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Filocolo - Giovanni Boccaccio



Il Filocolo è un’opera che segna una grande innovazione, perché è il primo romanzo in prosa della letteratura italiana. È scritto in lingua volgare e il titolo “Filocolo” significa “fatica d’amore” (ma i realtà è una traduzione greca sbagliata fatta da Petrarca), ad indicare la travagliata storia d’amore che viene raccontata. L’opera narra la storia di una ragazza, Biancifiore. Sua madre era morta di parto nel darla alla luce, mentre suo padre era stato ucciso dai saraceni e lei era nata nello stesso giorno di un altro giovane, Florio, figlio del re di Spagna. Lei viene cresciuta a corte e i due si innamorano leggendo insieme l’”ars amandi” (ars amandi  L’arte di amare. È un’opera nella quale vengono dati consigli agli uomini su come sedurre le donne e alle donne su come farsi belle) di Ovidio (c’è qua un riferimento al Canto V dell’Inferno), ma il loro amore viene ostacolato dal padre di Florio , il re (così come nella Divina Commedia il fratello di Paolo aveva impedito il suo amore con Francesca), a causa della condizione sociale della ragazza. Florio viene allontanato, mentre Biancifiore viene ceduta come schiava ad un ammiraglio di Alessandria d’Egitto. Si parte quindi da una situazione di pericolo, poi c’è un esordio e poi numerose peripezie: Florio va subito a cercarla e affronta imprese faticose (per questo “fatica d’amore”). Deve resistere alla seduzione di due bellissime ragazze che gli si offrono e alla fine riesce ad arrivare a Napoli. Qua affronta, nella corte di Napoli, insieme ad altri ragazzi e ragazze un gioco diretto da una certa Fiammetta, nel quale vengono poste 13 questioni d’amore e vengono narrate anche delle novelle d’amore (di molto simili ne troveremo nel Decameron). Questo segna una forte anticipazione della struttura narrativa del Decameron, in cui abbiamo un gioco nel quale si raccontano delle storie. Alla fine, dopo varie avventure in cui Florio si presenta sotto il falso nome di Filocolo, riuscirà a trovarla.
La fonte è il De Amore di Andrea Cappellano. Molte espressioni di quest’opera, manuale dell’amore, erano state riprese anche da Dante nel V canto dell’Inferno (es. …amor che nullo amato amar perdona…).

Attenzione: il riferimento ad Alessandria d’Egitto non è casuale, perché in quel periodo si stavano diffondendo i romanzi greci alessandrini ellenistici, che hanno la stessa struttura narrativa che caratterizza il Filocolo (es. due amanti che devono ritrovarsi). Ce ne sono rimasti solo 5 e ne farà una parodia Petronio con la sua opera “Il Satyricon”. È un’opera latina in cui i protagonisti sono una coppia omosessuale. Essi affrontano un viaggio e tante peripezie, ma si tradiscono in continuazione, ed è quindi una continua parodia del romanzo alessandrino.
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