LE OPERE NAPOLETANE

FILOCOLO

Il romanzo fu scritto presumibilmente intorno al 1336 e fu diviso in cinque libri. Venne considerato il primo romanzo della letteratura italiana, poiché fu scritto in prosa. Era anche questo influenzato dalla letteratura cortese ed in particolare da un romanzo alessandrino. Bocaccio riprese, infatti, la base della storia di questo romanzo ampliandola e aggiungendo la sua fantasia e creatività.

TRAMA

Secondo una traduzione approssimativa del Bocaccio il titolo significava “fatica d’amore”. Trattava di una storia d’amore avventurosa, i cui due protagonisti erano Florio e Biancifiore. Dei pellegrini, tra cui un nobile importante, si recarono in pellegrinaggio al santuario di Compostela, essendo assaliti dai soldati del re Felice. Questi uccisero tutti ad eccezione della moglie del nobile, Giulia che fu condotta al palazzo del re. Giulia, che era incinta, diede alla luce una bambina di nome Biancifiore e morì. Nello stesso giorno anche la regina, moglie del re Felice, partorì un bambino di nome Florio. I due ragazzi crebbero insieme, innamorandosi follemente l’uno dell’altro. Nonostante la volontà del figlio, il re non approvò il matrimonio tra i due, ritenendo che la ragazza non fosse abbastanza altolocata da poter sposare il figlio del re. Così fece credere a Florio che la ragazza fosse morta, vendendola in realtà a dei mercanti.

Florio, non credendo a ciò, decise di cercarla assumendo il falso nome di Filocolo e recandosi a Napoli. Intanto i mercanti avevano venduto la ragazza all’ammiraglio di Alessandria. A Napoli Florio conobbe Fiammetta ed una brigata, trascorrendo del tempo con quest’ultimi e ascoltando vari racconti. In seguito giunse ad Alessandria, dove trovò Biancifiore, la ragazza che avrebbe desiderato sposare. Per poter portare Biancifiore con sé si nascose in un cesto di rose che vennero mandati a quest’ultima. I due però furono scoperti dall’ammiraglio, il quale voleva ammazzarli. Alla fine però questi scoprì che Biancifiore era proprio la nipote, permettendo così il matrimonio tra i due giovani, i quali ritornarono alla corte del re Felice, dove vi era la casa di Florio. Il re Felice benedisse i due sposi e in punto di morte lasciò il regno al figlio che divenne il nuovo re.
All’interno del romanzo confluirono le vicende autobiografiche del poeta, le digressioni di tipo geografico, letterario, storico e mitologico e compariva anche un forte realismo; il romanzo fu considerato un romanzo erudito.

TESEIDA

L’ultima opera del periodo napoletano è appunto il Teseida che aveva come modelli di riferimento l’Iliade di Omero, l’Eneide di Virgilio e la Tebaide di Stazio. Fu scritto intorno al 1339-1344 in ottave, per poi essere ripresa da grandi scrittori del 1400 e del 1500 (Ariosto, Tasso).

TRAMA

L'opera narrava la storia di Teseo che combatté contro le Amazzoni per la conquista della città di Tebe. Anche in quest’opera compariva la tematica dell’amore di due personaggi, Palemone e Arcita che, fatti prigionieri da Teseo si innamorarono della cognata Emilia ( la sorella della moglie di Teseo, regina delle Amazzoni). Palemone, fuggito dal carcere, si recò ad Atene, ma volendo conquistarsi l’amore di Emilia, ritornò a Tebe. Quando venne a sapere ciò, Arcita fuggì dal carcere, scatenando una vera e propria lotta in modo tale da conquistare il cuore della donna.
Teseo, agendo come un buon re, organizzò un duello che avrebbe permesso a uno dei due vincitori di ottenere la donna. Palemone però era protetto dalla dea Venere, per cui Arcita fu disarcionato dal cavallo e ferito gravemente. Emilia, impietosita, decise di sposare quest’ultimo nonostante non fosse il vincitore. Arcita, che però era in un punto di morte, la pregò di sposare Palemone.

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