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Decameron - Introduzione alla prima giornata



Nell’introduzione alla prima giornata Boccaccio ci presenta la peste, di cui aveva avuto una esperienza diretta. Inoltre l’aveva studiata anche sui libri, per esempio sul “Historia langobardorum” di Paolo Diacono, storico longobardo dell’ VIII sec. La peste viene raccontata con disgusto misto ad angoscia, soprattutto perché vede che si disgregano tutte le norme sociali. La fuga dei dieci giovani a Firenze vuole quindi essere il tentativo di ricomporre una società che è stata minata nella sua struttura. La cornice non è quindi, come hanno detto alcuni critici, un elemento non essenziale, che potrebbe essere eliminato, ma è un elemento fondamentale. Esso ci dice infatti come questi dieci giovani, con le loro forze e la loro intelligenza, sappiano superare la disgregazione e la perdita di valori sociali causata dalla peste. Ci fa capire l’enorme fiducia di Boccaccio nella capacità dell’uomo di ricomporre un ordine, di passare dal caos della Firenze distrutta dalla peste al cosmo, alla società ordinata che riescono a costruire all’interno della villa.
La cornice è sicuramente molto armoniosa, perché deve rappresentare il cosmo, la società ordinata. I movimenti e i gesti dei personaggi sono molto equilibrati, molto armonici, i discorsi sono eleganti e cerimoniosi, l’ambiente è rarefatto e statico, il tipico locus amenus. C’è un’atmosfera contemplativa, serena, distaccata, immobile. Questa cornice va a contrapporsi sia alla città di Firenze devastata dalla peste che agli argomenti inseriti nelle novelle. Esse sono vivacissime, in continuo movimento, rapide, dinamiche, con continue azioni, mentre la cornice è statica, rarefatta. Sono atmosfere di contemplazione e non di azione, in cui si descrivono il giardino, la tavola apparecchiata.
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