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Casa sul mare, Eugenio Montale


Comprensione complessiva


La poesia si apre con l'immagine del viaggio della vita il cui trascorrere lento è simboleggiato dai giri di ruota della pompa. Nella seconda strofa, viene presentata l'ultima tappa di questo viaggio, ossia una spiaggia, bagnata dai flussi del mare, oltre la quale è raro che si avvisti la Corsica, è difficile vedere qualcosa a parte il mare. Alla descrizione di questa scena segue il dialogo tra il poeta e una persona che gli sta accanto (forse una donna) nel quale il poeta sviluppa un amaro confronto tra lui stesso e il “tu” a cui è contrapposto, l'uno certo di essere privo di un futuro di salvezza, della possibilità di abbandonare la realtà esteriore per accedere all'assoluto, a un mondo spirituale, l'altro aperto alla speranza di salpare un giorno da quella spiaggia verso l'eterno. Emerge nella quarta strofa l'idea che la salvezza non sia per tutti gli uomini e il poeta esprime la certezza che, se tutti hanno almeno una possibilità, lui ne è privo.

Analisi e interpretazione del testo


2.1) Qual è l'elemento dominante del paesaggio? Raccogli e commenta brevemente i vocaboli che si riferiscono a questo elemento. C'è anche un secondo elemento che lo accompagna? Questo secondo elemento ha anche un significato metaforico?
L'elemento dominante del paesaggio è il mare, già presente nel titolo e rintracciabile in tutte le strofe. In particolare nelle prime due strofe, incentrate maggiormente sulla descrizione id immagini del paesaggio rispetto alle strofe successive in cui è più dominante il dialogo del poeta con quel “tu”, si possono ritrovare elemetni riferiti al mare. Vi è l'acqua che sale nella pompa (v. 6) di cui ciascun giro viene paragonato per via di similitudine a ogni minuto che passa. Nella seconda strofa, sono presenti “gli assidui e lenti flussi” (v.9), “la marina”” (v.11), “le conche” (v.11). In seguito, nella quarta strofa, la labilità della via di fuga per la salvezza viene paragonata alla “spuma o ruga” delle onde del mare (v.30). Infine, nell'ultima strofa vi è il verbo “salpa”, inserito nella metafora del viaggio della vita dove la salvezza e il raggiungimento dell'assoluto sono rappresentati dal salpare dalla spiaggia verso il mare. Oltre a quest'ultimo, vi è appunto la spiaggia come elemento importante e assume un significato metaforico in quanto per il poeta rappresenta l'ultima tappa del suo viaggio, non potendo lui raggiungere la salvezza, per gli altri invece rappresenta la possibilità di salpare verso l'eterno.

2.2) Che effetto produce, in questo scenario così ampio, l'immagine della pompa idraulica con il suo monotono ritmo? E il riferimento così preciso dato dal titolo?

L'immagine della pompa idraulica con il suo monotono ritmo è simbolo della vita che trascorre lenta e tutta uguale, di cui “i minuti sono uguali e fissi” (v.4). E' la vita di un uomo la cui anima “non sa più dare un grido” (v.3), non ha più speranza. L'idea della monotonia è data appunto dall'immagine dei giri della pompa e sul piano della forma è resa, negli ultimi due versi della prima strofa, dalle numerose pause dettate dalla punteggiatura, al verso 6 presente una sola volta, al verso 7 ben tre volte, sottolineate anche dall'assenza di verbi. Il riferimento preciso inserito nel titolo, “Casa sul mare”, innanzitutto sottolinea già l'elemento del mare dominante nella poesia e può essere anche un'evocazione di un luogo della biografia del poeta che nella poesia assume un significato simbolico.

2.3)
Nella terza e quarta strofa si svolge un fitto dialogo con l'altra persona: sottolinea tutti gli elementi linguistici che indicano il tu e l'io e interpreta il significato di questo confronto tra due destini.
Nella terza e nella quarta strofa, s'inserisce un dialogo del poeta con l'altra persona incentrato sul tema della salvezza, che riguarda in modo diverso i due personaggi. Il contrasto è sottolineato nelle due strofe da una presenza insistita di pronomi e personali e aggettivi riferiti all'”io” del poeta e al “tu” dell'altro. La terza strofa si apre al verso 16 con un “tu” che s'interroga sul destino e a cui è indirizzata nella quarta strofa la risposta del poeta (“dirti”, “che ti si appressa” v.20, “passerai” v.21, “tu potrai” v.23, “segnarti” v.27). Alla fine della quarta strofa, il poeta dona all'altro la sua speranza, a lui che può sperare di salvarsi. Montale parla infatti di “Tuo fato”, segnando nettamente la distanza dal suo destino; egli è certo di non poter salpare verso l'eterno, di non avere nemmeno la possibilità di farlo. Non tutti gli uomini passeranno il varco per accedere alla salvezza, egli non sa a chi sarà concesso e a chi no, è certo soltanto della sua sorte.

2.4) Le conche del v.11 sono degli avvallamenti nel mare Tirreno; le isole dall'aria migrabonde del v.14 sono le isole che si avvistano dalla spiaggia e danno l'impressione di spostarsi nel mare. L'espressione al verso 18 “l'ora che torpe” in cui si compie ogni destino si riferisce alla vita, intorpidita dalla monotonia dello scorrere del tempo e dalla nebbia di memoria. Al verso 27, “ prima di cedere” è riferito al poeta il quale vuole indicare alla donna la via della salvezza prima di morire. L'espressione “solo chi vuole s'infinita” al v.22 indica l'ipotesi che il poeta fa riguardo a chi possa avere la possibilità di salvezza. Il fatto che lui non possa sapere con certezza a chi sia riservata è sottolineato dal “forse” che dà al pensiero un carattere ipotetico. L'espressione presente nei versi 31-32 esprime la stanchezza del poeta nei confronti della ricerca di una via di fuga per passare al di là del tempo tanto che egli, non più in grado di alimentare la sua speranza, la dona alla donna, che magari otterrà dal fato la salvezza.

C) Interpretazione


La poesia “Casa sul mare” s'inserisce nella raccolta Ossi di Seppia, pubblicata da Montale nel 1925. Nella lirica, in particolare nella prima parte, emerge come tratto dominante il mare, inserito nella descrizione di un paesaggio che rimanda all'ambiente ligure, elemento ricorrete anche in altre poesie. Il mare entra a far parte della metafora del viaggio della vita in quanto costituisce il mezo, il “varco”, attraverso cui si può abbandonare la spiaggia, la realtà esteriore, e pervenire all'esterno, a un mondo spirituale. Tuttavia, la possibilità di salvezza non è concessa a tutti ed è questo il nodo centrale del dialogo tra il poeta e la donna. In esso, Montale sviluppa un confronto sul piano esistenziale tra il suo “io” e quel “tu” che gli sta accanto; egli è ormai privo di speranza, sicuro del fatto che, se a qualcuno è concesso di salpare verso l'eterno, certamente non è lui, e si può trovare questa decisa e amara constatazione al v. 23 (“e questo tu potrai, chissà, non io”). Il poeta non nega che esista la possibilità di salvezza, ma nega che sia concessa a lui. E' dunque evidente la concezione del male di vivere montaliano che tuttavia è differente da quello leopardiano dal momento che non è giustificato a livello biografico. E' un male di vivere esistenziale che, secondo Montale, è intessuto nelle fibre dell'universo, concezione che esprime anche nel componimento “Spesso il male di vivere ho incontrato”. Infatti, è caratteristica di molte poesie l'instancabile ricerca di senso della vita che, però, non giunge mai a compimento.
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