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Canto 3 Inferno - Commento

Rispetto a quelli precedenti e successivi, il canto III risulta perfettamente circoscritto, racchiuso tra l’improvvisa apparizione della scritta sulla porta infernale e il terremoto finale, che provoca lo svenimento di Dante, interrompendo la linea narrativa. Al suo interno, tuttavia, non è ancora riconoscibile la presenza di una materia omogenea, di un motivo unificatore; vi è invece un susseguirsi di quadri descrittivi , intervallati dalle reazioni psicologiche del protagonista, dalle sue domande e dai suoi silenzi. Manca poi il grande personaggio , nel senso di una figura ben caratterizzata sul piano individuale e allo stesso tempo esemplare di una condizione morale, che si imporrà a partire dal canto V con Francesca da Rimini. In questo senso, nemmeno Caronte, nonostante la sua descrizione sia certamente plastica e vigorosa, può dirsi personaggio. In luogo delle grandi individualità vi sono invece le masse, i gruppi di insieme, ben rilevati sul piano descrittivo, ma che escludono appunto l’impegno dell’approfondimento psicologico. Nel complesso nell’arte dello scrittore prevale ancora lo schema della visione, che isola il pellegrino di fronte alla materia del suo contemplare, concepita a sua volta come una serie slegata di fotogrammi, e non come un processo, uno svolgimento organico: solo poco a poco, maturandosi l’arte dello scrittore, tale schema sarà riassorbito e sciolto in quello del viaggio, assai più duttile e fecondo di prospettive, e per cui anche la vicenda del personaggio Dante, travolta in un ciclo di peripezie esterne ed interne, sarà immessa con somma naturalezza nel ritmo unitario della rappresentazione.

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