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L'assiuolo – parafrasi e commento


L’assiuolo è un rapace notturno che in toscana si chiama “chiù” ; nella tradizione popolare, si dice che il suo canto sia di cattivo augurio e quindi la sua immagine richiama pensieri di tristezza e di morte.

Parafrasi


“Dov’era la luna dato che il cielo era totalmente di un colore perlaceo? Il mandorlo e il melo sembravano quasi ergersi per cercare di vederla. In lontananza, dalle nubi nere e minacciose provenivano dei lampi e dai campi si sentiva il verso dell’assiuolo “chiù”
Nel cielo brillavano poche stelle e fra la nebbia color latte il poeta sentiva il ritmo delle onde del mare, fra i cespugli udiva un fruscio inquietante e indistinto (l’assiuolo che si sta nascondendo fra i cespugli); nel suo cuore provava un sussulto come si trattassee di un’ eco diun qualcosa avvenuto nel passato. Lontano sente ancora il verso del “chiù”, paragonato ad un singhiozzo.
Un debole vento soffiava sopra le cime degli alberi illuminate dalla luna. Le cavallette sfregavano le zampe sulle loro elitre, producendo, così, un suono simile a quello prodotto dai sistri d’argento dell’antico Egitto che promettevano la resurrezione dopo la morte. Ma forse le porte invisibili della morte che avrebbero dovuto aprirsi al suono di questi strumenti ora non si aprono più ed era sempre presente il canto di morte simile al pianto dell’assiuolo, chiù

Commento


Ad una prima lettura, il paesaggio è quasi idilliaco e si basa essenzialmente su sensazioni visive:
• un’alba perlacea che illumina il cielo;
• la luna che sta sorgendo all’orizzonte;
• il movimento degli alberi, quasi umanizzati, che sembrano allungarsi per poter vedere meglio l’astro nascente;
• un velo di nebbia.
• le ultime stelle che brillano prima che il luce del giorno si faccia avanti;
• il rumore cadenzato delle onde;
• un debole venticello che fa tremare i rami più alti degli alberi.
Tutte queste sensazioni visive, sono interrotte da una sensazione uditiva che si fa sempre più decisa: è il verso del “chiù”, all’inizio descritta come una semplice voce che poi si trasforma in singhiozza ed infine diventa un pianto di morte
Infatti il verso del “chiù” si trasforma, per il poeta, in un sussulto che gli dà una scossa al cuore, che interrompe la visione idilliaca del paesaggio e fa emergere nella sua mente il triste ricordo della morte. Non è a un caso se la tradizione vuole che l’assiuolo sia presagio di dolore e di morte; tale ricordo impedisce al poeta di godere fino in fondo dello spettacolo quasi magico che ha davanti. Il rumore fatto dalle cavallette gli ricordano la cerimonia funebre che gli antichi Egiziani facevano per garantire la resurrezione ai morti. Ma il poeta sta perdendo la fiducia nella resurrezione ed è attanagliato da un dubbio: che le porte invisibile della morte non si possano più riaprire e che forse si siano chiuse per sempre.

La forma


Da un punto di vista formale, la poesia è articolata in tre strofe di sette novenari ciascuna ed ogni strofa termina con una sillaba onomatopeica: con la parola “chiù”. Questo termine acquista un valore simbolico e costituisce un esempio di fono-simbolismo. Il fono-simbolismo dà origine a figure retoriche, come l'onomatopea, con cui, nel testo, si riproducono le sensazioni uditive della realtà; Il suono onomatopeico “chiù” viene ad assumere una funzione fono-simbolica perché acquista un particolare valore simbolico, quello della morte.
Molto importanti sono anche le sinestesie e le metafore.
• “soffi di lampi” sinestesia, in cui si unisce una sensazione visiva ed una sensazione tattile.
• “Nebbia di latte”, metafora che ci presenta la natura come un intrecciarsi di immagini (la nebbia e il latte)”un fru fru fra le piante” anafora. In questo verso è presente anche un suono onomatopeico dovuto all’allitterazione della “f”.
• Metafora: Le cavallette che sono paragonate ai sistri d’argento degli antichi Egizi.
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