Ominide 375 punti

Dinanzi alle terme di Caracalla

Parafrasi:

Nubi cariche di pioggia volano tra i colli Celio e Aventino; il vento soffia umido dalla campagna malsana per la malaria; all'orizzonte si ergono i monti albani ricoperti di neve.

Con il verde velo del cappello sollevato sulle grigie trecce, una turista inglese cerca nella guida notizie sulle mura romane, che sembrano sfidare il tempo e minacciare il cielo.

Di continuo e a stormi fitti, neri corvi gracchianti si avventano come un'onda fluttuando come i due muri che si levano imponenti a sostenere una sfida più alta.

O vecchie mura, pare dire lo stormo di uccelli, per quale scopo continuate a sfidare il cielo? Dalla basilica di San Giovanni in Laterano giunge per l'aria un lugubre scampanio.

Un pastore della Ciociara, avvolto nel suo mantello, fischiando un motivo monotono e triste, passa oltre senza guardare. O dea Febbre, a questo proposito io invoco il tuo intervento, o divinità propizia.

Se tu Febbre hai mai avuto cari gli occhi spalancati e le braccia protese delle madri, che ti scongiuravano di restare lontana, o dea, dal corpo reclinato dei loro figli sfiniti per la malattia:

se ti fu caro l'antico altare costruito sul punto più alto del Palatino (quando ancora il Tevere bagnava il colle su cui sorgeva il tempio di Evandro), e a sera il cittadino romano che tornava in barca tra il Campidoglio

e l'Aventino guardava sul Palatino la città a pianta quadrata illuminata e benvoluta dal sole, e intonava una lenta canzone scritta in versi saturni.

O Febbre, ascoltami. Respingi da qui gli uomini di oggi e le loro misere cose, l'ammirazione verso queste rovine è cosa sacra, qui dorme l'antica Roma.

Con il capo appoggiato al venerando colle Palatino, dopo avere aperte le braccia tra il Celio e L'Aventino, stende le forti spalle dalla porta Capena fino alla via Appia.

Hai bisogno di aiuto in Giosuè Carducci?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email