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Alla stazione in una giornata d’autunno


Carducci accompagna al treno la donna di cui è innamorato, la quale lo raggiungeva a Bologna e poi tornava a Rovigo. La accompagna alla stazione in una brutta giornata d’autunno che gli da un senso di malinconia e descrive quindi il suo stato d’animo. Tutto è nero, anche i ferrovieri sono vestiti di nero e le persone hanno pensieri cupi. Tutto ciò perché tutto intorno a lui proietta il suo stato d’animo. Ha un flashback = è primavera e il sole illuminava i suoi capelli, mentre adesso lei parte e ha un velo che le copre la faccia; il treno si muove come un drago e porta via il suo amore.
Il treno è qualcosa di favoloso, fantasioso, l’immagine del treno in questo periodo è l’immagine della modernità.
In questa poesie è anche importante la scelta dei verbi dell’autore.

--- O quei fanali come si inseguono pigri dietro gli alberi, i lampioni illuminano il fango della strada (luce fioca e fanali personificati).

La locomotiva flebile, stridula, acuta , il plumbeo cielo e il mattino d’autunno gli sono attorno come un fantasma. Dove e verso cosa si muove questa gente che si affretta verso luoghi ignoti tutta imbacuccata e silenziosa? Verso quali dolori e speranze troppo lontane? = proietta il suo stato d’animo su chi vede.
pensosa = solo e pensoso = Petrarca; A Silvia, lieta e pensosa = Leopardi
La chiama Lidia come faceva un poeta latino con la sua amata.
Dai al controllore la tessera e al tempo i begli anni, la gioia e i ricordi. Lungo il treno vanno e vengono i controllori come ombre e i freni di ferro danno un lugubre rintocco e dal fondo dell’anima si risveglia una sensazione cupa.
Gli sportelli sbattuti al chiudersi sembrano insulti al suo dolore, così come sembra una presa in giro l’ultima chiamata, e comincia a piovere.
Il mostro è la locomotiva che sbuffa, si scrolla e fa fumo, si accendono i fanali, è enorme e fischia nel buio e questo fischio arriva lontano nello spazio. Se ne va il mostro crudele cigolando e sbattendo le ali e si porta via i suoi amori e lei svelata scopare nelle tenebre.
Flashback: o viso dolce dal pallore rosato, occhi che danno pace e fronte tra i ricci con un dolce atteggiamento. Fremeva l’estate con lei e il sole di giugno baciava tra i riflessi castani dei capelli le morbide guancie come un’aureola i suoi sogni la circondano.
Torno sotto la pioggia tra la caliggine e vorrei confondermi con essa, barcollo come se fossi ubriaco e ho bisogno di sentire la mia realtà fisica. Cadono le foglie degli alberi ed è come se cadessero sulla sua anima e il suo stato d’animo diventa la proiezione di ciò che c’è in tutto il mondo. Meglio chi ha svanito il senso dell’esistenza, voglio adagiarmi in un’apatia infinita , mi ci immergo e voglio annullare me stesso.

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