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Il Piacere G.D'Annunzio


L’autore nel romanzo fa uso di latinismi, arcaismi, termini liturgici, aulici, molte figure retoriche quali antitesi analogie e metafore. Possiamo dunque dire che la lingua usata nel romanzo è un insieme di italiano dell’epoca e termini latini e arcaici, con uno stile elegante e raffinato.
La voce narrante nel romanzo è quella di un narratore onnisciente in terza persona che presenta due atteggiamenti: la critica spietata verso il protagonista e l’attrazione verso la sua figura ambigua. Nel quarto capitolo però la narrazione è affidata al diario di Maria Ferres.
La prospettiva usata e duplice: quella di Sperelli e quella del narratore, le quali non sempre coincidono. Infatti in alcuni casi il narratore inserisce i suoi giudizi e le sue critiche. La prospettiva di Sperelli è caratterizzata dai principi dell’Estetismo.
La vicenda è continuamente spezzata da flashbacks e ellissi, quindi non presenta una successione logico-cronologica. Ciò ci porta a dire che tempo della storia e tempo del racconto non concordano.
Gli ambienti sono descritti con termini specifici, eleganti e ricercati, ad indicare come essi, appartenenti all’esteta, si differenzino dagli ambienti comuni.
L’autore risente dei movimenti naturalista e realista in quanto vuole dare un quadro sociale sincero e preciso dell’aristocrazia corrotta. Si avvicina però anche molto al nuovo romanzo psicologico perché i processi interiori dei personaggi hanno grande rilievo. Grande spazio è dato ai simboli. L’opera ne è piena; vengono usati per evocare immagini di oggetti e di eventi, ma anche per mettere in luce in maniera velate, particolari caratteristiche dei personaggi. Ad usare molto il simbolo fu Baudelaire, per il quale le forme materiali sono simboli di realtà più profonde. L’uomo non riesce a decifrarli se non abbandonandosi all’irrazionalità, stato raggiungibile attraverso l’uso di droghe o altre tecniche (panismo, epifanie, sogno, incubo, malattia).
Nella stesura del romanzo, l’autore è influenzato dagli esponenti inglesi e francesi del Decadentismo, in particolare si ispira a Wilde per la figura dell’esteta e Huysmans per la sensualità, anche del linguaggio.

Sperelli, il protagonista è un giovane esteta, intellettuale, raffinato e piacente che ha facile accesso ai ritrovi mondani e vuole fare della sua vita un’opera d’arte. Si circonda di oggetti preziosi e raffinati, stoffe pregiate; vive in ambienti ricchi e non comuni: cura la sua figura e disprezza le persone che ritiene inferiori.
Sperelli nutre dei sentimenti per due donne diverse: per Elena Muti prova passione e amore al tempo stesso, Maria Ferres accende oltremodo le sue fantasie erotiche e vuole conquistare il suo corpo ad ogni costo.

La poesia acquista notevole importanza, poiché è spesso presente nel linguaggio e nelle riflessioni del protagonista. Egli si serve inoltre della poesia come mezzo di conquista e raggiro delle sue “conquiste”.
Andrea vuole fare della sua vita un’opera d’arte. Tale volontà, tipica dell’esteta, si rivela molto forte per un uomo dalla debole personalità, tanto che si farà distruggere da questa stessa volontà.
Presenta una caratterizzazione ambigua, è falso, cinico e doppiogiochista, ma in alcuni passi si autocritica e riconosce di possedere le caratteristiche elencate. Il narratore- autore a sua volta, lo critica aspramente, dissociandosene, anche se spesso si nota la sottile attrazione che ancora prova nei confronti della figura dell’esteta.

Elena Muti è una donna sensuale, lasciva, capace di trasformare “bassi appetiti in alti sentimenti”. Possiede una cultura mediocre e lacunosa. È vedova e diventa l’amante di Sperelli. La loro storia si conclude quando la donna lo abbandona per sposare un ricco Lord inglese. A spingerla ad agire in tal senso sono le ristrettezze economiche che si trova ad affrontare. In realtà il legame tra i due amanti non si è del tutto spezzato. Infatti al ritorno della donna, entrambi si desiderano ancora e si scambieranno un bacio appassionato. Nonostante ciò Elena non vuole riprendere la relazione e rifiuta Andrea.
Gli ambienti che Elena frequenta sono quelli della mondanità, fa le sue apparizioni nella casa di Andrea e nel palazzo Barberini in cui vive. Ne consegue che i suoi interessi sono di carattere economico e erotico, non le interessa la cultura né tanto meno chi non si trova sul suo stesso piano sociale. In alcuni sensi, Andrea ed Elena presentano diverse affinità, che lo stesso Sperelli riconosce: il cinismo, la falsità, ma soprattutto la passionalità.

La seconda donna di Sperelli è Maria Ferres, sposata e madre di una bambina. Maria è “pallida più della neve”, i suoi capelli sono però neri, in forte contrasto con la carnagione.
Moglie di un ministro, conduce una vita agiata, ma non si trova a suo agio nella società romana. È molto colta e religiosa, non ha mai tradito il marito, ma è terribilmente attratta da Sperelli. Quest’ultimo vede in lei la donna “salvifica”, angelica, poiché purezza e santità, ma, allo stesso tempo, accende ancor di più le fantasie erotiche del protagonista.
Nel descriverla, le vengono attribuiti particolari quasi inquietanti, ad esempio parla dei suoi capelli corvini come “un flutto oscuro” sotto i quali nascondersi e peccare.

Il sistema dei personaggi è triangolare e vede il protagonista combattuto tra l’attrazione per due donne diverse. Esse sono in contrapposizione per alcuni aspetti, ma il protagonista arriva a confonderle, tanto vorrebbe fonderle insieme. Una passionale, l’altra pura ma allo stesso tempo erotica, diventano per Sperelli una terza amante ideale.
In alcuni passi il narratore collega lo stato d’animo del protagonista con il paesaggio esterno. Ad esempio nel libro III capitolo III, descrive la notte innevata, candida e pura e in questo scenario Sperelli immagina le sue due donne, in particolare la candida Maria. Si instaura quindi un rapporto tra natura e psicologia del personaggio.

L’opera è collocata nel movimento decadente europeo e non è l’unico romanzo che ne esprime ben i principi. Infatti una delle più significative opere dell’epoca è “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde.

Anche qui il protagonista è un giovane bello e colto, ma che inizialmente non è un esteta come Sperelli, bensì lo diventerà sotto l’influenza di un cinico Lord inglese. In seguito a questa trasformazione, anche Dorian diventa ossessionato dal culto del bello. Lui, come Sperelli, si circonda di begli oggetti e cerca di fare della sua vita un’opera d’arte poiché considera questa disciplina la più importante e degna tra tutte. Dorian diversamente da Sperelli non presenta una particolare predilezione per le donne, non fa molta differenza tra queste ultime e gli uomini. La sua attenzione è attirata dal bello in generale e l‘arte in particolare. Infatti il suo amore per una giovane attrice si estingue quando quest’ultima non riesce più a recitare e cantare come prima.
I temi trattati da Wilde sono l’ipocrisia, la bellezza, la corruzione della società londinese, quindi la corruzione che Dorian nasconde dietro il suo eterno bell’aspetto. D’Annunzio riprende gli stessi temi ma mette maggiormente in luce il rapporto travagliato tra il protagonista e le due donne che gli ispirano passione.
“Il piacere” si contrappone anche al romanzo romantico Manzoniano e al romanzo verista Verghiano. Ovviamente vengono trattate storie diverse con diverse tematiche.
Per Manzoni i personaggi centrali sono gli umili, inseriti in un contesto storico ben preciso e ben documentato. Egli infatti inserisce riferimenti a episodi realmente accaduti nella storia. Intorno alla coppia di Renzo e Lucia si dispongono tanti altri personaggi di contorno con storie aggiuntive che spezzano la narrazione. Il narratore è onnisciente ed esterno che si rivolge spesso anche ai suoi lettori.
Verga predilige anch’egli “la povera gente”, il lavoro, ma anche la campagna, e cerca di dare un quadro sociale quanto più dettagliato e preciso possibile della società in cui vive. In “Mastro Don Gesualdo” il protagonista è un uomo che lavora e lotta tutta la vita per salire i gradini della scala sociale, ma muore solo e odiato da tutti. Il narratore è interno alla storia, ma non vi partecipa attivamente; segue la tecnica dell’impersonalità.
D’Annunzio si differenzia da essi sotto molteplici aspetti: la narrazione, la struttura dei personaggi e la loro caratterizzazione, ma soprattutto per i temi trattati. Ciò è del tutto normale poiché i tre autori appartengono a tre diverse correnti letterarie con diverse esigenze e diversi scopi.

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