Le Vergini delle Rocce
Romanzo manifesto del superomismo è Le Vergini delle Rocce del 1895. Il protagonista è l’aristocratico Claudio Cantelmo, un eroe forte e sicuro. Disprezza la plebe e la realtà borghese, dominata dal denaro e dal materialismo, rifiuta i valori di democrazia ed uguaglianza.
Compito degli intellettuali è quello di contribuire alla realizzazione di questa futura grandezza per l'Italia. I poeti non devono limitarsi a rimpiangere il passato, né piegarsi al dominio della nuova società borghese: il loro compito è l'azione, in difesa della bellezza contro la mediocrità del mondo moderno. Cantelmo si pone tre obiettivi: perfezionare sé stesso, incarnare la sua visione attraverso l’arte e generare un figlio destinato a diventare un superuomo e guida futura, il nuovo Re di Roma in cui la stirpe Latina toccherà la sua elevazione.
Claudio Cantelmo cerca nella famiglia Montaga la donna ideale con la quale generare il superuomo. Tra le tre sorelle, e gli sceglie Anatolia, la più forte e maestosa, ma lei lo rifiuta perché è costretta a prendersi cura dei familiari malati. Ripiegherà sulla sorella Violante, donna fatale, immagine non di fecondità creatrice ma di un Eros perverso e distruttivo, che morirà aspirando profumi. Il progetto di Cantelmo naufraga a causa di una realtà squallida in cui dominano tristezza, noia, malattia e morte.
Il Trionfo della morte
Un altro personaggio superomistico è Stelio Effrena (= senza freni) del romanzo Il Fuoco. Egli vuole creare una grandiosa opera artistica, un nuovo tipo di teatro in cui ci sia la fusione di tutte le arti, con il quale potrà forgiare lo spirito nazionale come Wagner ha fatto con la Germania. Anche per lui, la sconfitta arriva da una donna, Foscarina (tenebre), da lui chiamata Perdita (perdizione): una donna fatale che, con il suo amore possessivo e nevrotico, ostacola il progetto creativo di Stelio (che non lo realizza) e alla fine lo lascerà. Foscarina è ispirata alla grande attrice e amante Eleonora Duse: incarna la bellezza impura e decadente, simboleggia dell’attrazione di D’Annunzio per la decadente bellezza.
Forse che sì forse che no
Nel romanzo Forse che sì forse che no (1910) Paolo Tarsis afferma il suo superomismo nel volo. Ancora una volta gli si oppone una donna, Isabella Inghirami: sensuale, perversa, e nevrotica, definita “la nemica”, che impedisce all’eroe di realizzare se stesso e lo induce addirittura alla morte. Paolo tenta il suicidio, precipitando in mare con l’aereo, ma il desiderio di vita prevale: si sottrae all’influsso negativo della sua nemica e troverà nel volo la sua realizzazione superomistica, salvandosi mentre sta precipitando.