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Carducci - Nevicata


Lenta fiocca la neve pe ‘l cielo cinereo: gridi,
suoni di vita più non salgono da la città,

non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,
non d’amor la canzon ilare e di gioventù.

Da la torre di piazza roche per l’aere le ore
gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.

Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati: gli amici
spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.

In breve, o cari, in breve – tu càlmati, indomito cuore –
giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.

Parafrasi

La neve fiocca lentamente venendo giù dal cielo grigio: le grida
simbolo della vita non salgono più dalla città.

Non si sente né il grido della fruttivendola, né l’abituale rumore del carro
e nemmeno il canto lieto dell’amore e della giovinezza.

Dalla torre della piazza il suono affievolito delle ore

geme, come una voce lamentosa di un mondo distante dalla vita giornaliera.

Gli uccelli senza meta sbattono le ali contro i vetri appannati: sono le anime
di coloro che mi furono amici ritornano, mi osservano e mi chiamano.

Fra poco, o cari, fra poco–tu tranquillizzati o cuore che non sai rassegnarti -
verrò sotto terra nel silenzio e riposerò all’ombra

Commento


La lirica, composta nel 1881, chiude le Odi barbare.
Si compone di cinque distici in cui sono presenti diverse figure retoriche quali l’enjambement, l’ipallage, l’anafora, il chiasmo, la similitudine e l’anastrofe.
Il tema dominante è quello della morte incombente.
Il poeta ci descrive un paesaggio invernale, dove tutto è silenzio e che si accorda bene con lo stato d’animo del poeta, cosciente ormai di essere arrivato alla fine della vita.
Il componimento può essere diviso in due parti: i primi tre distici e gli ultimi due, il cui legame è costituito dal 6 ° verso.
La prima parte rappresenta l’ovattato mondo esterno, avvolto nella malinconia e nel freddo, fatto di una realtà che non esiste più e quindi con delle immagini che funzionano da analogia e da presagio. Le parole sono cariche di suggestione come “Lenta” posta all’inizio del primo verso o la ripetizione di “non” al 3° e al 4°. I ritmi e le voci della vita sono negati.
La seconda parte, invece ci trasporta nel mondo interiore del poeta, un mondo che è distante dalla vita quotidiano; il suono lamentose delle campane del 6° verso ci conduce in questo passaggio dall’“esterno” verso “l’interno” perché ricorda l’oltretomba. Gli uccelli che sbattono le ali contro i vetri appannati sono il simbolo di coloro con cui il poeta era legato di affetto e che si mostrano per sollecitare l’ultimo viaggio. Al termine, il poeta rivolge un appello al suo cuore perché abbandoni le speranze della vita e le illusioni perché è giunta l’ora di attendere con serenità il riposo della morte nel silenzio e nell’ombra.
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