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Le vergini delle Rocce

Rappresentano per d'Annunzio una svolta ideologica: egli propone per una volta un eroe forte, qualcuno che può rappresentare per lui un vero e proprio manifesto politico del Superuomo.
L'eroe, Claudio, vuol portare a compimento l'ideale latino e generare il Superuomo, il futuro re di Roma che guiderà l'Italia a destini imperiali.
Decadenza, putridume e morte sono rovesciate: esse non sono che uno stimolo all'affermazione della vita. L'eroe ha raggiunto la maturità, non teme più le forze disgregatrici, che possono alimentare i suoi grandi disegni. Per questo cerca la donna con cui generare il Superuomo tra la nobiltà borbonica in decadenza (precisamente tra le tre figlie del principe Montape). Cerca tale donna in una famiglia malata: nel tentativo quindi di esorcizzare la morte, ne resta prigioniero. Egli sceglie Anatolia, che però rifiuta di seguirlo poiché troppo impegnata nel compito di badare alla famiglia, e soggiace al prorompente fascino di Violante, che qui rappresenta completamente la donna fatale. L'eroe risulta così nuovamente sconfitto, incapace di rendere reali i suoi desideri, di tradurre le sue aspirazioni in azione. Probabilmente sarebbe dovuto riuscire a farlo in un romanzo successivo, ma tale seguito non fu mai scritto.

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