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Il varco


Il varco, secondo Montale, è uno spiraglio sottile che garantisce l’unica possibilità di salvezza da quell’inaridimento progressivo che colpisce la realtà e anche l’individuo, grazie alla possibilità del superamento improvviso di un limite. Secondo Montale il varco è concretamente irrealizzabile, ma il poeta, proprio poiché è una figura straordinaria, può riuscire ad intravedere ciò che si cela dietro la realtà grazie a delle esperienze epifaniche, cioè a dei momenti fulminei in cui l’individuo acquisisce un’improvvisa consapevolezza . Grazie a queste esperienze, il poeta è in grado di percepire l’anello che non tiene, uno sbaglio della natura; quindi l’oggetto che è causa di esperienze epifaniche consente al poeta di avere uno sguardo al di là dell’apparenza delle cose. Tuttavia, per l’autore, tutto è destinato a richiudersi. Dunque se ai comuni uomini non è data la possibilità di vedere oltre il varco, al poeta, invece, è data ma solo per pochi , fugaci e fortuiti istanti. In conclusione, il varco è quel momento di passaggio, è la soglia che consente di intravedere cosa c’è oltre l’apparenza delle cose.
Ad esempio nella poesia “I limoni”, la gialla solarità dei limoni diventa il simbolo di una speranza, quella di poter intravedere, senza oltrepassare, ciò che si trova oltre il varco. L’odore dei limoni, infatti, consente al poeta un accedere proibito, quasi divino, a dei fuggevoli momenti di grazia in cui sembra davvero che qualche presenza divina sia scesa in Terra. Tuttavia, questa improvvisa capacità di intravedere ciò che si trova al di fuori dal varco, è destinata a scomparire, poiché è fuggevole e all’uomo non è consentito di compiere l’attraversamento del varco.
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