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Pascoli – Temporale – parafrasi e commento


Testo


Un bubbolìo lontano…

Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.

Parafrasi


In lontananza si ode il brontolio del tuono…. All’orizzonte, nel punto in cui si unisce al mare, il cielo è rosso come se avesse preso fuoco. Invece verso la montagna il cielo è nero come la pece e qua e là si intravedono degli sprazzi di cielo chiaro. Fra il nero si nota un casolare ed un gabbiano che vola, stagliandosi contro il cielo.

Commento


Dal punto di vista metrico, si tratta di una ballata composta da versi settenari. Essa fa parte della terza edizione di Myricae, pubblicata nel 1884.
Il testo si apre con una sensazione uditiva a cui si unisce una valenza onomatopeica: il bubbolio è il rumore del tuono in lontananza, quando il temporale si sta avvicinando. Dal secondo verso in poi, subentra tutta una serie di sensazioni visive: “rosseggia”, “nero”, “ nubi chiare”, “nero”, “biancho del gabbiano”, non inserite in una struttura sintattica ben definita . Infatti questa è la novità del componimento poetico: un’accumulazione di singoli dati, di per sé isolati, ma che si legano con tutto un sistema di analogie. Lo stile è nominale, eccetto l’unico verbo presente nel secondo verso “Rosseggia” riferito al tramonto sulla linea dell’orizzonte che tocca il mare.
Dal punto di vista contenutistico e del significato anche in questa poesia, come avviene in Lavandare o ne L’assiuolo, la realtà si carica di valenze e di allusioni simboliche creando così uno stretto rapporto fra impressionismo e simbolismo. Il “nero” è simbolo delle vicessitudini tristi che il poeta ha attraversato durante la sua vita. La bianca ala del gabbiano che immaginiamo stagliarsi contro un cielo sempre più scuro e che sfida la tempesta (già Baudelaire in L’albatros ci presentava la stessa immagine) ed il bianco casolare (mai scalfito dal tempo e sempre in piedi) ci riportano al mito del nido, tanto caro a Pascoli. Il “nido” familiare è l’unico luogo, caldo ed accogliente in grado di offrire all’uomo un rifugio sicuro in un mondo fatto di precarietà, di morte, di orrore, di oppressione, che nella poesia trova una propria esemplificazione nel temporale incombente.
Distinguiamio diverse figure retoriche:
Analogia: “tra il nero di un casolare:/ un’ala di gabbiano”: il casolare è paragonato ad un gabbiano che non teme la tempesta e che dà sicurezza.
Assonanza e suono onomatopeico: “Un bubbolìo lontano…”: assonanza in -b- . E’ un termine che, per il suo valore fonosimbolico, ci riporta al mondo infantile.
Metafora: “nero di pece”: il cielo che a monte è nero come la pece “stracci di nubi chiare”: i rari sprazzi di nubi chiare sono paragonate a degli stracci.
I colori sono molto forti ed in contrasto: verso il mare l’orizzonte è rosso accesso, come se avesse preso fuoco, verso la montagna, invece, è nero ma qua e là restano ancora delle nubi chiare.
Le stesse rime creano delle relazioni di significato inaspettate: il “casolare”, simbolo della serenità, fa rima con “mare” e con “chiare”, “lontano” fa rima con “gabbiano” che ci rimanda ad un’immagine lontana, alta nel cielo. Negli ultimi due versi, da notare il contrasto nero/bianco, fra il colore del cielo che prepara il temporale e il bianco del gabbiano e del casolare.
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