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Giuseppe Ungaretti - Silenzio


Testo


Mariano il 27 giugno 1916

Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento

Me ne sono andato una sera

Nel cuore durava il limio
delle cicale

Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi.


Commento


Nella memoria, il poeta ritrova una città, Alessandria d’Egitto, che ogni giorno si riempie di sole. Purtroppo, il miraggio familiare di Alessandria è stato cancellato: la città è persa per sempre, ma ritrovata grazie alla poesia. Il 4° verso introduce il tema dell’abbandono che, insieme a quello del viaggio, accompagnerà il poeta in Italia per la prima volta. La sera della partenza, il poeta porta con sé il ricordo delle cicale che friniscono e il cui verso è talmente continuo da ricordare il rumore prodotto da una lima. Dal battello che risalta per il suo colore bianco, piano piano egli ha visto la città sparire all’orizzonte, lasciando come ultimo segno delle luci sospese nella foschia.
La lirica è incentrata sull’apparizione improvvisa di un passato felice, solare che nasce all’interno che, invece, è pieno e di pena di sconforto e di desolazione. Infatti, “Silenzio” è stato composto nello stesso periodo in cui Montale ha scritto “Veglia” e comunque in piena guerra, forse in un momento di sosta in cui il buoi continua, tuttavia, a persistere.
Essa si apre con un’immagine positiva che fa pensare alla vita e alla serenità e si chiude con una nota malinconica nel vedere la città dell’infanzia del poeta che se ne va sparendo poco a poco e con cui egli mantiene un forte legame affettivo (“mia città”). Il componimento si chiude con l’ aggettivo “sospesi”, riferito alle luci avvolte in un’atmosfera non chiara. Esse sono sospese com’è sospesa la condizione esistenziale dell’uomo che deve affrontare la morte giorno dopo giorno. È come se il poeta-soldato cercasse di aggrapparsi a l'unica cosa capace di procurargli serenità in quel momento: i ricordi. Infatti, a distanza di anni, egli prova ancora nostalgia per la sua città.

Il significato della poesia è questo: la parola che crea l’illusione e si associa al ricordo, fa retrocedere gli orrori della guerra, ma non li cancella del tutto perché sono nascosti, pronti per emergere di nuovo in qualsiasi momento
Il lessico è molto comune e soltanto tre termini appartengono ad un tono più elevato: “rapito” nel senso di avvolto nella luce del sole, “limìo”, cioè il frinire delle cicale che fa pensare ad un canto insistente, senza sosta come se rodesse in continuazione l’animo, “aria torbida”, con significato di foschia che viene prodotta dal caldo e che non rende chiari i contorni delle cose. La punteggiatura è totalmente assente e si deve far riferimento alle lettere maiuscole posto all’inizio del verso. I versi sono liberi, non esistono i tradizionali schemi metrici che fiore non avrebbero permesso di esprimere in tutta libertà il ricordo del poeta.
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