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Eugenio Montale (1896-1981)


Biografia e pensiero


La giovinezza di Eugenio Montale, nato a Genova da agiata famiglia borghese, è caratterizzata da studi irregolari, dalla passione per il canto e dal particolare rapporto con la terra d'origine. I paesaggi liguri sono elementi essenziali della sua prima fase poetica, iniziata indicativamente nel 1916 con l’abbozzo di alcune poesie. In quegli anni Montale partecipa da volontario alla Prima guerra mondiale, ma a differenza di altri scrittori-soldati (ad esempio Ungaretti) non ne è particolarmente influenzato. Il trauma che lo spinge a scrivere è tutto esistenziale e intimo: “mi pareva di vivere sotto a una campana di vetro... ”, “avevo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava”. È un senso di profonda estraneità alla vita e al mondo, per cui l’arte è “la forma di vita di chi veramente non vive: un compenso o un surrogato”.

Al ritorno dal fronte, Montale prende contatto con l’ambiente liberale torinese, collabora ad alcune riviste e pubblica i primi versi della raccolta Ossi di seppia (datata 1925). In cerca di un’occupazione stabile visita Milano e poi Firenze, dove si impiega prima presso l’editore Bemporad, poi come direttore di una celebre biblioteca locale. Tiene l’incarico fino al 1938, quando è licenziato perché inviso al regime fascista.
A Firenze Montale ha comunque modo di frequentare gli ambienti letterari e di conoscere scrittori come Gadda e Vittorini. Partecipa alle attività dei movimenti ermetici fiorentini, pur non identificandosi del tutto con la loro ideologia poetica.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Montale realizza opere chiaramente influenzate dal conflitto. La guerra, come il fascismo, è per lui la conferma e l’esaltazione di quel senso di disagio esistenziale che lo lega alla realtà, ed aggrava la sfiducia nei confronti della storia. Nel 1943 Montale pubblica le liriche di Finisterre, che confluiscono poi nella raccolta La bufera e altro (1956). Dopo la liberazione di Firenze si iscrive, per poco, al Partito d'Azione e fonda il quindicinale Il Mondo. La sua lirica, tuttavia, non si riduce ai canoni della poesia politica: di fronte al fascismo e al nazismo - scrive Montale - “io ho optato come uomo; ma come poeta ho sentito subito che il combattimento avveniva su un altro fronte”. Il disagio espresso dalla poesia montaliana non è solo storico ma anche e, forse, soprattutto cosmico, investendo la condizione umana nella sua totalità.

Da qui si spiegano le ragioni che, dopo la guerra e la breve militanza politica, inducono Montale a far parte per se stesso. Il suo credo negativo lo porta a rifiutare l’attività nelle opposte “chiese rossa e nera” (Piccolo testamento), comunista e cattolica, che dividono l'Italia del dopoguerra. Il mondo della guerra fredda minacciato da un conflitto atomico, la società europea avviata verso un insensato sviluppo tecnologico e consumistico, ravvivano in lui il senso di disarmonia con la realtà. Perciò Montale, archiviata anche la fase delle ansie metafisiche, tace. Dal 1948, trasferitosi a Milano, vive facendo il giornalista: è osservatore culturale per il Corriere della Sera e critico musicale per il Corriere d'Informazione. Scrive prose giornalistiche, narrative e saggistiche, e solo negli anni Sessanta riprende a scrivere versi.

La poesia dell’ultimo Montale appare profondamente mutata nelle forme e nei toni, spesso ironici, satirici, sarcastici nei confronti dell'insensatezza generale. Dopo i versi lentamente distillati in precedenza, il nuovo Montale si mostra anche assai prolifico, in ragione di una poesia spesso epigrammatica, da appunto su fogli volanti, in cui si dà più spazio alla contingenza storica e meno al simbolo. Il poeta, tuttavia, non viene meno alla sua natura profonda: anche se in forma nuova, tocca i temi di sempre.

A partire dagli anni Cinquanta Montale colleziona importanti riconoscimenti, tra cui la Legion d'onore, la nomina a senatore a vita (1967), cittadinanze onorarie, lauree honoris causa e, nel 1975, il premio Nobel. Uomo pubblico di primo piano e pur sempre appartato e scontroso, Montale muore a Milano nel 1981. Al funerale presenziano oltre quarantamila persone.

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