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Charles Baudelaire: biografia e pensiero


Baudelaire fu definito l’ultimo dei romantici e il primo dei moderni in quanto la sua vita fu caratterizzata da un continuo andirivieni tra ordine e disordine. Egli fu il padre del decadentismo. I principali rappresentanti dei poeti maledetti furono Verlaine e Rimbaud. L’iniziatore della prosa decadente fu Vusman, con il testo “romanzo a ritroso”. I poeti maledetti sono considerati i fondatori del simbolismo.

Baudelaire nacque a Parigi da una famiglia benestante, perse il padre giovane e la madre si risposò con un uomo con il quale Baudelaire non andava molto d’accordo; fu proprio per questo conflitto che egli condusse una vita sregolata e dissoluta, che lo portò ad una prematura morte.
“Sin da bambino ho provato due sentimenti contrastanti: l’orrore per la vita e l’estasi per la vita”. Questa frase esprime la visione ontologica di Baudelaire: il contrasto tra lo splen (la noia) e l’ideale, dualismo che non sarà mai risolto dal poeta.
(Splen è il nome greco della milza).
Questi sentimenti contraddittori provocarono in Baudelaire una sorta di schizofrenia: divisione dell’anima.
L’opera più importante di Baudelaire è “I Fiori del Male” che, per il suo contenuto anticonformistico e ribelle suscitò scandalo. Nel 60 egli pubblicò una raccolta di saggi: paradisi artificiali, in cui indaga sugli effetti delle sostanze stupefacenti sulla natura umana in relazione soprattutto all’attività poetica. Dopo questa pubblicazione l’autore si recò a Bruxelles, dove morì poco dopo.
Con Baudelaire nasce la figura del poeta maledetto, tormentato da laceranti conflitti interiori ed estraneo al mondo che lo circonda. La poesia di Baudelaire esprime chiaramente il contrasto interiore del poeta: il gusto del male e della decadenza va inteso come reazione all’impossibilità di raggiungere la purezza e la perfezione a cui Baudelaire anelava. Questa sofferenza, che porta il poeta maledetto alla distruzione, si traduce in un’arte perfetta attraverso la quale il poeta si libera della sofferenza della vita. Quest’arte non era però compresa dal pubblico, che non possedeva la sensibilità del poeta. Baudelaire si definisce un raffinatissimo uccello che vola alto nel cielo e che non può essere compreso dagli altri esseri viventi (visione emergente nell’albatro).

La poesia di Baudelaire è in bilico tra lo splen (la noia) e l’ideale, dunque essa non può essere rappresentata dalle forme liriche e razionali della poesia parnassiana, ma attraverso la potenzialità suggestiva della musicalità delle parole. Il poeta diventa dunque il mago delle corrispondenze. Parole ricorrenti nelle poesie di Baudelaire sono: oscurità; abisso; deserto; nero; putrido; freddo; prigionia (termini negativi); affiancati a parole positive quali luce, fresco, ideale, ecco. La poesia di Baudelaire contiene infatti moltissimi ossimori, che sono la chiave di volta per comprendere la dissonanza fondamentale dello spirito di Baudelaire: la noia e l’ideale. Nella desolazione esistenziale del proprio io, l’autore è riuscito a trovare, mediante la musicalità delle parole, la strada per giungere all’espressività.
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