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Dalle Myricae: Arano

Frammento Pascoliano in ambiente pastorale dove domina una casa, domina questo aspetto ciclico della culla che rappresenta il nido più piccolo, messo in contrapposizione con il nulla ovvero la realtà misteriosa che si realizza all’esterno. Il nulla rappresenta l’ignoto, e questi due concetti aprono e chiudono la lirica. Lo sguardo è fuori dalla casa, in spazi e luoghi attinenti ad essa, l’io lirico è una realtà naturalistica che non è descritta nel particolare, ma in base alle suggestione che può suscitare nel poeta fanciullino: : i pampani che brillano rossicci, la nebbia mattutina che fuma, i contadini che “arano”, seminano. Troviamo qui il chiaro-scuro ovvero un contrasto con la luce e le tonalità scure. Il tutto è dominato da sfumature grigie che vengono preferite perché rappresentano la sua angoscia. Come viene detto, Pascoli si compiange cercando la commiserazione dell’universo. Il contrasto chiaro scuro è dovuto al campo. “Arano” ci da una chiave di interpretazione. Il campo è stato arato, tutto è avvolto dalla nebbia la quale è come se fosse la proiezione del nido al di fuori, avendo il compito di nascondere l’invisibile, ed è li che il poeta fanciullino va a scrutare ciò che non è visibile all’occhio comune. La nebbia è simbolo della rievocazione dei defunti, chi non c’è più, questo non è altro che l’atteggiamento di chi guarda da lontano. Ed è un atteggiamento in cui si identifica Pascoli il quale si proietta attraverso le immagini di un animale alato, l’uccello, che fermo da lontano osserva cose che per l’uomo comune sono impercettibili ma invece l’occhio del fanciullo nota. Da un lato quindi Pascoli si identifica nell’uccello, mentre dall’altro nell’attenzione del fanciullo. Entrano in azione quindi due osservatori particolari: un passero, che sembra spiare la scena e un pettirosso, che fa udire il suo verso, simile a un tintinnio. Il rosso del pettirosso, è questo nuovo aspetto cromatico che si inserisce sopra al grigio. Il rosso allude al sangue e conseguentemente alla morte cruenta del padre. Inoltre il rosso è il simbolo del sacrificio, un’idea presente nell’idea della nebbia associata alla famiglia che c’è ma non si vede. Inoltre il rosso è amore, un amore represso la cui conseguenza si manifesta attraverso questi colori. Il passero è “saputo”, questo è un richiamo al passero solitario di Leopardi. Vive in solitudine e rappresentava la superiorità etica che Leopardi si era riconosciuto rispetto agli altri e perciò è “saputo”, sa cosa c’è oltre la nebbia e il dolore.

Analisi: Il pampino è la foglia che è di colore rosso spento dato che siamo in autunno, quindi non brilla di rosso. È lo stesso effetto straniante che finisce con “l’estate fredda dei morti”. Questi non sono altri che i culti apotropaici dove si allontana il male e è protagonista l’idea della morte e si accentuano nel momento tra ottobre e dicembre.

“Nebbia fuma”  analogia. “Lente grida… lente”  Epizeusi ovvero un richiamo della stessa parola. “I rami irti del moro”  ci ricorda i rovi fuori dal nido.
“Tintinnio” del pettirosso, è un suono piacevole, ritmato, associato all’onomatopea del tintinnio, suono della lamina di metallo, quello non era altro che il tintinnio delle lamine d’oro ed è collegato alle immagini di morte. Questi arnesi, erano lamine sospese alla porta delle tombe degli antichi. Il passero è il poeta che osserva e vede ciò che lo circonda.

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