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Carducci


Carducci in gioventù dimostrò un veemente spirito giacobino, fu un democratico repubblicano e un anticlericale intransigente, nella maturità si avvicinò alla monarchia e appoggiò il governo Crispi. Nelle sue opere ufficiali critica il grigiore e la viltà dei tempi presenti e spinge la ricerca nella storia passata degli ideali  celebra il mito di Roma e della romanità.
Giosuè Carducci nacque nel 1835 in Versilia, tuttavia trascorse l’infanzia nella maremma toscana, proprio il periodo felice dell’infanzia verrà ripreso nei suoi lavori come un epoca mitica , irrimediabilmente perduta e nostalgicamente accarezzata. La sua prima formazione fu essenzilamente domestica e quanto la famiglia si trasferì a Firenze nel 1849 studiò presso gli Scolopi e successivamente si laureò in lettere alla normale di Pisa.
A firenze conobbe gli “Amici pedanti” che si proponevano di restaurare il classicismo e combattere ogni forma di sentimentalismo romantico. Dopo la laurea si dedicò all’insegnamento, ma la morte del fratello Dante e del padre lo postarono a occuparsi della famiglia. In quest’epoca compose numerose poesie che sfociarono prima nella raccolta delle Rime (1857) e successivamente in quella delle Juvenilia (1860).
Una svolta fondamentale nella vita professionale di Carducci fu la nomina alla cattedra di letteratura italiana all’università di Bologna nel 1860,dove insegnò poi fino al 1904, dando vita con i suoi migliori allievi a una scuola critica ispirata al rigore filologico e alla ricerca storica erudita che prende da lui il nome di scuola carducciana.
Una svolta ancora più profonda fu determinata dalla delusione per gli esiti del processo risorgimentale. Si affiliò alla massoneria, frequentò gruppi democratici repubblicani di ispirazione mazziniana, partecipò attivamente alla vita politica; affiancò all’attivismo politico anche seri studi storici e le suggestive e appassionanti letture di poeti romantici contemporanei di orientamento ideologico affine soprattutto il francese Victor Hugo scopre le potenzialità espressive e i nobili ideali del romanticismo. La poesia di questi anni è caratterizzata da violente invettive e spietati sarcasmi, sono componimenti di natura anche politica

    - Giambi ed epodi (1882)
    - Inno e Satana (1963)

Gli anni Settanta si aprono per Carducci con la parziale soddisfazione per la presa di Roma e con il grave trauma privato della morte della madre e del figlioletto Dante (1870) cui dedicherà due delle sue più celebri poesie (Funere mersit acerbo e Pianto antico). Fra il 1872 e il 1878 si colloca anche l’intensa relazione affettiva con una donna sposata, Carolina Piva (Lina nome fittizio). Tuttavia il dato saliente è il progressivo distacco di Carducci dai gruppi repubblicani e il suo riavvicinamento alla monarchia, che ha nell’incontro con i sovrani a Bologna nel 1878 e nella successiva pubblicazione di un’ode Alla regina d’Italia, il suo momento cruciale. la consacrazione della svolta politica e della sua fama come poeta vate dell’Italia umbertina giunse nel 1890 quando venne nominato senatore del Regno.
Sempre più spesso nei suoi versi il suo sguardo si sposta con animo nostalgico dal presente al passato, sia esso storico o personale; sempre più spesso affiorano temi e sentimenti di profonda insoddisfazione, disillusione, malinconia, amarezza. gli anni Settanta e i primi anni Ottanta sono in effetti i più fecondi di opere capaci di resistere al tempo: Nel 1877 pubblica la prima raccolta di Odi barbare, nel 1882 la seconda, nel 1889 la terza. Nel 1887 poi pubblica l’altra sua maggiore raccolta intitolata Rime nuove. Negli ultimi anni si segnalano,
oltre all’attività didattica e critica mai interrotta, il suo impegno politico a favore di Crispi e l’amore per una giovane poetessa (Annie Vivanti) cui dedicò diversi componimenti. Il suggello definitivo della sua carriera fu il conferimento del premio Nobel nel 1906 che precedette di poco la sua morte avvenuta nel 1907.

Funere mersit acerbo – Rime nuove


Carducci in questo sonetto risolve quasi miracolosamente in forme di classica compostezza lo strazio per la morte del figlio. Qui egli riesce a velare e a sublimare il proprio personale dolore, che viceversa la letteratura romantica suggeriva di esprimere a piena voce e in forme intensamente patetiche. la scelta delle parole e l’intonazione servono a svelare una sofferenza non altrimenti espressa. Tutto il componimento è poi un invocazione al fratello affinché lo guidi nel mondo dei morti che è dipinto come tenebroso  contrasto tra mondo dei vivi “florida collina tosca” e mondo dei morti.

Attraverso la maremma toscana- rime nuove


Il soggetto di questo sonetto dell’aprile del 1885 (compreso nelle Rime nuove) è la Maremma dell’infanzia, rivista di persona, in occasione di un viaggio, e qui rievocata, senza presenze umane, come puro paesaggio capace di imprimere la sua impronta nell’animo del poeta. Più che un abbandono al flusso dei ricordi, come accade altre volte, l’occasione suggerisce a Carducci un bilancio della propria vita. Subito Carducci si rivolge al dolce paese, impostando il sonetto nei modi e nei toni del colloquio amichevole e intimo, che giustifica la vaghezza dei riferimenti. Carducci prima riconosce nel paese maremmano la causa genetica di molti tratti del proprio carattere (vv. 1-3), poi riconosce le usate forme e soprattutto riconosce nel giovenile incanto l’origine di tutti i suoi sogni successivi, di cui ora segue le tracce (l’orme) che dal presente riconducono lì, ai luoghi e al remoto passato dell’infanzia. Nelle due terzine carducci compie un bilancio negativo della sua vita aggravato da un incombente sentimento di morte, successivamente ritorna a descrivere il paesaggio. Vi è un contrasto nel paesaggio della maremma che viene descritto sia come dolce che come selvaggio.

Nevicata- odi barbare


Questa poesia venne composta tra il gennaio e il marzo del 1881, in concomitanza con la morte di Lidia.
Il componimento si apre con l’aggettivo Lenta che sottolinea uno stato di rallentamento. Il poeta sta cercando una presenza umana, ma non trova nessuno (usa enumerazione e anafora), tutto è immerso nel silenzio. Tuttavia scorge una presenza: sono gli uccelli raminghi, incarnazione delle persone da lui mate e ormai scomparse che gli chiedono di raggiungerli, Carducci promette di raggiungerli presto, ma la risposta è interrotta per rivolgersi al cuore con un tono perentorio e affettuoso “tu calmati indomito cuore”

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