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Gabriele D’Annunzio

D’Annunzio fu un estetista perché volle costruire la sua vita come un’opera d’arte. Si circondò di persone benestanti perché disprezzò le masse, anche se le usò nei suoi discorsi a favore della Guerra. Seppe bene come portare le masse dalla sua parte grazie alla sua incredibile dote di oratore e al suo carisma.
Fu anche un edonista, cioè cercò il piacere senza alcun vincolo di tipo morale o etico.

La pioggia nel pineto

Poesia scritta tra il 1902 e il 1903 che fa parte della raccolta Alcyone.
Descrive il giorno in cui il poeta e la sua compagna Ermione stavano facendo una passeggiata nel lungomare di Versilia in Toscana. Cominciò a piovere e i due andarono nella pineta. La poesia è stata definita come una sinfonia di pioggia e piante perché le gocce di pioggia sono come dita che suonano diversi strumenti, cioè le foglie. A questa sinfonia si aggiungono le cicale, quando la pioggia è leggera, e le rane quando aumenta.

Il tema di questa poesia è il Panismo, cioè la fusione dell’uomo con la natura. Nella poesia questo avviene quando la pioggia bagna la coppia, la quale sembra incorrere in un processo di “vegetalizzazione”.


Parafrasi:
Taci. Nel bosco non sento parole umane ma voci nuove, parole fatte di gocce e di foglie. Ascolta. Piove dalle nuvole. Piove sulle tamerici salate secche. Piove sui pini con la corteccia scagliosa e gli aghi appuntiti. Piove sul mirto divino, sulle ginestre che risplendono per i loro fiori gialli, piove sui ginepri pieni di bacche profumate, piove sui nostri volti silvani, piove sulle nostre mani nude, sui nostri vestiti leggeri, sui freschi pensieri, sulla bella favola che ieri mi illuse e che oggi ti illude (amore), oh Ermione.
Senti? La pioggia cade sul verde con un crepitio che dura e varia nell’aria a seconda delle chiome dei pini più o meno fitte. Ascolta. Risponde alla pioggia il canto delle cicale, le quali non hanno paura della pioggia e del cielo grigio. E il pino ha un suono, il mirto un altro, il ginepro un altro ancora , strumenti diversi sotto tante dita (gocce). Noi siamo immersi nel bosco e viviamo come se fossimo vegetali. Il tuo volto felice è bagnato dalla pioggia come una foglia, i tuoi capelli profumano come ginestre chiare, oh creatura terrestre di nome Ermione.

Ascolta, ascolta. Man mano che la pioggia cresce il canto delle cicale diminuisce ma si unisce un canto più rauco che arriva dall’umida e lontana ombra e che smette, poi riprende e smette nuovamente(rane). Non si sente il rumore del mare. La pioggia è scrosciante e pulisce, il suono cambia a seconda di quanto sono folte le foglie.
Ascolta. La cicala ha smesso di cantare ma la rana canta nell’ombra lontana, chissà dove. Piove sulle tue ciglia, Ermione, piove sulle tue ciglia nere e sembra che tu pianga di gioia mentre sembra che la tua carnagione non sia più bianca e ma verde, sembra che tu esca dalla corteccia degli alberi. Il tuo cuore è come una pesca non ancora colta, gli occhi sono come pozzanghere e i denti sono bianchi come mandorle acerbe.
E mentre corriamo tra i cespugli, sembra che la vegetazione ci allacci i malleoli e le ginocchia perché voglia farci fondere con essa, chissà dove andremo!
E piove sui nostri volti silvani, sulle nostre mani nude, sui nostri vestiti leggeri, sui nostri freschi pensieri e sulla bella favola che ieri mi illuse e che oggi ti illude, oh Ermione.

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