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I Fiumi, Giuseppe Ungaretti~ L’Allegria


Scritta durante una pausa di guerra. Il poeta fa una riflessione sulla sua esistenza attraverso i fiumi delle città in cui ha vissuto. Tema della memoria e del rapporto con la natura. Il poeta è appoggiato un albero privo di rami (mutilato) solitario e abbandonato in una cavità di forma circolare (dolina) che appare abbandonata come un circo prima e dopo lo spettacolo (similitudine causata dalla forma circolare) e guardo il paesaggio sereno delle nuvole davanti la luna. Comincia a pensare alla mattina di quello stesso giorno (Flashback) quando si è disteso nel fiume Isonzo lasciandosi scorrere l’acqua sul corpo per riposarsi e trovare un momento di pace (come una reliquia, stesso campo metaforico dell’urna). L’acqua lo bagna come se fosse un sasso. Poi si alza (“quattro ossa” è sia una litote che una metonimia) e come un acrobata cammina tra i sassi e successivamente si riposa al sole (come un beduino perché lui da piccolo ha vissuto in Egitto). Si ferma vicino ai panni sporchi di fango delle trincee (la divisa).
Questo è l’Isonzo e l’essermi immerso nell’acqua mi ha fatto sentire parte della natura. Il fiume diventa metafora dell’universo, il poeta passa alla riflessione, il suo supplizio, il suo dramma, è il non sentirsi più in armonia con la natura (la guerra è una sovra forma, è una condizione estrema che allontana l’uomo da sé stesso.) Ma questa mattina si è lasciato cullare dall’acqua (occulte mani) ricevendo un momento di rara felicità (perché siamo in guerra).
L’acqua dell’Isonzo lo fa rivivere le epoche della sua vita involontariamente, richiamando l’acqua di altri fiumi.
Il primo fiume è il Serchio, un fiume che bagna Lucca, da dove vengono i suoi antenati.
Il secondo fiume è il Nilo, perché Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto. Il Nilo l’ha visto nascere, crescere e “Protendersi ignaro verso le estese pianure” (= le infinite possibilità che un adolescente ha nella vita).
Il terzo fiume è la Senna, che attraversa Parigi. Ungaretti si forma a Parigi come scrittore, è qui che frequenta l’università. Questo fiume è “torbido” in quanto Ungaretti è venuto a contatto con diverse esperienze, è qui che ha deciso cosa voler fare nella sua vita.
Il concetto di tempo come durata è espresso nell’Isonzo che è uno ma contemporaneamente è tutti gli altri fiumi della sua vita: “Questi sono i miei fiumi contati nell’Isonzo”.
Anche questo testo ha una forma circolare: il tempo si riavvolge su sé stesso e torna al presente. Ora che è notte trova nostalgia per la vita passata (ora deve tornare dai suoi compagni. La notte simboleggia il buio della guerra, che ti porta ad uccidere un uomo solo perché ha un’altra divisa).
La sua vita sembra al poeta una “corolla di tenebre” (analogia tra fiore e tenebre: come la corolla fa da cerchio al fiore, così la sua vita si scontra con la morte.)
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