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Gabriele D'Annunzio


D’annunzio è stato un intellettuale che è riuscito a imporre la propria immagine su tutta l’attenzione pubblica dell’epoca in Italia e in Europa. Egli è stato, infatti, un intellettuale capace di grandi mosse politiche, di grandi scelte letterarie ed è stato l’inventore della retorica fascista. Un tratto fondamentale di D’annunzio è il disprezzo per la morale a lui contemporanea; egli assume un atteggiamento antiborghese tipico dei personaggi del Decadentismo.
D’Annunzio presenta varie alternative nel suo pensiero, per cui alla figura dell’esteta che ha consacrato nel romanzo “Il Piacere” sostituisce altre figure, altre tipologie di personaggi e altri temi. La figura dell’esteta è quella dell’uomo estremamente raffinato che decide di fare della propria vita un’opera d’arte e di circondarsi di tutte quelle cose che rappresentano l’esaltazione del bello.
Nei romanzi successivi al Piacere, ovvero “Il trionfo della morte” e “Le Vergini delle rocce” i protagonisti cambiano. D’Annunzio, infatti, subisce l’influenza del pensiero di Nietzsche, il grande filosofo tedesco che aveva sottolineato la necessità di un pensiero nuovo. Dal filosofo D’annunzio riprende solo un aspetto, quello legato all’oltreuomo. Nietzsche, infatti, sosteneva che Dio fosse morto (ovvero che tutte le certezze metafisiche tradizionali fossero crollate), e che doveva nascere una nuova stirpe, quella dell’oltreuomo. L’oltreuomo, secondo il filosofo, è quell’individuo che sa vivere sotto il peso del crollo di tutti i valori tradizionali e che sa ricostruirne di nuovi. D’Annunzio riprende la concezione del superuomo di Nietzsche. Per D’Annunzio il superuomo è colui che, sapendosi porre al di sopra delle masse, avverte se stesso come insofferente alle categorie del buono e del cattivo che la morale erige a caposaldo; ovvero colui che afferma il proprio bisogno di dominare la realtà, ponendosi in una sfera di assoluta eccezionalità rispetto alla mediocrità degli altri uomini. In tal modo D’Annunzio anticipa l'ideologia fascista, ponendosi quasi come il profeta di un ordine nuovo. D’annunzio, inoltre, esalta tutta la stirpe alla quale il superuomo appartiene (quella latina), considerandola superiore a tutte le altre, aprendo così la strada alla retorica imperiale fascista, imitata poi da Hitler.

Esteta/superuomo

Il superuomo non subisce una sorta di declassamento culturale rispetto all’esteta, ma è un esteta che supera se stesso, travalicando la morale per imporsi sulla contemporaneità. Nel quarto romanzo di D’Annunzio “Il trionfo della morte” la nuova figura del superuomo trova una completa realizzazione nel personaggio di Giorgio Aurispa; egli resta un’esteta come lo era Andrea Sperelli (il protagonista del romanzo “Il Piacere”), ma contemporaneamente si pone alla ricerca di un senso profondo della vita, esplorando il mondo del sentimento, della passione e perdendosi in una nevrosi di grovigli sentimentali che appartengono alla sua famiglia.
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