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La fine della storia è che i ragazzi sciolgono la brigata ritornando in città. Boccaccio nelle vesti di narratore di 1° grado scrive nel proemio e chiude l’opera tirando il succo del discorso che ha fatto. Lui inoltre interiene nel 4 capitolo, non le 5° lo fa apposta perché nella 4 giornata si deve difendere dalle critiche fatte dai suoi contemporanei, lui viene criticato dal fatto che lui abbia usato un linguaggio troppo spinto alludendo a cose che lui in veste di poeta non dovrebbe interessarsi mentre dovrebbe dedicarsi più alle muse. Per difendersi Boccaccio fa un’introduzione e da narratore di 1° grado inserisce un’altra novella la 101 paragonandosi a Panfilo il quale si riserva il diritto di non seguire i temi giornalieri. Vincenzo Russo, studioso di Boccaccio, definisce l’opera di Boccaccio come una commedia umana. Commedia perché Boccaccio dice che inizia male per finire bene. Quella di Boccaccio è un viaggio immanente, basato sulla terra.

Il Decameron rappresenta l’esclusione dei temi dei rapporti tra uomo e Dio, mentre la centralità dei temi è l’amore in tutte le sue sfaccettature. Boccaccio quindi è più moderno di Petrarca ce da l’impronta all’umanesimo inserendo l’antropocentrismo, cioè la volontà di rimettere come centralità l’uomo che non è più condizionato da Dio e ch determina da solo il suo futuro. Mentre la provvidenza che deriva dal latino provvideo = provvedere viene da una filosofia pagana e consiste nel fatto che Dio provvede alle sue creature. Da questo concetto deriva il determinismo dove il percorso dell’uomo è già trattato. Quindi i teologi del medioevo si inventano il libero arbitrio.

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