odore che passa col vento. Passa il lume su per la scala; brilla al primo piano: s'è spento…

Per tutta la notte si diffonde l’odore che viene trasportato dal vento (profumo del gelsomino notturno)
(È come se il poeta stesse all’esterno a guardare ciò che avviene nella casa degli sposi. Egli si identifica con l’ape esclusa dagli affetti. Egli infatti non fu mai in grado di costruire un proprio nido famigliare e per questo motivo si limita ad osservare dall’esterno la casa, allo stesso modo in cui l’ape si aggira tra le celle (simbolo del nido famigliare) già occupate).

Dalla parte bassa della casa si vede salire il lume che brilla al primo piano e poi si spegne…
(I puntini di sospensione si riferiscono al fatto che i due sposi, dopo aver spento il lume, hanno probabilmente consumato il matrimonio).


E' l'alba: si chiudono i petali un poco gualciti; si cova, dentro l'urna molle e segreta, non so che felicità nuova.

Arriva l’alba: i petali del fiore (gelsomino notturno) si chiudono un poco appassiti. Si prepara dentro l’urna (nei fiori è il ricettacolo in cui si conservano i semi, ma il poeta allude probabilmente al grembo della sposa), molle e segreta, non so quale felicità nuova (è possibile che dopo la prima notte di amore nel grembo della sposa si stia formando una nuova vita).
(L’indeterminatezza simbolica “non so quale” allude al rinnovarsi della vita. La felicità potrebbe essere portata o dall’alba, o dalla nuova vita che potrebbe nascere).

La poesia si apre con la congiunzione “e”. Questa particolarità, frequente nei componimenti di Pascoli, allude ad una continuità tra il detto e il non detto: è come se l’autore riprendesse un discorso precedentemente iniziato.
Il verso 21 (E' l'alba: si chiudono i petali un poco gualciti; si cova, dentro l'urna molle e segreta, non so che) è una rima ipermetra, più lunga del solito in quanto vi è una sillaba in più.

Hai bisogno di aiuto in Giovanni Pascoli?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email