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Eugenio Montale «Ti libero la fronte dai ghiaccioli»


Il testo qui presentato è entrato a far parte della seconda raccolta di Montale, Le occasioni, a partire dalla seconda edizione (1940). La donna alla quale il poeta si rivolge è raffigurata quale angelo visitatore, a lui giunto dopo un viaggio stremante. Ora la donna dorme, vegliata dal poeta; e nella casa di questi l'intesa d'amore si contrappone alle minacce che si annunciano dall'esterno e alla estraneità della massa dei passanti rispetto al miracolo di quell'incontro. Dal punto di vista biografico, si potrà cogliere nell'allusione al volo miracoloso che ha portato Clizia fino al poeta un riferimento al lungo viaggio che ella compiva per giungere a lui dalla nativa America; viaggio d'altra parte carico di pericoli anche per l'origine ebraica della donna, e infatti non più compiuto dopo il 1938, cioè dopo la promulgazione nell'Italia fascista delle leggi razziali contro gli ebrei. Più in generale, la angelicazione della donna è di chiara impronta stilnovistica e carica l'umile vicenda biografica del difficile amore di una responsabilità storica ed esistenziale intensa, così come avviene nella relazione tra Dante e Beatrice. L'arrivo di Clizia indica la possibilità, sia pure eccezionale, che la vita abbia ancora senso; benché tale possibilità risulti minacciata da una situazione storica e sociale (la dittatura fascista e la società di massa) che qui incombono allegorizzate nelle immagini perturbanti della seconda strofa.

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l'alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.

Mezzodì. Allunga nel riquadro il nespolo
l'ombra nera, s'ostina in cielo un sole
freddoloso; e l'altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.


Metrica: Due quartine di endecasillabi, variamente legati da raffinate figure foniche (come le rime imperfette «ghiaccioli»: «sole» ai vv.1-6 e «alte»: «soprassalti» ai vv. 2-4). Di particolare importanza le riprese foniche che incorniciano le due strofe: «Ti»: «soprassalti» vv. 1-4) e «Mezzodì»: «qui» (con rima interna, vv. 5-8); a rafforzare il moto di protezione e chiusura che proviene anche dal piano semantico del testo.

1-4 Ti pulisco (libero) la fronte dai ghiaccioli che vi si sono formati (raccogliesti) mentre hai attraversato le alte nebulose; hai le penne spezzate (lacerate) dalle bufere (dai cicloni), ti svegli bruscamente di tratto in tratto (ti desti a soprassalti).
L'allusione alle «penne» e alla traversata miracolosa negli spazi siderali delineano la natura angelica della figura femminile cui il poeta si rivolge qui. Nebulose: propriamente si tratta di immense formazioni di gas che galleggiano negli spazi intergalattici.
5-8 [È] mezzogiorno (Mezzodì): il nespolo proietta (allunga) nel riquadro [della finestra] la [sua] ombra nera, in cielo resiste a fatica (s'ostina) un sole che non dà calore (un sole freddoloso); e gli altri uomini (le altre ombre) che passano di fretta (scantonano) nel vicolo [: fuori della casa]non sanno che sei qui.
Sole freddoloso: è possibile scorgere qui un riferimento cifrato al nome vero di Clizia, Irma Brandeis, scindendo "Brandeis" in "brand" (= fuoco, in tedesco) ed "eis" (= ghiaccio, ancora in ted.).

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