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Gabriele D'Annunzio è nato a Pescara nel 1863 e morto nel 1938 al Vittoriale dove è stato sepolto. La letteratura italiana lo annovera tra i più grandi letterati. La sua poetica e la sua poesia rappresentano l'espressione più evidente del Decadentismo italiano. Per comprendere meglio il pensiero di Gabriele D'annunzio è necessario conoscere la sua poetica. Dal Decadentismo prese la tendenza irrazionalistica ed il misticismo estetico unendoli alla sua personalità naturalista, sensuale e nativa. Non accettò il concetto che la ragione è un mezzo di conoscenza e base dei valori spirituali. Si abbandonò invece alle influenze del senso e dell'istinto, vide spesso l'erotismo e la sensualità come i mezzi per raggiungere la parte più segreta del suo io. Andò sempre alla ricerca di un'unione tra i sensi e l'animo con le forze delle vita. Partecipò e fece rivivere la natura con fisicità prima che con spiritualità. Questo venne definito panismo dannunziano, ovvero una specie di disgregazione dell'io ed un abbandono ai sensi e all'istinto. D'Annunzio permise l' europeizzazione della letteratura italiana. Portò sensibilità al Decadentismo, infatti fissò alcuni principi fondamentali, ovvero il soggettivismo esasperato e l'incapacità di capire la vita arrivando ad arricchirla con qualunque forma religiosa. Questi suo stati d'animo vennero espressi con il senso smarrito del mistero e con l'esaltazione dell'io. Nel suo intimo non risultarono mai problemi intellettuali o morali. Successivamente la sua carnalità si fece immediata, riflessiva e ben meditata, questo perché si sviluppò in lui l'estetismo, ossia il godimento e la ricerca raffinata del piacere e non il desiderio tempestivo di esso. Questo estetismo si affermò in alcuni romanzi scritti tra il 1883 ed il 1893. Vanno ricordati ad esempio "Il piacere", "Il trionfo della morte", "Elegie Romane" e "Poema Paradisiaco". D'Annunzio fu un vero e proprio decadente, poiché andò sempre a cercare le esperienze raffinate legate ai sensi. Durante il periodo della sua crisi, inoltre, D'Annunzio venne influenzato da due romanziere russi, ovvero Tolstoj e Dostoyewski, tanto che cercò, in tutti i modi, di avvicinarsi all'amore universale e alla fraternità. Questo suo nuovo modo di vedere la vita non fu né una rassegnazione religiosa davanti al dolore del mondo né una vigliacca accettazione della vita, ma fu piuttosto un senso di stanchezza e debolezza del suo animo.

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