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Eccezioni nella struttura del ‘Decameron’

- Le novelle non sono davvero 100, ma sono 101: una novella viene infatti raccontata da Boccaccio (Novella Delle Papere, comica), all’inizio della 4 giornata (dedicata agli amori infelici uno degli interventi della super cornice poiché Boccaccio parla direttamente ai lettori).
- Di solito alla sera si eleggeva il re o la regina per il giorno dopo, che avrebbe poi scelto l’argomento delle novelle, ma nella prima e nella nona giornata l’argomento è libero: nella prima giornata non c’è re poiché il giorno prima non avevano scelto, si erano incontrati i ragazzi e avevano scelto di trasferirsi; nella 9 giornata invece c’era una regina, ma la tematica è libera nonostante un tema si sarebbe potuto scegliere (l’uomo ha in mano il proprio destino, nuova concezione dell’uomo e del Mondo).
- Mentre tutti i novellatori si alternano nelle giornate in modo casuale nel raccontare le novelle, Dioneo interviene sempre per ultimo e può non attenersi al tema generale dato dal re/regina per la tematica. Dioneo deve il nome a Dione, che in un tipo di mitologia greca minore (Venere nasce dalle onde del mare, ma secondo altra mitologia parallela è figlia di Dione) era madre di Venere, dea dell’amore e della bellezza: Dioneo può sottrarsi alle regole che valgono per gli altri poiché rappresenta l’amore non in senso spirituale come nello Stil Novo, ma l’amore passionale, infatti è il personaggio che rappresenta la sensualità, attira per la sua bellezza e corteggia le ragazze presenti: è l’amore sconvolge le regole delle persone che si innamorano, quindi non le segue.

Per quanto riguarda le prime due eccezioni, esse si basano su una nuova concezione del mondo (pre-umanesimo).
La concezione di dante corrisponde all’idea medievale secondo la quale dio era creatore di tutte le cose, perciò aveva dato un ordine ben preciso, e il peccato nasceva dallo sconvolgimento di quest’ordine. Anche l’inferno, il purgatorio e le opere che le raccontano devono avere una struttura perfetta: scrive il suo viaggio perché l’ha voluto dio, quindi tutto deve essere organizzato perfettamente da un punto di vista formale. Nel 1348 vi è la frattura dovuta alla peste, e l’uomo mette in discussione i principi precedenti: Boccaccio, come letterato e artista, già nel 1349 riflette sul fatto che ci sono elementi che sfuggono al controllo delle persone stesse e che non sono nemmeno voluti da Dio (per chi è credente pensare che la peste sia volere di Dio è difficile). Boccaccio pensa dunque che non tutto ciò che accade sulla terra sia dovuta alla volontà divina, quindi la peste anche sfuggiva al volere di Dio. Da Boccaccio in poi l’uomo è considerato artefice del proprio destino: non si pensa che ogni cosa sia già decisa da dio, o che ogni elemento sia creato da dio e lì messo, ma gli uomini possono governare su alcune questioni la propria vita. Boccaccio è credente, ma non crede che dio sia presente in ogni cosa presente nella realtà: esempio è l’amore, che non è più mezzo per elevarsi a dio, che non ha scopo divino ma è qualcosa che lega gli uomini, è la forza della natura che spinge gli uomini ad amarsi e che porta alla prosecuzione della specie.
La formazione di Boccaccio e le sue esperienze, oltre che la peste, hanno contribuito al superamento della concezione medievale: la banca riferisce alla borghesia, la sua casa era borghese, e la borghesia porta l’idea dell’uomo che costruisce sé stesso (self-made man americano, concetto che risale a questo periodo). Se l’uomo parte da zero e si costruisce un successo (borghesi si affermano da soli, da soli accumulano potere e ricchezze), lo deve a se stesso e non a dio: gli aristocratici dovevano il loro potere ai possedimenti terrieri, dovuti all’imperatore, che era mandato da dio secondo il medioevo. Le eccezioni dimostrano che quando l’uomo interviene nella sua vita, possono esserci eccezioni a quello che vorrebbe fare, quindi l’uomo costruisce un mondo imperfetto perché di suo non è perfetto. L’uomo moderno è da una parte ottimista perché crede di poter agire sulla realtà, ma anche pessimista perché senza l’appoggio di un dio nell’intervento sulla realtà c’è la paura di sbagliare: se l’uomo agisce può commettere errori  Boccaccio non si ritiene portatore della volontà divina (Dante si), si ritiene un uomo e in quanto uomo è imperfetto, dunque anche la sua opera non deve essere perfetta ed ha 101 novelle anziché 100.

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